Benessere

Stress e fertilità: il ruolo della mente nel concepimento 

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Prima di riuscire a concepire, ho attraversato un periodo che per me è sembrato un’eternità, anche se biologicamente rientrava nella norma. Scientificamente, per una coppia entro i 35 anni, il concepimento può avvenire nell’arco di 12 mesi; solo dopo questa soglia si iniziano le indagini diagnostiche per capire se ci sia una ragione medica che impedisce il risultato. Dopo i 35 anni, invece, i ginecologi prescrivono esami di approfondimento già dopo sei mesi di tentativi vani. 

Nella nostra coppia ho deciso di fare quasi subito tutti gli esami “base”, per capire se ci fossero tutti gli ingredienti giusti per la riproduzione. Tuttavia, non avevo ancora considerato un ostacolo invisibile ma potente: la mente

L’impatto dello stress sul percorso verso la gravidanza 

Cosa accade al nostro cervello quando decidiamo a tavolino di avere un figlio? E, soprattutto, cosa succede durante l’attesa? Con il passare dei mesi, il mio disturbo ossessivo-compulsivo si faceva sempre più presente: l’idea di non poter controllare questo lato della mia vita mi metteva in crisi. In ogni fase luteale conducevo rigidissime ispezioni del mio corpo, alla ricerca di sintomi rassicuranti, talvolta confrontandoli su forum pieni di teorie e credenze popolari. 

Mese dopo mese, tentativi falliti uno dietro l’altro, la mente cominciava a giocare brutti scherzi: fantasintomi, ansia costante e un turbinio di inquietudini. Tutti mi dicevano che per abbassare lo stress avrei dovuto viaggiare. Ho fatto almeno quattro viaggi in quasi un anno. La verità è che non basta distrarsi: serve svuotare la mente

Viaggiavo molto per lavoro, con ritmi estremamente stressanti nelle sale angiografiche, girando gran parte d’Italia e prendendo radiazioni. Ma ciò che più pesava era vivere secondo schemi decisi da altri, permettendo a terzi di trattarmi come una pedina. Quando finalmente ho espresso tutto il dolore e l’insoddisfazione che portavo dentro, il mio corpo ha risposto immediatamente con sintomi fisici intensi: fitte improvvise e forti contrazioni, come se avessi liberato un peso enorme. Quel giorno, inaspettatamente, ho avuto l’impianto dell’embrione che nove mesi dopo è diventato il regalo più grande della mia vita: mia figlia. 

La scienza dietro stress e fertilità 

Dal punto di vista scientifico, la relazione tra stress, cervello e funzione riproduttiva è complessa e coinvolge diversi sistemi biologici. Gli studi non affermano che lo stress impedisca da solo il concepimento, ma mostrano che può influenzare processi biologici cruciali, come l’ovulazione, gli ormoni e la funzione riproduttiva. 

Quando lo stress si protrae nel tempo, si attivano circuiti neuroendocrini complessi, che vanno oltre l’asse ipotalamo-pituitario-surrene classico. Questi circuiti influenzano non solo la produzione di ormoni chiave come GnRH, LH e FSH, ma anche la sensibilità dei tessuti, la comunicazione tra organi e la modulazione di fattori epigenetici che regolano l’impianto e lo sviluppo embrionale. In altre parole, lo stress non agisce solo “sull’ormone”, ma su tutto il network biologico che prepara il corpo alla gravidanza

Riflessione finale 

Conoscere cosa accade nel nostro corpo è il primo tassello per comprendere e sostenere ciò che la scienza non può ancora controllare del tutto: la vita. Nei casi in cui non ci siano cause mediche di infertilità, diventa possibile lavorare sui propri blocchi emotivi per favorire quei processi biochimici che supportano la riproduzione. 

Per quanto possiamo sforzarci di dare spiegazioni mediche a temporanee disfunzioni, resta sempre qualcosa di più grande che governa il nostro organismo, determinando se le sue funzioni siano perfettamente operative o più fragili. Un po’ come accade nelle malattie idiopatiche o immunologiche, che spesso si manifestano senza cause evidenti: il nostro corpo reagisce a ciò che percepisce, e il benessere psicofisico gioca un ruolo fondamentale in questa dinamica. 

Riconoscere e accogliere le proprie emozioni, dare ascolto al proprio io interiore, non significa avere tutto sotto controllo, ma permette alla mente e al corpo di collaborare nel modo migliore possibile. Integrare esperienza personale e scienza può aiutare a sentirsi meno sole, più consapevoli e pronte a gestire ansia e stress, senza perdere la speranza, anche quando i tempi sono più lunghi del previsto. 

Riferimenti scientifici 

1. Asse ipotalamo-pituitario-surrene e fertilità: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/29064426/ 

2. Glucocorticoidi e regolazione degli ormoni riproduttivi: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/20595939/ 

3. Stress, risposta neuroendocrina e riproduzione femminile: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/30291988/