L'Intervista

Minori, povertà e devianza: il punto della Presidente del Tribunale per i Minorenni di Napoli

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I minori tra i 14 e i 17 anni rappresentano la fascia con la maggiore incidenza di povertà assoluta tra i residenti in Italia. Secondo l’Istat, nella popolazione giovanile cresce anche l’uso di psicofarmaci e risultano in aumento i reati commessi da minorenni.

Di questi temi abbiamo parlato con la Dott.ssa Paola Brunese, presidente del Tribunale per i Minorenni di Napoli, per comprendere se e come contrastare la normalizzazione della violenza tra i giovani e prevenire i comportamenti a rischio.

Presidente al 31 dicembre 2025, i minori e giovani adulti in carico al sistema della giustizia minorile erano 17.027, in forte aumento rispetto al 2022. Quale le motivazioni di questo aumento?

Innanzitutto bisogna considerare che il periodo pandemico non fa stato in quanto ha tenuto a casa tutti e quindi in considerazione che la maggior parte dei reati commessi dai minorenni vengono perpetrati in strada ci sono stati meno reati. Post Pandemia i ragazzi hanno risentito di questo periodo in cui sono stati isolati, non hanno vissuto relazioni interpersonali adeguate ed hanno invece vissuto un periodo di iperconnessione e questo, a mio giudizio e a giudizio un po’ di tutti, ha alterato la capacità di discernere e di comportarsi e quindi ci sono stati anche più reati.

A proposito di iperconnessione si discute di vietare i social ai minori come altri Stati stanno effettuando lei come si pone al riguardo?

Condivido perché questa iperconnessione normalizza anche la violenza che viene intesa come qualcosa di normale che va emulata.

Il sistema carcerario minorile è in grado di far fronte all’aumento di reati? Negli ultimi periodi si sono verificati episodi di ribellione da parte dei giovani negli ipm o tentativi di evasione perché?

Il carcere minorile purtroppo sconta una situazione attuale abbastanza compromessa perché ci sono molti istituti carcerari minorili in corso ristrutturazione. Nel mio distretto di competenza che è il tribunale di Napoli abbiamo Nisida con 2 padiglioni chiusi, Airola in ristrutturazione, e così anche nel resto d’Italia. Il personale non è sempre sufficiente, ma fanno molto bene, sono bravi e competenti. Per i minori il periodo di restrizione non può rappresentare solo una sofferenza, piuttosto devono usufruire di incontri con i mediatori culturali, gli psicologi, i psicoterapeuti per rientrare in società in modo corretto, ma se le risorse sono poche, ovvero se ci sono ragazzi in numero superiore a quello che il carcere può accogliere, è chiaro che non si riesce a garantire continuità e assiduità a questi incontri e gli effetti benefici sono penalizzati.

Scuola, enti, associazioni, famiglie riescono a cooperare per arginare i reati minorili? In che modo il Tribunale per i Minorenni si inserisce in queste collaborazioni?

E’ importante che si faccia rete perché da soli non si va da nessuna parte. Il carcere è l’estrema misura perché non si può pensare che la carcerazione sia la prima soluzione, bisogna sempre tentare altre strade volte alla rieducazione con un contenimento più lieve e solo ove queste misure non siano possibili, allora si deve ricorrere al carcere. Con la scuola e gli enti territoriali abbiamo in corso tantissimi protocolli, proprio per orientare i ragazzi alla scelta di un lavoro che li appaghi e che dia loro un’autonomia e che li tenga lontani dai reati commessi per motivi economici. Fondamentali tutte le iniziative legate ad attività sportive e culturali con il supporto delle associazioni di volontariato.

Da dati lstat è emersa una maggiore incidenza di minori in povertà assoluta, crescita uso psicofarmaci nella popolazione pediatrica, uso e possesso armi improprie cosa si può fare in ambito civilistico per far fronte a queste problematiche?

Il nostro primo impegno dovrebbe essere crescere minori in modo adeguato perché i minori sono gli uomini di domani: bisognerebbe investire in questo settore sempre di più anche con politiche e attività di sostegno alla genitorialita. In ambito civilistico infatti è necessario partire dalle famiglie e quindi ogni investimento a supporto delle famiglie più disagiate è fondamentale per aiutarle ad esercitare Responsabilmente la responsabilità genitoriale. Investire oggi sui minori vuol dire risparmiare su una spesa nel futuro perché non avremmo adulti che commettono reati. C’è un collegamento anche legato alla salute perché l’uso di droghe e alcol può far insorgere malattie e problemi neurologici in età adulta.

In questi giorni anche alla luce degli ultimi gravi fatti che hanno visto coinvolti minori non imputabili si torna a parlare di abbassare l’età per l’imputabilità qual è la sua posizione al riguardo?

Circa l’abbassamento della soglia dell’età imputabile, che oggi è a 14 anni, non sono favorevole in quanto presupporrebbe considerare che i tredicenni e dodicenni abbiano una capacità di intendere e di volere superiore a quella dei loro pari di ieri e seppure è vero che i ragazzi di oggi sono più svegli e quindi hanno una maggiore capacità di intendere non hanno invece una aumentata capacità di volere ovvero di autodeterminarsi in modo consapevole e di resistere agli impulsi, anzi credo sia diminuita la capacità di controllo. Certamente bisogna anche considerare che va tutelata la collettività e sono consapevole che i ragazzini oggi sono meno contenibili e prevedibili nelle loro azioni ed è per questo che si rende opportuna un’azione di contrasto e di tutela della collettività. A tal proposito sto redigendo un nuovo protocollo con la procura della Repubblica che prevede una più veloce applicazione di misure di sicurezza anche ai minori non imputabili nel caso di reati più gravi ove emerge una pericolosità degli stessi per cui anche il minore non imputabile potrà essere soggetto a misure di sicurezza. I “bambini” pericolosi, vanno contenuti, ma anche curati e quindi sarà necessario individuare gli istituti giusti che possono accoglierli per l’esecuzione delle relative misure di sicurezza che tra l’altro perdurano fino alla cessazione della pericolosità.

In base alla sua decennale esperienza e ai tanti giovani che incontra nel suo lavoro cosa la colpisce maggiormente?

Mi spiace vedere nei tanti giovani che incontro per il mio lavoro una mancanza di obiettivi e una sfiducia nel futuro, una paura del futuro che comprendo perché il contesto che ci circonda spaventa anche noi adulti, ma proprio per questo dobbiamo tutti, a partire dalla famiglia, rassicurarli e ascoltarli al fine di far emergere i propri bisogni. Tanti ragazzi se compresi escono dalla devianza.