Benessere

Sclerosi multipla pediatrica: quando anche l’aria che respiri conta

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La sclerosi multipla, di solito, la immaginiamo adulta. Arriva dopo, quando la vita ha già preso una direzione. E invece a volte bussa molto prima. Colpisce bambini e ragazzi, spesso in piena adolescenza, quando il corpo cambia, la testa corre veloce e il futuro è ancora tutto da scrivere. È la sclerosi multipla pediatrica, una forma rara ma reale, che costringe la ricerca a farsi una domanda scomoda: perché così presto?

Una parte della risposta potrebbe essere nell’aria che respiriamo. Letteralmente.

Dai dati del Progetto PEDIGREE, sostenuto da AISM e dalla sua Fondazione FISM, emerge un elemento nuovo e inquietante: un’elevata esposizione all’ozono nei tre anni che precedono la diagnosi è associata a un aumento del 10% del rischio di sviluppare la sclerosi multipla in età pediatrica. Non una sentenza, non un colpevole unico. Ma un fattore in più, silenzioso, che si somma ad altri.

I risultati sono stati presentati nei principali congressi scientifici internazionali, da ECTRIMS a Barcellona al Congresso Mondiale della Neurologia di Seoul, fino al congresso della Società Italiana di Neurologia a Padova. Dietro quei numeri c’è uno dei più ampi studi italiani dedicati alla sclerosi multipla pediatrica, costruito passo dopo passo coinvolgendo 29 centri specialistici in tutta Italia.

Il progetto PEDIGREE ha seguito circa 150 ragazzi con una diagnosi di sclerosi multipla insorta prima dei 18 anni, con un’età media di 14 anni. L’obiettivo è ambizioso e necessario: capire come i fattori genetici dialoghino con l’ambiente in cui si cresce. Virus, alimentazione, obesità, fumo passivo, vitamina D, flora batterica, inquinamento. Tutto entra in gioco, perché la malattia non nasce mai da una sola causa.

La parte dello studio dedicata all’aria e agli inquinanti è stata coordinata dal dottor Roberto Bergamaschi dell’IRCCS Fondazione Mondino di Pavia. Studiare la sclerosi multipla in età pediatrica, spiega, permette di osservare i fattori di rischio in un arco di tempo molto vicino all’esordio clinico della malattia. È come guardare la miccia prima che la fiamma si accenda.

In concreto, i ricercatori hanno analizzato l’esposizione a polveri sottili, ossidi di azoto e ozono in 113 bambini con sclerosi multipla e in 117 coetanei senza la malattia, provenienti da diverse aree d’Italia. I dati arrivano da sofisticati database europei basati su rilevazioni satellitari continue della qualità dell’aria, incrociate con le zone di residenza dei ragazzi. Un dettaglio cruciale: bambini e adolescenti tendono a vivere e muoversi soprattutto nello stesso territorio, rendendo l’esposizione stimata più aderente alla realtà rispetto a quella degli adulti.

L’attenzione si è concentrata sui tre anni precedenti l’esordio dei primi sintomi. Ed è qui che emerge il dato chiave: tra tutti gli inquinanti analizzati, solo l’ozono mostra una relazione significativa con l’aumento del rischio di sclerosi multipla pediatrica. Più alta l’esposizione, maggiore il rischio. Le polveri sottili e gli ossidi di azoto, invece, non mostrano associazioni statisticamente rilevanti.

Anche considerando altri fattori noti – il sesso femminile, il fumo passivo in famiglia, il tempo trascorso all’aria aperta come fattore protettivo, il livello di istruzione della madre come indicatore socio-economico – il peso dell’ozono resta. Non agisce da solo, ma lascia il segno, soprattutto nei contesti più fragili.

Il messaggio della ricerca è sottile e potente insieme. L’ozono non è la causa della sclerosi multipla pediatrica. Non basta da solo a spiegare una malattia così complessa. Ma contribuisce. E questo basta per non ignorarlo.

C’è poi un ultimo elemento che rende questi dati impossibili da archiviare. I livelli di ozono nell’aria stanno aumentando da anni, anche in Italia. Un fenomeno legato al cambiamento climatico, perché l’ozono cresce con l’aumento delle temperature. La crisi climatica, ancora una volta, incrocia la salute. E lo fa partendo dai più giovani.