In quest’ultima intervista a Maya, nomade digitale ed autrice dei blog “Sensorial running” e “Corri con Maya” sul sito www.runlikelocals.com, parliamo di come avvicinarsi alla pratica del sensorial running, che lei stessa ha ideato e sperimentato su di sé a partire dal 2013.
Maya, ci ricordi velocemente come e perché è nata la pratica del sensorial running?
Si, certo! Ho iniziato a praticare il sensorial running nel 2013 per riavvicinarmi alla corsa, mia vecchia passione da quando ero piccola.
Dopo una brutta esperienza di corsa campestre vissuta da adolescente, infatti, per diversi anni non ho più corso.
La vera spinta a riprendere me l’ha data il mio compagno che ha iniziato a correre a livello competitivo nel 2012 ed è stato letteralmente rapito dal fascino della corsa.
Tutto questo mi ha riportato alla mente quello che era successo a mio fratello quando era adolescente: aveva cominciato a correre da solo, in modo assiduo, con qualsiasi condizione meteo ed ha proseguito questa sua routine per una vita intera.
Prima mio fratello, poi il mio compagno …: dovevo assolutamente andare più a fondo e scoprire come e perché la corsa li avesse ammaliati in quel modo!
Secondo te, il sensorial running può essere intrapreso da chiunque ed a qualunque età?
Assolutamente si! Non ci sono preclusioni di sorta ad iniziare la pratica del sensorial running, anche perché è graduale, esperienziale ed ognuno può, ed anzi deve, modularla su se stesso.

Che profilo ha un potenziale sensorial runner?
A mio avviso, le caratteristiche principali di un potenziale sensorial runner sono di essere amante della natura o comunque del fare attività fisica all’aria aperta, voler gestire il tempo da dedicare a questa attività, voler iniziare un percorso di consapevolezza con il proprio corpo e con l’ambiente circostante, essere in qualche modo attratto dalla corsa ma non averla mai intrapresa come sport o averla approcciata male in passato.
Inoltre, il sensorial runner può essere anche chi, come me, ha corso a livello competitivo per diversi anni e ritiene di aver esaurito quel tipo di esperienza ma vuole continuare a correre per il piacere di farlo. Inutile a dirsi: questa tipologia di sensorial runner non deve fare nessun approccio alla pratica, ma deve solo cambiare il proprio mood e trovare nuovi stimoli e convinzioni.

Che motivazioni deve avere, secondo te, un potenziale sensorial runner?
Le motivazioni alla base dell’inizio di questa pratica devono essere abbastanza forti per affrontare e superare, soprattutto, le prime 2-3 settimane di allenamento in cui sia il fisico che la mente devono fare lo sforzo maggiore e processare questa nuova abitudine.
Di cosa si ha bisogno per cominciare a praticare il sensorial running?
L’unica cosa veramente importante è un buon paio di scarpe da running per evitare di andare incontro da subito a dolori a fasce plantari, tendini, ginocchia, ecc..
Le sollecitazioni della corsa sono di vario genere e tipo, soprattutto in chi non ha mai corso o ha corso poco in vita sua.
Quali sono gli step da seguire per avviarsi al sensorial running?
Sulla base del percorso che ho sperimentato io sulla mia pelle, ho suddiviso la pratica, essenzialmente, in quattro fasi:
- Tre uscite settimanali, a giorni alterni, di 15’ di corsa a ritmi blandi. In questo modo la muscolatura comincia a familiarizzare con questo tipo di attività, la respirazione aumenta di ritmo senza mai arrivare all’affanno e si ha modo e tempo di cogliere ogni eventuale segnale trasmesso dal corpo e di interpretarlo nel migliore dei modi;
- Incremento fino a 25’ di corsa, sempre 3 volte a settimana e sempre tenendo sotto controllo la respirazione. A questo punto, fisico e mente dovrebbero aver fatto propria la nuova consuetudine e dovrebbero già cominciare a sentirne i benefici;
- Trenta minuti di allenamento, 3 volte a settimana. Questo è già un buon punto di arrivo. In questa fase, è possibile cominciare ad attivare i sensi e ad assaporare il gusto emotivo che si prova durante e dopo ogni corsa;
- Incremento di 10’ di allenamento ad ogni fase successiva fino ad arrivare a correre 1 ora, 3 volte a settimana. In questo modo si allena gradualmente la resistenza fisica e mentale, la respirazione e la muscolatura trovano i loro ritmi fisiologici di lavoro e la dimensione sensoriale della corsa prende il sopravvento e si esprime sempre di più e meglio.
È chiaro che questo è solo uno schema di massima. Nel mio articolo di blog “Test di approccio al Sensorial running“, scendo più in dettaglio negli adattamenti vari che possono essere apportati a questo schema e nelle modifiche che ognuno può pensare di fare in base al suo stato fisico iniziale ed alle risposte che arrivano dopo le prime uscite.

Quanto tempo ci vuole per mettere in pratica il sensorial running?
Non ci sono tempi precisi da rispettare per ogni fase, ognuno conosce qual è il suo punto di partenza a livello fisico, come si evolve la pratica su di sé e gli obiettivi sostenibili da prefissarsi.
L’unico suggerimento che mi permetto di dare è far durare ogni fase almeno tre settimane perché sono necessarie a consolidare l’abitudine fisica e mentale di ogni tipologia di allenamento ed a cominciare a vedere i primi risultati in termini di benessere generale.
Una volta conclusa la pratica di avvicinamento al sensorial running, può essere sufficiente ripetere questo allenamento 3 volte a settimana come routine di mantenimento?
Il sensorial running, fatto 3 volte a settimana a giorni alterni, va senza dubbio bene.
Per dare, però, completezza a questo tipo di allenamento è opportuno abbinare degli esercizi di stretching, tutti i giorni, e degli esercizi di potenziamento muscolare da fare preferibilmente subito dopo il sensorial running.
Altra regola fondamentale da rispettare è un giorno di riposo dopo quello di allenamento perché consolida il lavoro fatto e serve per ricaricare le energie fisiche e mentali.
Hai altri consigli da dare ad un sensorial runner principiante?
Beh, le cose da dire sono tante anche se poi ognuno vivrà le proprie esperienze di persona. In primis, imparare a distinguere i fastidi random dai dolori veri e propri che possono essere il campanello di allarme di eventuali infortuni. Poi, scoprire il tipo di terreno, l’ambiente ed il momento della giornata in cui si preferisce correre. A seguire, l’importanza di pasti bilanciati e di un’opportuna idratazione. Il segreto, al momento della doccia, di alternare acqua fredda e calda per ridare subito sollievo e tonicità alla muscolatura. Inoltre, l’importanza di filmare, periodicamente, la propria postura durante la corsa per tenerla sotto controllo e correggerla. Infine, la stesura di un diario del sensorial runner in cui registrare tutti i progressi, le difficoltà superate, le sensazioni, i benefici di ogni corsa.

Che obiettivi si può porre un sensorial runner principiante?
Di nuovo, ognuno di noi è diverso ed il percorso che ogni sensorial runner sperimenterà per sé sarà unico ed imprevedibile a priori. Quello che posso dire io, per la mia esperienza personale, è che quando ho cominciato non avrei mai e poi mai pensato che sarei arrivata a correre gare a livello competitivo e, dopo 6 anni, ad esordire addirittura in una maratona.
Ritornando alla domanda, mi sento di consigliare di seguire la pratica rimanendo presenti a se stessi, in connessione, soprattutto, con il proprio corpo e poi con l’ambiente esterno. È fondamentale essere aperti alle evoluzioni fisiche, mentali ed introspettive che la pratica riserverà ad ognuno. Con questo mood, sarà senza dubbio valsa la pena averla intrapresa e vivere a pieno ogni esperienza di fronte a cui vi vorrà porre.