Pediatria

Neonata morta nel lettone: l’allarme sui consigli errati degli esperti

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Dopo il dramma della bimba di 10 mesi al Policlinico Gemelli, emerge la pericolosa realtà della disinformazione sanitaria: molti professionisti continuano a consigliare il Bed sharing ignorando le linee guida dell’OMS

La morte di una neonata di soli 10 mesi per schiacciamento nel letto dei genitori a Roma impone di rompere il silenzio su una questione di salute pubblica: l’importanza vitale delle pratiche di sonno sicuro (Safe Sleep). Questo dramma inaccettabile evidenzia un problema sistemico: nonostante le cause di decesso tra neonati e lattanti possano variare tra SIDS (sindrome della morte in culla, o sudden infant death syndrome), cadute, soffocamento o schiacciamento accidentale, il fattore di rischio principale rimane la condivisione del letto, una pratica troppo spesso promossa da diversi operatori in contrasto con le evidenze scientifiche.

A fare chiarezza sulla gravità del fenomeno è Claudia Denti, dottoressa in Scienze dell’Educazione ed esperta di sonno infantile del portale Genitore Informato, le cui analisi spiegano come il letto degli adulti si possa trasformare in una trappola meccanica. “Si tratta di una tragedia che colpisce solo in Italia circa 300 famiglie ogni anno”, dichiara l’esperta, denunciando come la disinformazione alimentata da messaggi contraddittori esponga i genitori a rischi fatali. La dottoressa Denti sottolinea che il pericolo è strutturale: “Il materasso dei genitori è troppo morbido per un bambino piccolo”, ammonisce, spiegando che la conformazione del letto matrimoniale, unita al peso dell’adulto, crea avvallamenti in cui il neonato può scivolare senza riuscire a liberarsi.

L’esperta di Genitore Informato entra nel merito del rischio meccanico di schiacciamento e dell’asfissia posizionale. “Un neonato o un lattante non hanno il tono muscolare per liberarsi se il loro viso finisce contro il corpo di un genitore o un cuscino morbido”, spiega la Denti, sottolineando che anche l’eccesso di calore corporeo derivante dal contatto stretto e dalle coperte pesanti degli adulti può inibire i centri del respiro del piccolo. “L’adulto nel sonno può comprimere involontariamente il torace o ostruire le vie respiratorie del bambino senza accorgersene”. Questo rischio aumenta drasticamente con la stanchezza profonda: “Basta un sonno più pesante del solito perché il genitore non percepisca più il corpo del piccolo accanto a sé”.

Le indicazioni dell’OMS sono perentorie: i bambini dovrebbero dormire nella stessa stanza dei genitori (room-sharing), ma rigorosamente su una superficie separata e rigida, in posizione supina e senza alcun oggetto (peluche, paracolpi, cuscini) che possa causare intrappolamento del viso.

Il vero nodo della questione resta però il fallimento del sistema di supporto alle famiglie. Molti professionisti del settore continuano a consigliare il Bed-sharing, o condivisione del letto con il neonato,  nel primo anno di vita, romanticizzando la pratica e omettendo i pericoli legati a superfici inadatte. I genitori finiscono per fidarsi di queste indicazioni fuorvianti. La dottoressa Denti ribadisce che anche addormentarsi su divani o poltrone è estremamente pericoloso: “In questi spazi ristretti le probabilità che il neonato rimanga schiacciato contro i braccioli o scivoli tra i cuscini aumentano drasticamente”.

È necessario un impegno delle istituzioni per fermare la disinformazione alla radice e garantire che nessun genitore venga più tradito da consigli errati. Solo una comunicazione trasparente sui rischi spiegati dalla dottoressa Denti e una formazione rigorosa del personale sanitario potranno evitare che simili tragedie tornino a colpire le famiglie italiane.