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	<title>alberto lanfernini, Autore presso Salute è</title>
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	<description>Sorridi al tuo benessere</description>
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		<title>Lo sguardo non mente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[alberto lanfernini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 10:51:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Oculistica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli occhi non servono solo a vedere: rappresentano una vera finestra sullo stato di salute dell’intero organismo. Dall’invecchiamento biologico alle malattie sistemiche, lo sguardo può offrire segnali preziosi su infiammazione, microcircolo e benessere generale. Un approfondimento sul legame tra salute oculare e longevità.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading has-text-color has-link-color wp-elements-247c6e38494deeab5bdf1b6c7f16504e" style="color:#3c89bd"><strong>Far durare la vista: come lo stile di vita parla ai nostri occhi</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo abituati a pensare che uno stile di vita sano serva al cuore, alla bilancia, al massimo al cervello. Raramente ci si ferma a chiedersi che cosa significhi, nel concreto, per gli occhi. Eppure anche loro hanno una biografia: le scelte quotidiane lasciano segni nei tessuti oculari. Conservare una buona vista negli anni dipende meno di quanto si creda dalla fortuna o dai “geni buoni”. Una parte crescente della letteratura suggerisce che, in larga misura, si tratti del risultato silenzioso di come si è dormito, mangiato, respirato e trattato il corpo lungo la vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una visita oculistica non riguarda mai solo numeri e lenti da prescrivere. <strong>Guardare gli occhi significa anche osservare come stanno corpo e terreno biologico: lo stesso terreno in cui vivono il cuore, i vasi, il cervello e che risente del peso degli anni, delle malattie croniche, dello stile di vita.</strong> Così, nel corso di una carriera, non è raro incontrare settantenni con un fondo oculare sorprendentemente ben conservato e, al contrario, giovani adulti con retine e cristallini con qualche segno di invecchiamento, provocato da abitudini e condizioni che rendono il loro organismo più fragile del previsto.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-color has-link-color wp-elements-197a3a76386c11eb180089ebed17acaa" style="color:#3c89bd"><strong>Gli occhi non dimenticano</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Dunque gli occhi, purtroppo o per fortuna, sono brutalmente sinceri, e non dimenticano nulla. Potremmo dire che si spostano da specchio dell’anima a specchio del corpo. Un volto può essere ripulito dalla stanchezza con un bel vestito o una conversazione brillante, ma lo sguardo non sa mentire. Vive immerso nello stesso sangue che nutre cuore e cervello, ne subisce gli stessi piccoli insulti quotidiani: quell’infiammazione cronica di basso grado che logora piano i tessuti, le glicemie che salgono e scendono a scatti, la pressione “un po’ alta ma non troppo”, il cortisolo che non si spegne mai. Se per anni il corpo è costretto a muoversi fra picchi glicemici, pressione borderline, stress costante e troppa sedentarietà, la retina se ne accorge, essendo piuttosto permalosa. Magari non si ammala all’istante, ma comincia a fare una fatica enorme per funzionare: un po’ come un quartiere costretto a tenere tutte le luci accese per lavorare mentre il resto della città ha già abbassato le saracinesche da tempo. Anche strutture più profonde e protette, come il cristallino, registrano nel tempo questi climi interni: calore corporeo, luce e anni che passano ne modificano lentamente le proteine, riducendone l’elasticità e favorendo la comparsa di presbiopia e cataratta. Oggi alcune tecniche di imaging permettono persino di stimare una sorta di “età biologica” del nucleo del cristallino (con tecniche ancora in fase di validazione), che in certe persone risulta più avanti degli anni scritti sulla carta d’identità, segno di un invecchiamento accelerato dei tessuti.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-color has-link-color wp-elements-325235901ebfbec799f4845cfbadd098" style="color:#3c89bd"><strong>Una frontiera sempre aperta</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">C’è un altro dettaglio dell’anatomia umana a cui si pensa poco:<strong> l’occhio è, in pratica, l’unica mucosa esposta che non si può davvero chiudere senza interrompere, anche solo per un momento, il contatto con il mondo.</strong> La bocca si può serrare, la pelle si copre con i vestiti, naso e gola si proteggono con sciarpe o mascherine quando serve. La superficie oculare, no. Resta lì, spalancata, a farsi carico ogni giorno delle conseguenze dell’ambiente in cui si vive.  Prende il sole a picco, fissa le luci artificiali fino a tardi. Sopporta l’aria condizionata che ghiaccia gli uffici ad agosto e i termosifoni roventi in inverno. Lo smog, il vento, la polvere, gli schermi luminosi tenuti troppo vicino al volto… passa tutto da lì. Oggi sappiamo che perfino le particelle di inquinanti presenti nel particolato fine, possono depositarsi sulla superficie dell’occhio, secondo studi recenti, e contribuire a destabilizzare il film lacrimale e a irritare la congiuntiva. Se nel frattempo si beve a fatica qualche bicchiere d’acqua, si dorme poco perché “l’ansia e i problemi della vita”, si respira corto e ingobbiti davanti a computer e telefonini, quella frontiera prima o poi cede: comincia letteralmente a screpolarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I sintomi, anche quando è difficile descriverli, tendono a somigliarsi: un bruciore che va e viene, occhi che lacrimano quando non dovrebbero, la sensazione fastidiosa di avere sabbia sotto le palpebre. A volte anche la luce del sole, all’improvviso, diventa aggressiva, oppure emerge solo una vaga stanchezza visiva, l’impressione che “qualcosa non vada” nella percezione, un’impressione indistinta, difficile da mettere in parole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Molte persone arrivano alla visita rassegnate, convinte di avere semplicemente “gli occhi delicati”. Quando gli esami confermano che non c’è nulla di grave, nessuna patologia da operare d’urgenza, il sollievo è naturale e legittimo. Questo, però, non significa che quei fastidi siano “tutta fantasia” o che vadano minimizzati. Continuare a convivere con bruciore, lacrimazione o stanchezza visiva senza chiedersi da dove nascano è come abituarsi a un rumore di fondo: ci si fa l’orecchio, ma il problema che lo genera resta lì.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-color has-link-color wp-elements-301ce1da36dc0de56c5eb3765c2c6e9f" style="color:#3c89bd"><strong>Il corpo non conta anni, conta “climi interni”</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando in medicina cerchiamo di spiegare l’impatto dello stile di vita, viene quasi naturale dividere tutto a scompartimenti stagni. Il sonno da una parte, l’alimentazione dall’altra; e poi l’attività fisica, le sigarette, lo stress. Certo, è un approccio necessario, mette ordine e rassicura. Ma il corpo umano sfugge a queste catalogazioni: non vive per “caselle”, ma dentro stagioni interne. C’è infatti un clima interno dell’organismo, anzi ce ne sono vari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno è quello dell’infiammazione silente: non farà venire la febbre esplosiva, eppure basta un colpo di vento per ritrovarsi con le congiuntive rosse. Rende la superficie dell’occhio ipersensibile, quasi permalosa, amplificando ogni minimo fastidio. Un altro è quello dell’affanno: da lì nasce quella tipica sensazione di essere esausti, quando capita di vedere appannato con un “velo davanti”. In quel momento i tessuti nervosi stanno semplicemente faticando a recuperare, perché ossigeno e nutrienti non vengono gestiti con la stessa finezza di un tempo. E poi c’è il clima della tensione cronica: gli occhi tradiscono settimane di notti frammentate e di ansie quotidiane.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-color has-link-color wp-elements-2fd2d1e9397e79997028b8a2ff21ceec" style="color:#3c89bd"><strong>Cambiare il clima</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Se ci rendiamo conto che il nostro sguardo è immerso in questi climi interni, allora i discorsi su sonno, movimento e dieta smettono di suonare come la solita lista di raccomandazioni generiche. Diventano, a tutti gli effetti, le manopole con cui decidiamo &#8220;che tempo farà&#8221; nel nostro organismo. E, di riflesso, quanto a lungo i nostri occhi riusciranno a restare in sintonia con il resto del corpo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per spiegare questo meccanismo, i ricercatori usano una parola che spesso mette soggezione: epigenetica. Dietro a questo termine tecnico, in realtà, si nasconde un’idea quasi intuitiva: le nostre cellule non invecchiano solo perché il calendario va avanti, ma perché, con il tempo, cambiano modo di leggere le istruzioni scritte nel DNA. Il &#8220;libro&#8221; genetico resta lo stesso, ma cambiano gli accenti, la punteggiatura, le note a margine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un periodo di forte stress prolungato, l’abitudine a mangiare male per anni, o le notti in bianco accumulate finiscono per scarabocchiare quello spartito. Alcuni passaggi cruciali diventano meno leggibili, altri vengono aperti troppo spesso, altri ancora scivolano nell’oblio. Il risultato è che, a parità di età anagrafica, i tessuti iniziano a comportarsi da anziani in alcuni organismi e da coetanei in altri. La biografia scritta sul corpo potrebbe non coincidere più con quella scritta sulla carta d’identità. E in questo scenario, la retina è un punto di osservazione privilegiato. In fondo, è un frammento di sistema nervoso che, nel corso dell’evoluzione, si è letteralmente &#8220;affacciato&#8221; per catturare la luce. Per farci vedere, brucia energia in continuazione. Per nutrirsi, si affida a una rete di capillari talmente fini da risentire di ogni minima variazione della pressione sanguigna o dell’ossigenazione. È fisiologico, quindi, che i danni di uno stile di vita disordinato si possano manifestare qui molto prima che altrove. I tessuti che consumano di più sono i primi ad andare in sofferenza se i rifornimenti singhiozzano.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-color has-link-color wp-elements-64cafc8bae78ee59575087c4b5576336" style="color:#3c89bd"><strong>Il fascino e i limiti della ricerca</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">A questo proposito, c’è un filone di ricerca molto discusso legato ai cosiddetti &#8220;fattori di Yamanaka&#8221;. Sono scoperte affascinanti che ci dimostrano come il tempo biologico, almeno in linea teorica, non sia per forza una strada a senso unico. Lavorando in laboratorio su specifici interruttori cellulari, si è capito che alcune cellule adulte possono recuperare caratteristiche più giovani. E persino alcune cellule retiniche, nei modelli sperimentali, sembrano rispondere positivamente a questi stimoli, recuperando in parte funzioni che si credevano perse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una prospettiva straordinaria, che purtroppo fa subito gola ai siti “acchiappa-click”. Ecco, qui dobbiamo fermarci ed essere estremamente chiari, per onestà intellettuale e per rispetto verso i pazienti. Oggi tutto questo appartiene strettamente alla ricerca, ai modelli animali e alle pubblicazioni specializzate. Nessuno può entrare in un ambulatorio oculistico per sottoporsi a una &#8220;riprogrammazione epigenetica&#8221;, e non ci sono farmaci approvati che applichino questi concetti alla pratica clinica di tutti i giorni. Far credere il contrario, o alimentare false speranze per attirare pazienti, sarebbe scorretto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, dalla ricerca sperimentale possiamo comunque trarre una lezione preziosissima per la nostra quotidianità. Se è vero che le cellule dimostrano questa incredibile plasticità, significa che l’orologio interno risponde agli stimoli che gli forniamo. Lo stile di vita cessa di essere un banale sfondo, e diventa un co-autore della nostra salute visiva. Le scelte su come dormiamo, cosa mettiamo nel piatto, quanto ci muoviamo o come gestiamo l’ansia non sono solo &#8220;raccomandazioni di buon senso&#8221;: sono veri e propri interventi molecolari. Più lenti di un farmaco, certo, ma capaci di incidere nel profondo sul modo in cui quel famoso libro interno viene letto, giorno dopo giorno.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-color has-link-color wp-elements-3192b03dbfeacbc9a45506a4f2039e75" style="color:#3c89bd"><strong>Le scelte quotidiane come stile di scrittura</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">In fondo, la vera questione da porsi è una sola: che tipo di storia stiamo scrivendo sulle nostre cellule? Prendiamo il sonno. Non è semplicemente &#8220;spegnere il cervello&#8221; per qualche ora: è il turno di lavoro dei sistemi di riparazione. Se dormiamo poco o male, è come interrompere continuamente gli operai mentre cercano di rimettere a posto il cantiere dei nostri tessuti; una casa con poca manutenzione invecchia prima. E il cibo? Smettiamola di parlarne solo in termini di calorie o colesterolo. Quello che mangiamo è un vero e proprio linguaggio, una pioggia di molecole che dice al corpo se dobbiamo stare in trincea, pronti a &#8220;spegnere incendi&#8221; infiammatori, oppure se possiamo dedicarci alla manutenzione ordinaria. Una dieta costantemente disordinata costringe il microcircolo a farsi strada in un terreno accidentato, e i capillari della retina, così sottili e fragili, sono spesso i primi a cedere. Lo stesso vale per il movimento. Fare le scale o tenersi attivi non serve solo alla linea: serve a convincere il sangue a scorrere come un torrente, anziché ristagnare come in una pozzanghera. Se stiamo sempre fermi, il circolo rallenta e le zone che consumano più ossigeno – come la vista – vanno subito in riserva. Per non parlare dello stress e del fumo. Ogni sigaretta è una tassa in tossine che imponiamo ai vasi sanguigni, è uno stress che alza i livelli di ormoni i quali, goccia dopo goccia, logorano, predisponendo, fra l’altro, a cataratta e degenerazione maculare. Gli occhi sono lì, in prima fila, a incassare il colpo. E le tasse son già troppo alte, vogliamo metterne un’altra noi a noi stessi?</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-color has-link-color wp-elements-40ea4dc777b427493c25eb4b94995e58" style="color:#3c89bd"><strong>Il ruolo del medico: non predicare, ma tradurre il sistema</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">A volte, quando questi temi entrano in ambulatorio, il rischio è che suonino come una predica. Il mestiere del medico, però, non è salire in cattedra: è proporre un patto reale con chi ha di fronte, parlando sì da medico a paziente, ma anche, inevitabilmente, da uomo a uomo. In quest’ottica, una visione sistemica dell’oculistica non è una moda né un’etichetta, ma un promemoria: l’occhio non vive da solo, vive dentro una persona intera, con il suo metabolismo, le sue abitudini e la sua storia. Spaventare con frasi del tipo “se non mangia bene e non dorme otto ore perderà la vista” non serve a nulla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il messaggio utile è un altro: dare agli occhi la possibilità di non invecchiare prima del resto del corpo. Vista così, la visita oculistica cambia colore. Non è solo controllare dei “numeri” o la retina, ma osservare da vicino tessuti delicatissimi – cornea, congiuntiva, cristallino, retina – che raccontano come stiamo davvero, a volte prima di altri organi. Guardare dentro l’occhio significa affacciarsi su una finestra trasparente che, senza bisturi e senza prelievi, mostra i segni del tempo, delle abitudini e delle malattie che accompagnano quella persona. Se a questa esplorazione uniamo un paio di riflessioni oneste su come si dorme, cosa si mangia o quanto ci si muove, allora lo sguardo smette di essere un semplice &#8220;organo da correggere&#8221; ma uno specchio della salute globale dentro un sistema complesso che ha multiple interazioni e influenze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Proteggere la vista negli anni non significa inseguire l’eterna giovinezza o rifiutare il tempo che passa. Significa far sì che l’età dei nostri occhi sia sincronizzata con quella del nostro corpo, evitando quegli invecchiamenti precoci che ci rubano libertà prima del tempo. Perché alla fine, il successo di una buona prevenzione non si misura solo in quanti decimi riusciamo a leggere, ma si misura anche nel &#8220;non sentire&#8221; gli occhi. Quando la vista sta davvero bene, semplicemente non ci facciamo caso. I nostri occhi non pretendono una vita impeccabile, ma chiedono di non essere trattati come un optional o come una nota a margine. Se iniziamo a prenderci cura di loro attraverso le nostre scelte quotidiane, far durare la vista smette di essere solo una speranza affidata al caso o alla genetica e diventa una possibilità concreta. Il resto del percorso – dalle lenti giuste agli stili di vita, fino alle nuove frontiere della ricerca – è fatto di passi piccoli, ma su questo vale la pena continuare a camminare.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-color has-link-color wp-elements-73f07db86c3071e4d2ad3597b3ce3841" style="color:#3c89bd">Bibliografia</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li>Almidani L, Miller R, Varadaraj V, Mihailovic A, Swenor BK, Ramulu PY. Vision Impairment and Psychosocial Function in US Adults. JAMA Ophthalmol. 2024;142(4):283–291. doi:10.1001/jamaophthalmol.2023.6943.</li>



<li>Zhu Z, Shi D, Guankai P, et al. Retinal age gap as a predictive biomarker for mortality risk. Br J Ophthalmol. 2023;107:547–554.</li>



<li>Campello L, Singh N, Advani J, Mondal AK, Corso-Díaz X, Swaroop A. Aging of the Retina: Molecular and Metabolic Turbulences and Potential Interventions. Annu Rev Vis Sci. 2021;7:633–664. doi:10.1146/annurev-vision-100419-114940.</li>



<li>Wieërs MLAJ, Beynon-Cobb B, Visser WJ, Attaye I. Dietary acid load in health and disease. Pflugers Arch. 2024;476(4):427–443. doi:10.1007/s00424-024-02910-7.</li>



<li>Ochoa Hernández ME, Lewis-Luján LM, Burboa Zazueta MG, et al. Role of Oxidative Stress and Inflammation in Age Related Macular Degeneration: Insights into the Retinal Pigment Epithelium (RPE). Int J Mol Sci. 2025;26(8):3463. doi:10.3390/ijms26083463.</li>



<li>Mondal AK, Gaur M, Advani J, Swaroop A. Epigenome-metabolism nexus in the retina: implications for aging and disease. Trends Genet. 2024;40(8):718–729. doi:10.1016/j.tig.2024.04.012.</li>



<li>Takahashi K, Yamanaka S. Induction of pluripotent stem cells from mouse embryonic and adult fibroblast cultures by defined factors. Cell. 2006;126(4):663–676. doi:10.1016/j.cell.2006.07.024.</li>



<li>Lu Y, Brommer B, Tian X, et al. Reprogramming to recover youthful epigenetic information and restore vision. Nature. 2020;588(7836):124–129. doi:10.1038/s41586-020-2975-4.</li>



<li>Sharma KK, Santhoshkumar P. Lens aging: effects of crystallins. Biochim Biophys Acta. 2009 Oct;1790(10):1095-108. doi: 10.1016/j.bbagen.2009.05.008. Epub 2009 May 20. PMID: 19463898; PMCID: PMC2743770.</li>



<li>Guo M, Higashita R, Lin C, Hu L, Chen W, Li F, Lai GWK, Nguyen A, Sakata R, Okamoto K, Tang B, Xu Y, Fu H, Gao F, Aihara M, Zhang X, Yuan J, Lin S, Leung CK, Liu J. Crystalline lens nuclear age prediction as a new biomarker of nucleus degeneration. Br J Ophthalmol. 2024 Mar 20;108(4):513-521. doi: 10.1136/bjo-2023-323176. PMID: 37495263.</li>
</ul>
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		<title>L&#8217;Occhio non è un&#8217;Isola: un&#8217;ipotesi di lavoro per un&#8217;Oculistica Sistemica orientata alla Longevità</title>
		<link>https://www.salute-e.it/2026/03/12/oculistica-sistemica-e-longevita/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[alberto lanfernini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Mar 2026 14:11:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Oculistica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La salute degli occhi è strettamente collegata allo stato generale dell’organismo. Sempre più ricerche mostrano come fattori sistemici – metabolismo, infiammazione, microbiota intestinale e processi biologici dell’invecchiamento – possano influenzare la funzione visiva. In questo contesto emerge il concetto di oculistica sistemica, un approccio che integra la cura dell’occhio con la medicina della longevità e con la comprensione dei meccanismi dell’invecchiamento. L’obiettivo non è sostituire le terapie tradizionali, ma affiancarle con una visione più ampia della salute del paziente.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.salute-e.it/2026/03/12/oculistica-sistemica-e-longevita/">L&#8217;Occhio non è un&#8217;Isola: un&#8217;ipotesi di lavoro per un&#8217;Oculistica Sistemica orientata alla Longevità</a> proviene da <a href="https://www.salute-e.it">Salute è</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Per molti anni nella formazione e nella pratica clinica l’occhio è stato descritto soprattutto come un organo altamente specializzato, studiato e trattato in primo luogo, giustamente, per le sue caratteristiche anatomiche e funzionali locali. I grandi progressi diagnostici e microchirurgici dell’oftalmologia hanno contribuito in modo decisivo a preservare e recuperare la funzione visiva in numerose condizioni. Negli ultimi anni, però, è diventato sempre più evidente quanto la salute oculare sia intrecciata con fattori sistemici (vascolari, metabolici, infiammatori, nutrizionali) e quanto l’occhio vada letto come parte di una rete complessa che coinvolge l’intero organismo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal punto di vista embriologico, l’occhio rappresenta una estroflessione del sistema nervoso centrale ed è caratterizzato da un metabolismo particolarmente elevato e da un microcircolo fine e delicato.<br>Queste peculiarità rendono la funzione visiva potenzialmente sensibile anche a condizioni generali del paziente, come lo stato vascolare, il controllo glicemico, l’infiammazione cronica di basso grado e la qualità della nutrizione. In questo quadro emerge l’esigenza di quella che, in questa sede, definiamo Oculistica Sistemica, intesa come chiave di lettura interpretativa che non si contrappone alla medicina oftalmologica tradizionale, ma si colloca nel solco di un’attenzione crescente al contesto biologico in cui le patologie oculari insorgono e progrediscono.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-color has-link-color wp-elements-91c14526bc62982a768473b13350ca0b" style="color:#6fcfe8">Il Paradigma della Medicina Sistemica in Oftalmologia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Questa esigenza di integrare la visione locale e quella sistemica nasce dall’osservazione quotidiana di pazienti con patologie croniche generali sovrapposte a quelle oculari. L&#8217;adozione di questo paradigma rafforza un approccio in cui il paziente viene considerato nella globalità dei suoi apparati e dei suoi fattori di rischio, soprattutto di fronte alle malattie cronico‑degenerative.​</p>



<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi anni si è visto portare sempre più spesso, in contesti scientifici e congressuali oftalmologici, il concetto di asse intestino‑occhio. Sulla base di lavori emergenti, sono state esplorate le possibili correlazioni tra disbiosi intestinale, infiammazione sistemica e patologie retiniche legate all’età.​ Società scientifiche oftalmologiche consolidate hanno dedicato spazio a questi temi, segnalando un interesse crescente della comunità oftalmologica verso il ruolo potenziale del microbiota e dell’infiammazione sistemica nella salute visiva.​ E’ importante sottolineare che si tratta di un ambito di ricerca in rapido sviluppo, che necessita di ulteriori conferme e studi prospettici prima di una piena integrazione nelle linee guida cliniche.​</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-color has-link-color wp-elements-a98b3cff655e43a8d7c0370c5b8cfb9f" style="color:#6fcfe8">&nbsp;Gli &#8220;Hallmarks of Aging&#8221;: una cornice biologica per l’oculistica</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un ulteriore elemento di approfondimento deriva dall’incontro fra la medicina sistemica e la biologia molecolare dell’invecchiamento. Nel 2023 la rivista&nbsp;<em>Cell</em>&nbsp;ha pubblicato l’aggiornamento “Hallmarks of aging: An expanding universe”, in cui Carlos López‑Otín e collaboratori propongono dodici processi biologici chiave dell’invecchiamento, tra cui, a titolo esemplificativo, instabilità genomica, accorciamento telomerico, alterazioni epigenetiche, perdita di proteostasi, disfunzione mitocondriale, senescenza cellulare, infiammazione cronica e disbiosi.​</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa classificazione non è specifica per l’occhio, ma riguarda l’organismo nel suo complesso.<br>Il messaggio centrale è semplice: la salute visiva è strettamente connessa alla salute generale. Le scelte di vita quotidiane possono contribuire a preservare nel tempo la funzione. La disbiosi intestinale, per esempio, è da alcuni anni al centro dell’attenzione e oggi viene inclusa tra i processi chiave dell’invecchiamento. Il possibile asse intestino‑occhio è oggetto di studi sperimentali e clinici, con dati in crescita ma ancora da consolidare. Anche l’infiammazione cronica di basso grado e la disfunzione mitocondriale sono al centro di ricerche che ne esplorano il ruolo in ambito oculare. Applicare il modello degli&nbsp;<em>Hallmarks of Aging</em>&nbsp;ai tessuti oculari non implica disporre già di protocolli terapeutici definitivi, ma consente di organizzare le conoscenze disponibili in una mappa coerente, utile per generare ipotesi e progettare studi clinici e sperimentali.​</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><a href="http://www.medicioculisti.it/"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="747" src="https://www.salute-e.it/wp-content/uploads/2026/03/Alberto-Lanfernini-Oftalmologo-1024x747.avif" alt="" class="wp-image-6804" srcset="https://www.salute-e.it/wp-content/uploads/2026/03/Alberto-Lanfernini-Oftalmologo-1024x747.avif 1024w, https://www.salute-e.it/wp-content/uploads/2026/03/Alberto-Lanfernini-Oftalmologo-300x219.avif 300w, https://www.salute-e.it/wp-content/uploads/2026/03/Alberto-Lanfernini-Oftalmologo-768x560.avif 768w, https://www.salute-e.it/wp-content/uploads/2026/03/Alberto-Lanfernini-Oftalmologo.avif 1184w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-color has-link-color wp-elements-c79c88783a74fbf4dc52c5259acc215c" style="color:#6fcfe8">La Medicina della Longevità: Geroscienza e Senolitici</h2>



<p class="wp-block-paragraph">È proprio in questo spazio di intersezione che l’oculistica incontra la medicina della longevità. Più che una semplice integrazione di concetti, si tratta di un confronto necessario: l&#8217;obiettivo è provare a tradurre ciò che sappiamo sui meccanismi biologici dell&#8217;invecchiamento in strategie cliniche che possano, nel tempo, aiutare a mitigare l’impatto delle patologie cronico-degenerative.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo approccio si inserisce nel solco di un confronto scientifico internazionale ormai maturo. Realtà come la Healthy Longevity Medicine Society (HLMS) offrono oggi spazi di dialogo multispecialistico proprio per analizzare come i processi di invecchiamento coinvolgano i diversi sistemi dell&#8217;organismo, senza escludere l&#8217;apparato visivo. Un tema centrale di questo studio è la senescenza cellulare: quel fenomeno per cui alcune cellule, pur smettendo di replicarsi, rimangono attive e possono alimentare uno stato infiammatorio silente nei tessuti. E’ possibile che comprendere questi meccanismi ci potrà aiutare a inquadrare meglio l&#8217;origine di molte patologie degenerative della retina e del nervo ottico. Alcuni studi sperimentali suggeriscono che questi aspetti possano contribuire anche a malattie oculari legate all’età. Si tratta però di un campo in evoluzione: i dati su degenerazione maculare legata all’età e glaucoma sono per lo più preclinici, mentre per la maculopatia diabetica un primo studio di fase 1 ha riportato risultati incoraggianti, che dovranno essere confermati da studi controllati più ampi prima di qualsiasi possibile applicazione nella pratica clinica (Crespo‑Garcia, PMID: 38321220).</p>



<p class="wp-block-paragraph">In parallelo vengono studiati composti detti “senolitici” e approcci di modulazione epigenetica, con l’obiettivo di comprendere se la loro azione sui meccanismi dell’invecchiamento possa avere, in futuro, ricadute cliniche anche sull’occhio.​ Anche questi approfondimenti appartengono principalmente alla ricerca preclinica o a studi clinici selezionati e non fanno parte della pratica oftalmologica standard.</p>



<p class="wp-block-paragraph">​Rimangono invece centrali, e supportati da robuste evidenze nonché da esperienza di ogni clinico, gli interventi sui fattori di rischio generali (controllo pressorio e glicemico, cessazione del fumo, attività fisica regolare, alimentazione equilibrata), che hanno dimostrato di contribuire in modo significativo alla protezione della salute sistemica e, indirettamente, della funzione visiva.​</p>



<h2 class="wp-block-heading has-text-color has-link-color wp-elements-c960ac318c758acea050f5f5bbe23111" style="color:#6fcfe8">Verso un ecosistema di cura integrato: Oftalmologia e Longevità</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Integrare le conoscenze della geroscienza nella quotidianità clinica significa, anzitutto, considerare &nbsp;la complessità della persona che abbiamo davanti. Non si tratta di travalicare i confini della propria specializzazione, ma di offrire un contributo consapevole alla salute generale: considerare come la salute visiva si inserisca nell’equilibrio di un organismo che evolve nel tempo. È un impegno che si può perseguire attraverso una costante collaborazione interdisciplinare, mantenendo come unico riferimento il rigore delle evidenze e il rispetto delle reciproche competenze mediche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sia chiaro: la chirurgia oftalmica e i protocolli farmacologici validati restano i cardini del nostro operato. L’obiettivo di questa integrazione non è sostituirli, ma concorrere a ottimizzare il quadro biologico generale. Porre attenzione ai fattori sistemici modificabili — in costante dialogo con i rispettivi specialisti — può favorire condizioni più favorevoli per la stabilità clinica nel tempo e per il successo degli interventi necessari. Si tratta di una collaborazione necessaria tra l’oculista e le altre figure di riferimento, affinché il percorso di cura non si limiti alla singola prestazione tecnica, ma consideri la salute della persona nella sua interezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi sempre più spesso l’occhio viene considerato come una finestra privilegiata sull’intero organismo. È, infatti, uno dei rari punti in cui possiamo osservare direttamente, e in modo del tutto non invasivo, lo stato del microcircolo e delle fibre nervose. In questa prospettiva, l’evoluzione dell’imaging e dei sistemi di analisi ci offre l&#8217;opportunità di affiancare la valutazione funzionale tradizionale. Si apre così la possibilità di raccogliere dati che potenzialmente possono fornire elementi di riflessione sullo stato dei tessuti in rapporto all&#8217;età, offrendo al clinico ulteriori parametri per orientare il paziente verso un percorso di prevenzione più consapevole e personalizzato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prendersi cura della vista oggi è, nei fatti, un investimento sulla propria autonomia futura. Più che mirare al semplice prolungamento della vita e mantenimento della vista in buono stato, l&#8217;attenzione si sposta sulla qualità degli anni che abbiamo davanti: la capacità di continuare a leggere, muoversi e restare parte attiva della propria realtà. Una buona funzione visiva è, dopotutto, uno dei pilastri dell&#8217;indipendenza. In quest&#8217;ottica, il nostro compito è offrire al paziente strumenti clinici e basi scientifiche per orientare con maggiore consapevolezza quelle scelte quotidiane che possono fare la differenza nel lungo periodo.</p>



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<h2 class="wp-block-heading has-text-color has-link-color wp-elements-2357d809b92b3c5a00183ae6db450f40" style="color:#6fcfe8">Bibliografia Essenziale</h2>



<ol start="1" class="wp-block-list">
<li class="has-small-font-size">López-Otín C, Blasco MA, Partridge L, Serrano M, Kroemer G. Hallmarks of aging: An expanding universe. Cell. 2023 Jan 19;186(2):243-278. doi: 10.1016/j.cell.2022.11.001. Epub 2023 Jan 3. PMID: 36599349.</li>



<li class="has-small-font-size">Kammoun S, Rekik M, Dlensi A, Aloulou S, Smaoui W, Sellami S, Trigui K, Gargouri R, Chaari I, Sellami H, Elatoui D, Khemakhem N, Hadrich I, Neji S, Abdelmoula B, Bouayed Abdelmoula N. The gut-eye axis: the retinal/ocular degenerative diseases and the emergent therapeutic strategies. Front Cell Neurosci. 2024 Sep 26;18:1468187. doi: 10.3389/fncel.2024.1468187. PMID: 39391760; PMCID: PMC11464360.</li>



<li class="has-small-font-size">Lee, K.S., Lin, S., Copland, D.A. et al. Cellular senescence in the aging retina and developments of senotherapies for age-related macular degeneration. J Neuroinflammation 18, 32 (2021). <a href="https://doi.org/10.1186/s12974-021-02088-0">https://doi.org/10.1186/s12974-021-02088-0</a></li>



<li class="has-small-font-size">Guo L, Wang N, Chen J, Zhang R, Li D, Yang L. Cellular senescence and glaucoma. Exp Gerontol. 2025 Apr;202:112718. doi: 10.1016/j.exger.2025.112718. Epub 2025 Feb 21. PMID: 39983803.</li>



<li class="has-small-font-size">Crespo-Garcia S, Fournier F, Diaz-Marin R, Klier S, Ragusa D, Masaki L, Cagnone G, Blot G, Hafiane I, Dejda A, Rizk R, Juneau R, Buscarlet M, Chorfi S, Patel P, Beltran PJ, Joyal JS, Rezende FA, Hata M, Nguyen A, Sullivan L, Damiano J, Wilson AM, Mallette FA, David NE, Ghosh A, Tsuruda PR, Dananberg J, Sapieha P. Therapeutic targeting of cellular senescence in diabetic macular edema: preclinical and phase 1 trial results. Nat Med. 2024 Feb;30(2):443-454. doi: 10.1038/s41591-024-02802-4. Epub 2024 Feb 6. PMID: 38321220.</li>



<li class="has-small-font-size">Malek G, Campisi J, Kitazawa K, Webster C, Lakkaraju A, Skowronska-Krawczyk D. Does senescence play a role in age-related macular degeneration? Exp Eye Res. 2022 Dec;225:109254. doi: 10.1016/j.exer.2022.109254. Epub 2022 Sep 21. PMID: 36150544; PMCID: PMC10032649.</li>



<li class="has-small-font-size">Rowan S, Jiang S, Korem T, Szymanski J, Chang ML, Szelog J, Cassalman C, Dasuri K, McGuire C, Nagai R, Du XL, Brownlee M, Rabbani N, Thornalley PJ, Baleja JD, Deik AA, Pierce KA, Scott JM, Clish CB, Smith DE, Weinberger A, Avnit-Sagi T, Lotan-Pompan M, Segal E, Taylor A. Involvement of a gut-retina axis in protection against dietary glycemia-induced age-related macular degeneration. Proc Natl Acad Sci U S A. 2017 May 30;114(22):E4472-E4481. doi: 10.1073/pnas.1702302114. Epub 2017 May 15. PMID: 28507131; PMCID: PMC5465926.</li>



<li class="has-small-font-size">Zhou, Ming &amp; Wang, Xiaohong &amp; Wu, Honglian &amp; Lei, Yi &amp; Liao, Mengyu &amp; He, Shikun &amp; Yan, Hua. (2026). Epigenetic clocks from systemic to retinal aging: Bridging molecular insights to therapeutic innovation. Genes &amp; Diseases. 102112. 10.1016/j.gendis.2026.102112.</li>



<li class="has-small-font-size">Weinreb RN, Keane PA, Cooley A, Chaglasian M, Lee AY, McConnell MV, Leng T, Hashemi Z, Ferrara D, Rhew D. A Framework for Healthcare from the Eye: Oculomics as a Powerful Window to Systemic Health. Ophthalmology. 2026 Jan 21:S0161-6420(26)00047-3. doi: 10.1016/j.ophtha.2026.01.018. Epub ahead of print. PMID: 41577257.</li>



<li class="has-small-font-size">Li C, Zhou L, Sun H, Yang MM. Age-Related Macular Degeneration: A Disease of Cellular Senescence and Dysregulated Immune Homeostasis. Clin Interv Aging. 2024 May 23;19:939-951. doi: 10.2147/CIA.S463297. PMID: 38807637; PMCID: PMC11130992.</li>
</ol>
<p>L'articolo <a href="https://www.salute-e.it/2026/03/12/oculistica-sistemica-e-longevita/">L&#8217;Occhio non è un&#8217;Isola: un&#8217;ipotesi di lavoro per un&#8217;Oculistica Sistemica orientata alla Longevità</a> proviene da <a href="https://www.salute-e.it">Salute è</a>.</p>
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