Benessere

Sclerosi multipla, il 2025 come anno di svolta

Come cambia il modo di studiare e curare la malattia

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Il 2025 può essere letto come un anno di bilancio per la ricerca sulla sclerosi multipla. Non un punto di arrivo, ma un momento in cui fermarsi a osservare ciò che è stato costruito, pezzo dopo pezzo, e riconoscere che oggi il quadro è profondamente diverso rispetto anche a pochi anni fa. Parlare di prevenzione ormai è possibile; non come esercizio teorico ma come risultato di una lunga stagione di studi che ha reso la sclerosi multipla una delle malattie neurologiche più indagate al mondo. Una malattia di cui oggi sappiamo molto di più, perché tanti frammenti di conoscenza sono stati raccolti, messi in relazione, resi finalmente leggibili.

Durante il Congresso scientifico annuale 2025 di FISM, primo ente di ricerca in Italia sulla sclerosi multipla e tra i primi a livello internazionale, questo passaggio è emerso con chiarezza. Non come una semplice vetrina di risultati, ma come la fotografia di un cambiamento di metodo. Un cambio di passo che riguarda il modo stesso di fare ricerca, di interpretare i dati, di immaginare la diagnosi e la cura. A sottolinearlo è stato il suo presidente Mario Alberto Battaglia, chiudendo i lavori del Congresso con parole che sintetizzano bene il senso dell’anno appena trascorso: lo sforzo portato avanti negli ultimi anni sta cambiando lo scenario della conoscenza e della cura della sclerosi multipla e sta producendo benefici concreti nella vita delle persone.

Se il 2025 viene letto come un bilancio, emerge con forza un elemento nuovo e decisivo: la possibilità di ripensare la diagnosi. Non una diagnosi semplicemente più rapida, ma una diagnosi diversa, anticipata, capace di intercettare la malattia prima ancora che si manifesti clinicamente. È quella che Battaglia definisce una “diagnosi prima della diagnosi”: riconoscere i segnali biologici della sclerosi multipla quando la malattia è già in azione, ma ancora invisibile. I nuovi criteri diagnostici e le ricerche più recenti indicano che questo approccio non è più un’ipotesi lontana, ma una prospettiva concreta che apre scenari completamente nuovi per la prevenzione primaria.

Questo non significa che le modalità di lavoro tradizionali siano superate. Al contrario, il 2025 racconta una ricerca che continua a muoversi su più livelli: dallo studio delle cause e dei fattori di rischio alla diagnosi, dal monitoraggio dell’andamento di malattia alla neuroriabilitazione, fino allo sviluppo di nuove molecole per trattamenti futuri. La novità sta nel modo in cui tutto questo viene tenuto insieme. Il filo rosso che attraversa i progetti presentati al Congresso è una scienza sempre più guidata dai dati, capace di integrare informazioni diverse e di restituire una visione più completa e realistica della complessità della sclerosi multipla.

Come ha spiegato Paola Zaratin, direttore della Ricerca Scientifica FISM, la regia del Congresso 2025 è partita dalla necessità di ridisegnare la prevenzione. Oggi la ricerca dispone di una quantità enorme di dati, spesso frammentati, che solo se messi in relazione permettono di cogliere aspetti della malattia prima invisibili. Da qui nasce un approccio nuovo, in cui la tecnologia diventa uno strumento decisivo, ma non autosufficiente.

Il 2025 segna infatti l’affermazione di un modello di ricerca fondato su un’intelligenza ibrida, in cui intelligenza artificiale e intelligenza umana lavorano insieme. L’intelligenza artificiale consente di analizzare grandi moli di dati, di individuare biomarcatori sempre più precisi, di riconoscere segnali biologici minimi che anticipano l’evoluzione della malattia. L’intelligenza umana resta centrale nell’interpretazione, nel dare senso a quei dati, nel collegarli all’esperienza clinica e alla vita reale delle persone. Ma c’è un ulteriore passaggio che il 2025 rende ormai evidente: la ricerca non è più qualcosa che le persone con sclerosi multipla “accolgono” dall’esterno. È qualcosa che costruiscono insieme.

Il ruolo delle persone con sclerosi multipla nella ricerca è diventato strutturale e carico di responsabilità. Non sono più soltanto destinatarie dei risultati, ma soggetti attivi che orientano le domande di ricerca, contribuiscono all’interpretazione dei dati, aiutano a definire ciò che davvero conta nella vita quotidiana. Il cosiddetto “dato riportato dalla persona” entra nei percorsi di ricerca come elemento essenziale, capace di rendere più aderenti alla realtà i risultati della ricerca di base e clinica. È una nuova generazione di ricerca, e insieme una nuova generazione di ricercatori, in cui l’esperienza vissuta diventa competenza.

In questo scenario si inserisce anche un impegno sempre più forte verso lo studio della neuroriabilitazione, riconosciuta da tempo come parte integrante della cura della sclerosi multipla. La FISM ha avviato e sta consolidando un importante investimento nella ricerca riabilitativa, attraverso l’attivazione di NEUROBRITE, uno dei più grandi centri di ricerca dedicati alla neuroriabilitazione. Un passo che rafforza ulteriormente l’idea di una ricerca che non si limita a studiare la malattia, ma accompagna le persone nel tempo, valorizzando il recupero delle funzioni, l’autonomia e la qualità della vita. Anche in questo ambito, il lavoro scientifico può esistere solo grazie a una collaborazione diretta e continua con le persone con sclerosi multipla, protagoniste attive dei percorsi di studio. Un approccio che l’Associazione Italiana Sclerosi Multipla sostiene da anni e che oggi trova conferma sempre più solida nella evidenza scientifica: la riabilitazione non è un supporto accessorio, ma una vera forma di cura.

In questo cambiamento, il ruolo di Associazione Italiana Sclerosi Multipla e della sua Fondazione è stato ed è centrale. Hanno lavorato negli anni per costruire un modello di ricerca partecipata, in cui le persone con sclerosi multipla sono coinvolte in modo consapevole e responsabile, non solo come testimoni della malattia, ma come co-costruttori del percorso scientifico. Un modello che ha contribuito in modo decisivo a orientare la ricerca verso obiettivi concreti, rilevanti, capaci di incidere davvero sulla qualità della vita.

Guardando ai progetti sostenuti e guidati da FISM e presentati nel corso dell’anno, il bilancio del 2025 restituisce l’immagine di una ricerca tenace. Molti studi sono stati portati a termine nonostante le difficoltà ereditate dal periodo pandemico, comprese le complessità legate ai fattori confondenti introdotti dal COVID e dalle vaccinazioni. È un dato che va oltre il valore scientifico dei singoli risultati e racconta una determinazione che ha un significato profondo anche per le persone con sclerosi multipla, perché dimostra che la ricerca non si è fermata.

Accanto a ricercatori di riconosciuto valore internazionale, il 2025 ha visto protagonisti anche molti giovani studiosi, sostenuti da una visione che guarda al futuro. I risultati presentati indicano una direzione chiara: caratterizzare sempre più precocemente l’insorgenza biologica della malattia, comprenderne i diversi stadi, prevenirne la progressione, gestirne i sintomi e lavorare sul ripristino delle funzioni compromesse, per garantire la migliore qualità di vita possibile.

Un bilancio onesto deve riconoscere anche i limiti. La ricerca non promette scorciatoie e non può illudere. Ma il 2025 consente di affermare con chiarezza che i dati raccolti sono incoraggianti e che gli strumenti oggi disponibili permettono di parlare di prevenzione in modo concreto e responsabile. Una prevenzione che ha un valore scientifico e sociale, ma anche economico: investire nella scienza guidata dai dati e nella salute del cervello significa costruire un futuro più sostenibile.

Il 2025, in questo senso, non chiude un capitolo. Semmai ne apre uno nuovo. In cui la ricerca sulla sclerosi multipla e sulle malattie “sorelle”, diventa più precoce, più condivisa e più vicina alla vita reale delle persone.