Psicologia

La pelle parla: gli aspetti psicologici delle malattie cutanee

Una lettura psicologica delle patologie della pelle

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La pelle (l’epidermide) rappresenta l’organo con la superficie maggiore, uno delle prime cose a formarsi nell’utero materno insieme al cuore. Basti considerare che il primo senso a svilupparsi è proprio il tatto; la sensibilità tattile viene acquisita tra la settima e la nona settimana di gravidanza tramite recettori particolari situati nella membrana basale dell’epidermide e le vie nervose che da questi trasmettono l’informazione fino al midollo spinale e ai centri del cervello.

Il piacere tattile è il primo ad essere sperimentato nella vita fetale, attraverso il liquido amniotico, e nelle primissime ore di vita, tramite il contatto corporeo con il corpo della mamma e del papà.

La pelle, inoltre, rappresenta un organo di senso che percepisce stimoli multipli e di natura diversa: la temperatura (il caldo e il freddo), il dolore, la pressione, ecc. È un organo che secerne ed elimina, respira, mantiene il tono, stimola la respirazione, la digestione, la circolazione, l’escrezione e la riproduzione.

Le numerose funzioni fisiche della cute sono affiancate da aspetti e funzioni relazionali e psicologici. Pensiamo che nel linguaggio comune, la pelle assume significati diversi ed interessanti: “lasciarci la pelle”, “amici per la pelle”, “avere i nervi a fior di pelle”.

Il contatto fisico è il primo modo attraverso il quale il bebè dialoga alla nascita. Il contatto madre-bambino ha un’importanza fondamentale per lo sviluppo psichico. La vicinanza e il calore sono la prima forma di soddisfacimento dei bisogni infantili. Tramite questa relazione la pelle assumerà il ruolo di contenitore, la protezione tra ciò che è interno da ciò che è esterno. Grazie ad attenzioni e cure, come il tenere in braccio, lavare, accarezzare e coccolare, che il bebè acquisisce la percezione soggettiva della propria pelle, utile a garantire l’integrità dell’involucro psicocorporeo contro le angosce e le paure.

La pelle, quindi, rappresenta il confine della sfera individuale ma allo stesso tempo lo strumento che ci permette di entrare in contatto con il mondo esterno.

Una delle funzioni principali della pelle è quella comunicativa, parla senza l’utilizzo del linguaggio verbale. La cute può esprimere messaggi di disagio, esibizionismo, emozioni di amore e felicità, interesse ecc.

In quest’ottica, la pelle comunica anche ciò che non va, difficoltà e dolori della persona. La pelle può esprimere condizioni emotive, che l’Io non riesce ad esprimere verbalmente, attraverso pallori, rossori, desquamazioni ecc. Alcuni esempi sono l’alopecia, attraverso la caduta dei peli/capelli, l’acne, la dermatite, la psoriasi ecc.

Le malattie cutanee creano difficoltà, vergogna e imbarazzo. Per tale motivo utilizziamo dei farmaci per ridurre i sintomi e allontanare il disturbo. Ciò è assolutamente comprensibile e utile ma, allo stesso tempo, è estremamente importante “ascoltare il disturbo” per comprendere ciò che ci sta comunicando, agendo poi su quel problema più profondo.

Possiamo, ad esempio, osservare delle difficoltà relazionali, probabilmente associate ad un rapporto infantile non sano o assente; ancora, possiamo riscontrare delle carenze personali, una bassa autostima; può emergere un bisogno di cambiare, mutare (come avviene nella psoriasi con la pelle che desquama).

In quest’ottica, possiamo individuare atteggiamenti che aiutano la nostra pelle.

Un eccesso di diplomazia crea malessere poiché non ci si espone veramente, nelle relazioni sociali si utilizza il silenzio e la diplomazia. Questo implica due cose: non mostrarsi veramente per quello che si è o, anche, il sorgere di malintesi e fraintendimenti poiché non c’è spontaneità. Inoltre, la persona trattiene cose che dovrebbero essere comunicate, finendo in relazioni dove si è intrappolati in mezze verità o anche in relazioni dove non vi è una vera e propria intimità. Il non detto si accumula sulla pelle, che lo esprime “irritandosi”.

Vivere pienamente le nostre emozioni, senza paura di essere giudicati o di non piacere agli altri, porterà la pelle a non innescare nessuna reazione. Un conflitto interno, tra dire e non dire, implicherà la comunicazione di ciò attraverso la pelle.

Imparare ad accettare l’incertezza e il cambiamento. Tutti, chi più chi meno, viviamo cambiamenti più o meno profondi, situazioni in cui prendere delle decisioni, mutamenti che ci fanno acquisire cose ma perderne altre. Le situazioni e i momenti di passaggio, quindi, sono periodi in cui avvengono anche delle trasformazioni psicologiche e, nei casi in cui emergono difficoltà a lasciare le vecchie realtà, la pelle esprimerà ciò attraverso delle manifestazioni sintomatiche. Il cambiamento, quindi, può trasformarci attraverso una crescita personale quando lo viviamo con resilienza, con positività e costruttività. Al contrario, il cambiamento può deformarci attraverso malattie cutanee quando lo subiamo in forma passiva.

Possiamo dire, quindi, che nelle manifestazioni cutanee è fondamentale una presa in carico medica, con conseguenti cure farmacologiche, ma anche un intervento psicologico, che possa aiutare a comprendere ciò che la pelle ci vuole comunicare attraverso i sintomi.

La storia di Manuel

Manuel è un giovane uomo di bell’aspetto, manager d’azienda e compagno di Valentina da più di 10 anni. Arriva in terapia perché riscontra molti sbalzi di umori e difficoltà a vivere la vita a causa della forte dermatite atopica di cui soffre. In cura farmacologica da diverso tempo, ha ottenuto molti risultati ma, nei momenti di maggiore stress, i sintomi si acuiscono.

Dal suo racconto di vita emerge una storia molto dolorosa: Manuel ha perso la mamma al momento della nascita, crescendo poi con i nonni poiché il padre era spesso assente; ricorda pochi momenti con lui. Gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza non sono stati semplici, era spesso isolato e non aveva tanti amici.

Ciò è stato fonte di sofferenza per molto tempo, finché non ha conosciuto Valentina. Lei è una delle poche persone con cui ha un rapporto intimo e trasparente.

Il lavoro con Manuel si è sviluppato principalmente sull’area relazionale, dal non rapporto con la mamma (l’assenza di quel contatto originario), all’assenza di amici poi, alla difficoltà di entrare in intimità e alla preoccupazione connessa di non piacere all’altro.

Leggi l’intervista al Prof. Argenziano sulle dermatiti.

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