La salute mentale è oggi una priorità per chi ha un rapporto privilegiato con i giovani in età adolescenziale, che, come sappiamo, oggi arriva a comprendere anche chi supera la ventina d’anni.
La miniserie Adolescence uscita sulla piattaforma NETFLIX lo scorso anno ha messo in evidenza, non senza scalpore da chi non è un “addetto ai lavori”, la difficoltà dei ragazzi, sin dalla preadolescenza, a gestire stati d’animo come la frustrazione e la rabbia che ne è una diretta conseguenza, che, purtroppo, sfocia nella violenza più bieca. La serie racconta, infatti, la storia di un giovanissimo tredicenne che uccide una compagna di scuola perché lo ha schernito e reso ridicolo sui social. La famiglia, pur amorevole e unita, non solo non ne coglie il disagio, ma fa fatica a capire chi si trova adesso di fronte. Sullo sfondo un lessico nuovo che nasce e si sviluppa sulla rete dove i ragazzi hanno libero accesso e, seducenti, ne sono sedotti. Il problema è serio e urge una risposta chiara dal mondo degli adulti, esterrefatti dai casi di cronaca di questi ultimi anni, come la violenza tra i banchi e fuori che si materializza nei coltelli portati sempre con sé fino al caso recente del tredicenne che accoltella la professoressa a scuola.
Il progetto Erasmus plus, oltre ad offrire opportunità di studio e di conoscenza agli studenti di tutta Europa, organizza corsi di formazione destinati ai docenti di tutte le discipline su svariate tematiche. A Dublino, dal 13 al 18 aprile 2026 presso l’Europass Teacher Academy si è tenuto il corso su Mental Health Awareness for teachers and students a cui chi vi scrive ha partecipato insieme ad altri docenti dell’istituto Tecnico Industriale Augusto Righi di Napoli, sempre sensibile alle problematiche che toccano corde sottili come il disagio sempre crescente della platea scolastica. A questo corso hanno partecipato altri docenti della Francia e dell’Ungheria che, durante il brain-storming iniziale, hanno fatto emergere una realtà uguale anche nei loro paesi ossia la difficoltà a gestire la violenza dei giovanissimi studenti, la scarsa attenzione conseguente all’uso degli smartphone, la mancanza di un vocabolario atto a definire i loro stati d’animo, a qualsiasi tipologia essi appartengano, perfino alcuni tentativi di suicidio. Alcune tipologie di disagio si possono ascrivere agli albori di patologie mentali che, non prese e diagnosticate in tempo, possono portare a conseguenze terribili per il futuro della nostra società.
Gli adolescenti sono soli di fronte allo smartphone, immersi in una realtà virtuale nella quale si sentono accolti, alla ricerca di conferme della loro nascente identità e da cui si sentono brutalmente esclusi se non hanno un like ai loro post. I like determinano i loro stati d’animo senza saperli definire e senza che nessuno glieli abbia insegnati, soprattutto nell’ambito familiare. Senza entrare nel merito delle cause che sono a monte di questo disagio, il corso si è proposto di offrire metodologie adatte a riportare gli adolescenti al mondo della realtà.
La docente irlandese Deirdre Cronnelly, dopo aver esposto il proprio percorso personale, in brevi sessioni di un’ora e mezza ha illustrato queste tecniche nel corso della settimana.
La prima lezione è stata dedicata alla gestione dell’ansia e dello stress dei docenti seguendo l’assunto che non si può intercettare e controllare chi è sottoposto ad un forte disagio se per primi non si è capaci di gestire il proprio stress. Il primo metodo è stato imparare a controllare il proprio respiro attraverso una serie di tipologie di inspirazione ed espirazione in modo controllato e a distanza di alcuni secondi e di annotare come ci si sentiva prima e dopo l’esercitazione. Lo scopo è stato quello di avviare ai benefici della meditazione che porta a centrare l’obiettivo di stare nel tempo presente. Il secondo passo è ritornare, o imparare, a sentire attraverso i cinque sensi il mondo circostante come facente parte dell’essere cosciente. Per insegnare la consapevolezza dello stare nel presente in aula è stato proiettato il video che si trova sul sito della National Gallery di Dublino, nella sezione Art & Mindfullness: una voce guida invita lo spettatore ad entrare nel quadro di George Barret “View of Powerscourt Waterfall” ad ascoltare il suono degli uccelli sugli alberi, a sentire l’erba sotto i piedi, a sentire il profumo dei fiori. Un’esperienza immersiva che poi è stata riprodotta dal vero all’interno della Gallery il giorno seguente, dove noi “studenti” abbiamo cercato tre quadri che suscitassero in noi sad, mad, happy, cioè tristezza, follia o rabbia, felicità. In questo caso si è dato il nome a tutta una serie di stati d’animo e sentimenti che ci hanno suscitato la visione di questi quadri. Questa prova è stata sicuramente quella più coinvolgente ed illuminante perché ognuno di noi ha compreso cosa manca ai nostri studenti: la percezione del mondo reale e nominare ciò che si prova. E’rientrato in questo percorso anche la passeggiata “emozionale” a Sandycove nei dintorni di Dublino dove si è parlato di come il cibo influenzi l’umore e di come sia necessario bilanciare proteine, grassi e carboidrati insieme ad una costante idratazione nel corso della giornata per avere un buon equilibrio fisico e, quindi, mentale. Iniziare la giornata con una colazione dolce porta ad un picco glicemico e ad un rapido consumo di zuccheri che crea la necessità di ulteriori dosi zuccherine, creando sonnolenza e instabilità di umore nelle prime ore di scuola per gli studenti. Anche la tazza di caffè andrebbe accompagnata da un bicchiere d’acqua, ma questo i napoletani lo sanno bene!
In conclusione, si può gestire la violenza, la rabbia o altri sentimenti e stati d’animo solo se si conosce e si dà un nome a ciò che si prova, a ciò che si sente. Il percorso è lungo, è necessaria la collaborazione delle famiglie innanzitutto perché ormai siamo in piena emergenza e il disagio dei giovani aumenta ogni anno di più.