Psicologia

Perché ho sempre mal di testa?

Come la psicologia spiega e cura l’emicrania

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<< Secondo Platone, Socrate non prescrive alcun medicamento per il mal di testa di Carmide prima che egli abbia alleviato la mente dai fastidi; il corpo e l’anima debbono essere curati assieme, come la testa e gli occhi (Robert Burton)>>

Chi non soffre di mal di testa o ha un parente che ne soffre? Quanto spesso non riusciamo a trovare una cura o un perché a questo male? E ancora, quanti medici abbiamo incontrato che ci hanno detto che non c’è niente che non va a livello organico? L’emicrania è un disturbo molto frequente che colpisce una gran fetta di popolazione, indipendentemente dall’età e dalla cultura d’appartenenza. I recenti dati ISTAT indicano che la prevalenza annuale di persone che soffrono di mal di testa nella popolazione italiana è del 29%, cioè circa 3 persone su 10.

In alcuni di questi casi, escludendo le patologie organiche, parliamo di Disturbi Psicosomatici, cioè una risposta fisica, espressa attraverso il dolore, ad uno stress, ad una forte ansia, ad una paura o, più in generale, ad una difficoltà psicologica. In questi casi, il mal di testa rappresenta un campanello d’allarme di un disagio più profondo. Non c’è da preoccuparsi, se ascoltiamo il campanello e apriamo una porta dentro di noi, magari attraverso un percorso psicologico, possiamo capire cosa c’è dietro il dolore e affrontarlo, così da ridurre o far sparire il problema. Ciò accade poiché, nell’economia emotiva che ogni individuo ha, il dolore può avere degli usi e delle funzioni che non sono immediatamente visibili.

Di seguito verranno elencati alcuni motivi o situazioni che possono innescare un’emicrania psicosomatica, ovviamente è una classificazione semplice, incompleta e arbitraria rispetto a ciò che accade nella psiche e nella vita quotidiana di tutti noi. Inoltre, persiste sempre la difficoltà di differenziare quanto gli umori e i sentimenti siano causa o effetto del mal di testa.

L’emicrania può essere una strategia di protezione in risposta ad una terribile sensazione di pericolo esistenziale, anche legata ad una malattia propria, di un caro o dopo un lutto importante. In questi casi è opportuno far emergere paure e difficoltà, in modo da ridurre il bisogno di proteggersi. Inoltre, può essere un fenomeno di “rilassamento” in persone estremamente precise, ossessive, frenetiche e che hanno difficoltà a fermarsi. Imparare a fermarsi è assolutamente possibile! Alle volte comprendiamo che è necessario solo cambiare delle abitudini.

Il mal di testa, inoltre, è un modo per scaricare tensioni e conflitti emotivi accumulati in un lungo periodo. Un caso, ad esempio, può essere quello dell’emicrania durante il ciclo mestruale: una donna esprime il suo malessere solo nei giorni del ciclo attraverso il dolore fisico, continuando la sua vita senza alcuna modifica o ricerca di aiuto. La soluzione, in questo caso, potrebbe essere in primis quella di individuare la fonte di sofferenza, magari legata ad un’insoddisfazione lavorativa, oppure ad un problema di coppia, ancora ad una difficoltà del figlio e così via. In un secondo momento comprendere come migliorare tale situazione e cosa poter fare per apportare in prima persona dei cambiamenti.

L’emicrania può essere anche un modo per circoscrivere e nascondere, in un tempo limitato, delle emozioni dolorose croniche (ad esempio: subire violenza, nascondere un tradimento, separazione dei genitori, ecc); o anche per poter esprimere qualcosa che verbalmente è impossibile dire, come nel caso di un segreto, vedi la storia di Monica.

Il mal di testa psicosomatico può essere legato anche ad un bisogno relazionale, ad esempio di dipendenza verso qualcuno, espressa attraverso la costante richiesta di soccorso. O ancora, un modo indiretto, evidente in soggetti che si sentono al tempo stesso amati e odiati, per esprimere rabbia e ostilità.

Infine, è possibile che si manifesti, in particolare nei bambini e negli adolescenti, come liberazione da obblighi scolastici o da incomprensioni e castighi. In tali circostanze, oltre che comprendere il motivo del malessere, nel caso fosse possibile cambiarlo, sarebbe auspicabile aiutare il bambino/adolescente a comprendere i propri bisogni, le proprie capacità e i propri limiti; a riconoscere le emozioni e a saperle gestire.

In tutti i casi descritti si manifesta quello che Freud descrisse come “il misterioso salto dalla mente al corpo”. La soluzione sta proprio nel risolvere il “mistero”, nel comprendere il significato che ha il mal di testa per ogni paziente, ristabilendo un equilibrio emotivo e di conseguenza un benessere fisico.

Tra la mente e il corpo esiste una costante e assoluta continuità, così come tra la psicologia e la medicina. In questi casi, come in tanti altri, non dobbiamo aver timore di rivolgerci ad uno psicologo così come non ne abbiamo nel contattare un neurologo.

“La dottoressa racconta: La storia di Monica”

“Non ce la faccio più! Non riesco a vivere così, ho continuamente mal di testa! In alcuni momenti le crisi sono talmente forti che sono bloccata a letto e vomito”. Queste sono le parole di Monica, una giovane ragazza di 27 anni che arriva nel mio studio dopo aver fatto numerose visite specialistiche. Attraverso gli incontri, Monica ha raccontato di sé, della sua vita e della sua famiglia. Ha avuto la possibilità di poter esprimere molte emozioni negative e paure mai dette, che nella sua vita erano buttate fuori attraverso il vomito. Abbiamo compreso che il mal di testa poteva aver rappresentato, fino a quel momento, un’espressione di qualcosa che non poteva esser assolutamente detta: a 14 anni, tornando a casa da scuola, aveva trovato la mamma con un altro uomo. La donna, abbracciandola, le chiese di mantenere il segreto con tutti, anche con il padre. Monica non aveva mai detto nulla a nessuno prima di farlo con me. Attraverso questo lavoro, nonché la comprensione e il cambiamento di altri aspetti poco sani per lei, Monica è riuscita ad uscire dal tunnel del mal di testa. Quando abbiamo chiuso la terapia, così come per tutto l’anno successivo (momento in cui abbiamo avuto l’ultimo contatto), le crisi emicraniche erano sporadiche.

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