Per la legislazione italiana è il “prodotto della mungitura regolare, completa e ininterrotta della mammella di animali in buono stato di salute e nutrizione”, per molti rappresenta un comfort food insostituibile, ricordo delle merende di infanzia e compagno fedele delle colazioni mattutine. Per tanti altri, però, il latte rappresenta anche una causa di disagio, per le difficoltà digestive che può comportare e per i disturbi gastro-intestinali.
Questa bevanda, che per ricchezza possiamo più correttamente considerare un alimento, è una sospensione che offre in buone proporzioni i macronutrienti principali. Prendendo ad esempio 100 grammi di latte intero vaccino, troviamo:
- 3,3 grammi di proteine,
- 3,6 grammi di lipidi,
- 4,9 grammi di carboidrati presenti come zuccheri
Il lattosio rappresenta lo zucchero principale e può creare disturbi intestinali quando manca l’enzima lattasi, indispensabile per digerirlo. Anche micronutrienti, come il Calcio ed il Potassio sono presenti in quantità apprezzabili.
Tuttavia, molte persone si trovano a dover rinunciare a questo alimento ed alla sua ricchezza di nutrienti, a causa di effetti spiacevoli a livello gastrointestinale, come gonfiore, dolori, alterazione del transito intestinale.
A livello nutrizionale, vengono proposte diverse soluzioni, come la sostituzione in toto con bevande a base vegetale o l’utilizzo di latte delattosati.
Negli ultimi anni, invece, l’attenzione si è concentrata sulle caseine e i diversi sottotipi. Le caseine sono proteine, e costituiscono circa l’80% delle proteine del latte. Sono caratterizzate da una struttura particolare, una aggregazione a forma di globulo che può essere una causa della difficoltà a digerire il latte.
In particolare, le caseine considerate potenzialmente problematiche sono le beta-caseine, di cui conosciamo bene i sottotipi A1 e A2. La variante A1, secondo vari studi, potrebbe essere responsabile del disagio gastrointestinale riferito da molte persone dopo l’assunzione di latte. In particolare esiste un derivato della betacaseina A1 che prende il nome di beta-casomorfina-7.
Questa molecola, secondo diverse ricerche, causa diversi disturbi gastrointestinali, tra cui il rallentamento della funzione digestiva, il gonfiore e un generale stato di infiammazione intestinale.
Secondo alcuni autori, la somiglianza della beta-casomorfina-7 con alcuni oppioidi potrebbe anche avere un impatto su alcuni sintomi neurologici, anche se queste sono supposizioni non ancora confermate da necessari studi.
In generale, comunque, i risultati degli studi svolti recentemente, dimostrano un minor ruolo irritante ed infiammatorio del sottotipo A2 e un migliore impatto sulla digestione, facendo pensare che consumare questo tipo di latte possa davvero portare beneficio ai disturbi gastrointestinali.
Il consumatore che vuole sfruttare questa possibilità, può orientarsi verso latte di specie non bovine, coma ad esempio il latte di capra, dove è presente in misura maggiore la beta-caseina A2, o rivolgersi al mercato di latte bovino A2, ottenuto scegliendo vacche che hanno una naturale predisposizione genetica a produrre beta-caseina A2.
Perché privarsi di un alimento così nutriente? Cerchiamo alternative che consentono di consumare una profumata tazza di latte senza fastidiosi effetti collaterali.
Valeria Melloni, Biologa Nutrizionista.
Laureata (110 e Lode) in Scienze della Nutrizione Umana ed in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche. Libera Professionista e Cento (FE) e Bologna, con particolare interesse all’associazione tra Nutrizione e Patologie. Sono Tutor Accademica e Formatrice HACCP.