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	<title>Salute è</title>
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	<description>Sorridi al tuo benessere</description>
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	<title>Salute è</title>
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	<item>
		<title>Lipedema, linfedema e fibromialgia</title>
		<link>https://www.salute-e.it/2026/09/29/lipedema-linfedema-e-fibromialgia-dolore-gonfiore-e-alterazioni-dei-tessuti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Giada Risi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 13:29:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lipedema, linfedema e fibromialgia: differenze, sintomi in comune e rimedi. Scopri quando rivolgersi all'angiologo e perché serve un approccio integrato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.salute-e.it/2026/09/29/lipedema-linfedema-e-fibromialgia-dolore-gonfiore-e-alterazioni-dei-tessuti/">Lipedema, linfedema e fibromialgia</a> proviene da <a href="https://www.salute-e.it">Salute è</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Gonfiore, pesantezza degli arti, dolore, sensibilità dei tessuti e facilità alla formazione di lividi possono comparire in condizioni diverse. Tra queste, lipedema, linfedema e fibromialgia hanno origini e meccanismi differenti, ma possono condividere alcuni sintomi e, in alcuni casi, coesistere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Riconoscere le differenze è importante: un aumento di volume non indica necessariamente linfedema, il lipedema non coincide con l&#8217;obesità e il dolore diffuso non è sempre di origine muscolare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il sistema linfatico e il linfedema</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema linfatico contribuisce all&#8217;equilibrio dei liquidi nei tessuti e trasporta proteine, lipidi e cellule immunitarie. Quando la capacità di trasporto è insufficiente rispetto al carico presente, può svilupparsi un linfedema.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il linfedema può essere:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>primario, dovuto ad anomalie dello sviluppo o della funzione linfatica;</li>



<li>secondario, conseguente a interventi chirurgici, radioterapia, traumi, infezioni o altre condizioni.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">La stasi cronica non comporta soltanto accumulo di liquidi: può favorire infiammazione, aumento del tessuto adiposo e fibrosi. Per questo il linfedema deve essere gestito nel tempo con un programma personalizzato, che può includere compressione, esercizio, cura della pelle e tecniche manuali. (ISL Consensus 2023)</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lipedema: una condizione del tessuto adiposo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il lipedema interessa prevalentemente le donne ed è caratterizzato da una distribuzione sproporzionata e generalmente simmetrica del tessuto adiposo, soprattutto agli arti inferiori. Può associarsi a dolore, pesantezza, dolorabilità e facilità alla formazione di lividi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La diagnosi è clinica e deve distinguere il lipedema da obesità, lipohipertrofia, insufficienza venosa e linfedema. Il relativo risparmio di mani e piedi è frequente, mentre nel linfedema il gonfiore può coinvolgere anche le estremità. (Linea guida S2k 2024)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lipedema e linfedema sono condizioni diverse, ma possono coesistere. Per questo è importante valutare non solo il volume degli arti, ma anche la consistenza dei tessuti, la distribuzione del dolore, la presenza di edema e la storia clinica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi può diagnosticarlo è l&#8217;angiologo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Fibromialgia: dolore diffuso e sensibilità aumentata</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La fibromialgia è una sindrome caratterizzata da dolore muscoloscheletrico diffuso, affaticamento, disturbi del sonno, difficoltà cognitive e maggiore sensibilità agli stimoli dolorosi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è una malattia del sistema linfatico. Tuttavia, chi ne soffre può riferire pesantezza, rigidità e una sensazione soggettiva di gonfiore, anche in assenza di un edema paragonabile a quello del linfedema.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le raccomandazioni EULAR indicano un approccio multidisciplinare, con particolare attenzione all&#8217;attività fisica adattata e progressiva. (EULAR)</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa possono avere in comune?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Queste condizioni possono condividere:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>dolore e sensibilità dei tessuti;</li>



<li>pesantezza degli arti;</li>



<li>riduzione della mobilità;</li>



<li>stanchezza e difficoltà nelle attività quotidiane;</li>



<li>impatto sulla qualità della vita.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">I meccanismi, però, non sono gli stessi. Nel lipedema prevalgono alterazioni del tessuto adiposo; nel linfedema la compromissione del trasporto linfatico; nella fibromialgia un&#8217;alterata elaborazione del dolore.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quali rimedi possono essere consigliati?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Gli interventi devono essere scelti dopo una valutazione sanitaria. Non esiste un unico trattamento valido per tutte le persone.</p>



<h3 class="wp-block-heading">1. Movimento adattato</h3>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;esercizio progressivo può aiutare a migliorare forza, mobilità, autonomia e tolleranza allo sforzo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel linfedema, il movimento muscolare può favorire il ritorno dei liquidi, soprattutto se associato a una compressione adeguata. Nel lipedema può contribuire alla funzionalità e alla gestione dei sintomi. Nella fibromialgia è uno degli interventi non farmacologici più raccomandati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono generalmente utili, se tollerati:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>cammino;</li>



<li>esercizi in acqua (consigliato);</li>



<li>esercizi di forza a bassa intensità;</li>



<li>mobilità articolare;</li>



<li>respirazione diaframmatica;</li>



<li>training autogeno.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">È preferibile iniziare gradualmente, evitando aumenti improvvisi del carico.</p>



<h3 class="wp-block-heading">2. Compressione nel linfedema e, in alcuni casi, nel lipedema</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Calze o altri indumenti compressivi possono ridurre il ristagno dei liquidi e sostenere i tessuti. Devono essere prescritti e adattati da personale competente (angiologo), perché una compressione non corretta può essere inefficace o mal tollerata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel lipedema la compressione può aiutare soprattutto pesantezza, dolore ed edema associato, ma non elimina il tessuto adiposo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">3. Terapia decongestiva complessa</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Nel linfedema può comprendere:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>compressione;</li>



<li>esercizio;</li>



<li>educazione all&#8217;autogestione;</li>



<li>tecniche manuali, linfodrenaggio;</li>



<li>alimentazione specifica.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Il drenaggio linfatico manuale può essere utile soprattutto all&#8217;interno di un programma più ampio e non dovrebbe essere presentato come una soluzione definitiva o come un trattamento dimagrante.</p>



<h3 class="wp-block-heading">4. Drenaggio linfatico manuale nella fibromialgia</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Alcuni piccoli studi hanno osservato possibili miglioramenti del dolore e della qualità di vita, ma le prove sono ancora limitate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno studio randomizzato del 2025 ha confrontato il drenaggio linfatico manuale con un trattamento sham in donne con fibromialgia, rilevando miglioramenti in alcuni parametri. Gli autori sottolineano comunque la necessità di studi più ampi. (Kurt et al., 2025)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche uno studio precedente aveva osservato benefici, ma non sufficienti per considerare il drenaggio una cura della fibromialgia. (Ekici et al., 2009)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pertanto, può essere valutato come intervento complementare, non come trattamento sostitutivo delle cure mediche e riabilitative.</p>



<h3 class="wp-block-heading">5. Educazione e autogestione</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Conoscere la propria condizione aiuta a riconoscere i cambiamenti, gestire l&#8217;attività fisica, utilizzare correttamente la compressione e individuare eventuali segnali d&#8217;allarme.</p>



<h3 class="wp-block-heading">6. Alimentazione e peso</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;alimentazione equilibrata può sostenere la salute generale e aiutare nella gestione del peso quando necessario. Tuttavia, il lipedema non deve essere ridotto a un problema alimentare e la perdita di peso non elimina automaticamente il tessuto lipedematoso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È consigliabile evitare diete drastiche e rivolgersi a un professionista qualificato, soprattutto in presenza di patologie croniche.</p>



<h3 class="wp-block-heading">7. Gestione del sonno e dello stress</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Nella fibromialgia, migliorare il sonno, alternare attività e recupero e utilizzare tecniche di rilassamento può contribuire alla gestione dei sintomi. Anche il supporto psicologico può essere utile, non perché il dolore sia &#8220;immaginario&#8221;, ma perché una condizione cronica può influire sull&#8217;umore, sul sonno e sulla capacità di affrontare le attività quotidiane.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quando rivolgersi al medico</h2>



<p class="wp-block-paragraph">È importante richiedere una valutazione sanitaria in caso di:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>gonfiore improvviso o localizzato a un solo arto;</li>



<li>dolore intenso, arrossamento o aumento della temperatura cutanea;</li>



<li>ferite, infezioni o secrezioni della pelle;</li>



<li>peggioramento rapido del gonfiore;</li>



<li>dolore persistente non ancora spiegato;</li>



<li>lividi;</li>



<li>pesantezza degli arti inferiori.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">La diagnosi dovrebbe essere formulata da professionisti competenti, eventualmente con un percorso multidisciplinare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Conclusione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Lipedema, linfedema e fibromialgia non sono sinonimi. Hanno meccanismi diversi e richiedono interventi differenti, anche se possono condividere dolore e pesantezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il trattamento più utile è quello personalizzato, basato su diagnosi corretta, movimento adattato, eventuale compressione, educazione e collaborazione tra professionisti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il drenaggio linfatico manuale può avere un ruolo nella gestione del linfedema e, in alcuni casi, come supporto per sintomi selezionati del lipedema o della fibromialgia. Non è però una cura universale, non sostituisce la valutazione medica e non deve essere presentato come metodo per dimagrire o &#8220;eliminare le tossine&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Riferimenti scientifici essenziali</h2>



<ul class="wp-block-list">
<li>Executive Committee of the International Society of Lymphology. The Diagnosis and Treatment of Peripheral Lymphedema: 2023 Consensus Document. Lymphology. 2023.</li>



<li>Faerber G, et al. S2k guideline lipedema. J Dtsch Dermatol Ges. 2024.</li>



<li>Macfarlane GJ, et al. EULAR revised recommendations for the management of fibromyalgia. Ann Rheum Dis. 2017.</li>



<li>Kurt G, et al. Effects of manual lymphatic drainage on pain intensity, impact of disease and quality of life in women with fibromyalgia syndrome. Disabil Rehabil. 2025.</li>



<li>Ekici G, et al. Comparison of manual lymph drainage therapy and connective tissue massage in women with fibromyalgia. J Manipulative Physiol Ther. 2009.</li>



<li>Annunziata G, et al. The Role of Physical Exercise as a Therapeutic Tool to Improve Lipedema. Curr Obes Rep. 2024.</li>



<li>Li Y, Kataru RP, Mehrara BJ. Histopathologic Features of Lymphedema: A Molecular Review. Int J Mol Sci. 2020.</li>



<li>Rockson SG, et al. The Role of Inflammation in Lymphedema. Int J Mol Sci. 2024.</li>
</ul>
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			</item>
		<item>
		<title>Tumori ginecologici: 3,5 milioni di donne colpite. Il 20 settembre si è celebrato il World GO Day</title>
		<link>https://www.salute-e.it/2026/09/24/tumori-ginecologici-35-milioni-di-donne-colpite-il-20-settembre-si-e-celebrato-il-world-go-day/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Salute è]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 08:16:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ginecologia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.salute-e.it/?p=7093</guid>

					<description><![CDATA[<p>I tumori ginecologici sono una sfida sanitaria globale: colpiscono 3,5 milioni di donne nel mondo, con 1,4 milioni di nuovi casi all'anno, e le proiezioni indicano che i casi annui supereranno i 2 milioni entro il 2050. In Italia le donne che convivono con la malattia sono circa 230mila, con circa 18mila nuove diagnosi ogni anno. Su questo scenario si inserisce il World GO Day, la Giornata mondiale dell'oncologia ginecologica promossa da ESGO ed ENGAGe, che nel 2026 ha come tema "Support Not Stigma" per contrastare stigma e tabù.</p>
<p>Come spiega il ginecologo Marco Grassi, si tratta di una famiglia complessa di neoplasie – ovaio, utero (endometrio), cervice, vagina e vulva – con profili molto diversi. Il tumore ovarico è tra i più aggressivi e dà sintomi spesso vaghi, come gonfiore persistente e fastidio pelvico; quello dell'endometrio è tra i più frequenti ed è l'unico con incidenza e mortalità in aumento, ma il sanguinamento uterino anomalo permette spesso una diagnosi precoce.</p>
<p>Per la cervice uterina la causa principale è l'HPV e la prevenzione si basa su vaccinazione anti-HPV, Pap-test e HPV test, mentre i tumori di vagina e vulva sono forme più rare, spesso legate al virus e riconoscibili da sanguinamento e prurito cronico. Conoscere le caratteristiche di ciascuna neoplasia, cogliere tempestivamente i sintomi e ricorrere alla prevenzione, dove disponibile, resta fondamentale per migliorare la prognosi delle pazienti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.salute-e.it/2026/09/24/tumori-ginecologici-35-milioni-di-donne-colpite-il-20-settembre-si-e-celebrato-il-world-go-day/">Tumori ginecologici: 3,5 milioni di donne colpite. Il 20 settembre si è celebrato il World GO Day</a> proviene da <a href="https://www.salute-e.it">Salute è</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>In Italia 230mila le donne che convivono con la malattia. In occasione della Giornata mondiale dell’oncologia ginecologica, il punto su prevenzione, sintomi e fattori di rischio delle cinque neoplasie</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">I tumori ginecologici rappresentano una sfida sanitaria di rilevanza globale: la malattia interessa 3,5 milioni di donne nel mondo (Acto Italia &#8211; Alleanza contro il Tumore Ovarico) con un volume di 1,4 milioni di nuovi casi all&#8217;anno (OMS).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le proiezioni epidemiologiche indicano che il numero è destinato a superare 2 milioni ogni anno entro il 2050 (Global Cancer Observatory).</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Italia la malattia colpisce 230mila donne, con circa 18mila nuove diagnosi all&#8217;anno (Acto Italia &#8211; Alleanza contro il Tumore Ovarico).</p>



<p class="wp-block-paragraph">È questo lo scenario in cui si inserisce il World GO Day, Giornata mondiale dell’oncologia ginecologica, celebrata il 20 settembre. Promossa da ESGO ed ENGAGe, l’iniziativa coinvolge comunità scientifica, associazioni di pazienti e istituzioni per aumentare informazione e consapevolezza sui tumori ginecologici. Il tema 2026, “Support Not Stigma”, richiama l’importanza di contrastare stigma e tabù e rafforzare il sostegno alle donne colpite.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Famiglia complessa di neoplasie</h2>



<p class="wp-block-paragraph">«I tumori ginecologici comprendono una complessa famiglia di neoplasie che include il tumore ovarico, quello uterino/endometriale, della cervice uterina, della vagina e della vulva, oltre ad altre forme rare &#8211; afferma Marco Grassi, ginecologo di Ascoli Piceno-. La gestione richiede un approccio diversificato a causa della profonda eterogeneità biologica e clinica che caratterizza i diversi organi dell&#8217;apparato genitale femminile».</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cinque tumori ginecologici, cinque profili diversi: numeri, sintomi e prevenzione</h2>



<h3 class="wp-block-heading">Tumore dell’ovaio: tra i più aggressivi</h3>



<p class="wp-block-paragraph">I sintomi possono includere gonfiore persistente, nausea, sazietà precoce, fastidio pelvico, disturbi urinari, stipsi, stanchezza e dolore durante i rapporti. «L’origine non è ancora nota – chiarisce Grassi – ma età, familiarità, alcune mutazioni genetiche, terapia ormonale sostitutiva, sovrappeso e assenza di figli possono aumentare il rischio». In Italia si registrano 5.423 nuovi casi, con una sopravvivenza netta a cinque anni del 43%. I trattamenti più comuni sono chirurgia e chemioterapia.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Tumore dell’utero (corpo) &#8211; Endometrio: tra i più frequenti</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le neoplasie ginecologiche è l’unica con incidenza e mortalità in aumento. In Italia sono stati stimati 8.652 nuovi casi nel 2024, pari al 5,5% di tutti i tumori femminili; la sopravvivenza netta a 5 anni è del 79% e sono 133.300 le donne che vivono dopo una diagnosi. «Il principale sintomo è il sanguinamento uterino anomalo e, grazie alla sua precocità, circa l’80% dei tumori viene diagnosticato quando la lesione è ancora confinata all’utero &#8211; sottolinea il dottor Grassi &#8211; tra i principali fattori di rischio nulliparità, menopausa tardiva, obesità, diabete e ipertensione. Il trattamento è chirurgico quando è possibile asportare completamente la malattia. In base ai fattori di rischio e allo stadio, possono essere indicati ulteriori trattamenti».</p>



<h3 class="wp-block-heading">Tumore della cervice uterina: causa principale HPV</h3>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;infezione viene trasmessa per via sessuale. La prevenzione si basa sulla vaccinazione anti-HPV e sullo screening con Pap-test e HPV test. La diagnosi precoce consente di intervenire sulle lesioni precancerose e di trattare i tumori iniziali con la chirurgia. Per le forme localmente estese si ricorre alla radioterapia associata alla chemioterapia. Nella malattia metastatica o in caso di recidiva sono disponibili trattamenti farmacologici, comprese le immunoterapie. In Italia 2.382 nuove diagnosi, con una sopravvivenza netta a cinque anni del 68%.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Tumore della vagina: il meno frequente</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre il 70% dei casi non nasce nella vagina, ma deriva dall’estensione o dalla diffusione di altri tumori. L’HPV è coinvolto in oltre la metà dei casi e tra i principali fattori di rischio ci sono fumo, attività sessuale precoce, partner multipli e precedenti tumori anogenitali. Il sintomo più frequente è il sanguinamento vaginale, soprattutto dopo i rapporti o la menopausa. La diagnosi viene confermata con una biopsia; il trattamento dipende dallo stadio e può prevedere chirurgia o radioterapia.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Tumore della vulva: rara neoplasia dei genitali esterni</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Rappresenta circa il 5% dei tumori maligni dell’apparato genitale femminile. Il sintomo più comune è il prurito vulvare cronico, spesso accompagnato da una lesione visibile. Può essere legato all’HPV o insorgere indipendentemente dal virus, soprattutto nelle donne anziane. La diagnosi richiede una biopsia e nelle fasi iniziali il trattamento è principalmente chirurgico. La sopravvivenza a 5 anni supera l’80% nelle forme localizzate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«La conoscenza delle caratteristiche delle singole neoplasie è oggi un elemento essenziale della pratica oncologica ginecologica. La prevenzione, dove disponibile, la tempestività diagnostica e la corretta informazione restano strumenti fondamentali per migliorare la prognosi delle pazienti», conclude il dottor Marco Grassi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.salute-e.it/2026/09/24/tumori-ginecologici-35-milioni-di-donne-colpite-il-20-settembre-si-e-celebrato-il-world-go-day/">Tumori ginecologici: 3,5 milioni di donne colpite. Il 20 settembre si è celebrato il World GO Day</a> proviene da <a href="https://www.salute-e.it">Salute è</a>.</p>
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		<title>Creatina, non solo palestra: il nuovo alleato dell’healthy aging</title>
		<link>https://www.salute-e.it/2026/09/22/creatina-non-solo-palestra-il-nuovo-alleato-dellhealthy-aging/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Salute è]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 10:26:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sport e Prevenzione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.salute-e.it/?p=7090</guid>

					<description><![CDATA[<p>Per anni relegata all'immaginario di palestre e bodybuilding, la creatina sta oggi conquistando un ruolo nuovo nella ricerca sull'healthy aging. Diversi studi ne stanno esplorando il possibile contributo al mantenimento di massa muscolare, forza e autonomia con l'avanzare dell'età, effetti che risultano particolarmente interessanti quando la supplementazione si accompagna ad allenamento contro resistenza. Non si tratta solo di muscoli: anche il cervello utilizza creatina per la gestione dell'energia, e alcune ricerche suggeriscono potenziali benefici su memoria e performance cognitiva, specialmente in condizioni di stress o privazione di sonno.</p>
<p>Tra le piste più recenti spicca uno studio del 2025 pubblicato su Frontiers in Nutrition, che ha analizzato i dati di quasi 26mila adulti statunitensi individuando un'associazione inversa tra apporto alimentare di creatina e diagnosi di tumore. Un dato osservazionale, che non dimostra alcun nesso causale né tantomeno un effetto preventivo o terapeutico, ma che apre una pista di ricerca da approfondire. Come sottolinea Petr Loskot, Food Scientist Technician di GymBeam, la creatina non è un prodotto miracoloso, ma può inserirsi in una strategia più ampia per mantenere nel tempo un organismo forte e funzionale.</p>
<p>Il mantenimento della massa muscolare nel tempo resta comunque legato a un insieme di abitudini: alimentazione equilibrata, adeguato apporto proteico, attività fisica costante e recupero. In questa direzione si muovono anche altri integratori pensati per l'healthy aging, dalle proteine agli estratti botanici per il benessere cognitivo ed emotivo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.salute-e.it/2026/09/22/creatina-non-solo-palestra-il-nuovo-alleato-dellhealthy-aging/">Creatina, non solo palestra: il nuovo alleato dell’healthy aging</a> proviene da <a href="https://www.salute-e.it">Salute è</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><em>Dalla massa muscolare alla forza, fino alle possibili implicazioni sulla funzione cognitiva: la creatina è sempre più studiata anche al di fuori dell’ambito sportivo. E un recente studio su quasi 26mila adulti americani apre una nuova ipotesi sul rapporto tra apporto di creatina e diagnosi di tumore</em><br></p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Per anni è stata associata soprattutto a <strong>palestra, bodybuilding e performance sportiva</strong>. Oggi la <strong>creatina</strong> sta conquistando uno spazio sempre più ampio nella ricerca sull’<strong>healthy aging</strong>, l’invecchiamento in salute che punta a preservare nel tempo forza, autonomia, capacità cognitive e qualità della vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non si tratta di considerarla una “pillola della longevità”: gli studi stanno però valutando il suo possibile ruolo nel <strong>contrastare alcuni cambiamenti fisiologici associati all’avanzare dell’età</strong>, in particolare per quanto riguarda massa muscolare, forza e funzione fisica. I risultati sembrano essere particolarmente interessanti quando la supplementazione viene associata all’esercizio fisico e all’<strong>allenamento contro resistenza</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>4 motivi per cui la creatina interessa al di fuori dell’ambito sportivo agonistico</strong></h2>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>1. Massa muscolare e forza: un investimento sull’autonomia</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Con l’avanzare dell’età, mantenere massa e soprattutto <strong>forza muscolare</strong> diventa importante per continuare a svolgere le normali attività quotidiane e preservare autonomia e capacità di movimento. Questo vale in particolar modo per le donne: dopo i 30 anni, senza un allenamento specifico, si stima una perdita del <strong>3-5% di massa muscolare per ogni decennio</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una review pubblicata nel 2025 sulla creatina monoidrato negli adulti, compresi anche i più anziani, ha evidenziato possibili benefici su <strong>massa magra, dimensioni muscolari, forza, capacità funzionale e memoria</strong>, soprattutto in combinazione con l’esercizio fisico (<em>fonte PubMed – Creatine monohydrate supplementation for older adults and clinical populations)</em>.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>2. Anche il cervello utilizza creatina</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">La creatina non è utilizzata soltanto dai muscoli: anche il <strong>cervello</strong> la impiega per la gestione dell’energia. Alcune ricerche hanno esplorato il possibile ruolo della supplementazione sulle <strong>funzioni cognitive</strong>, con risultati che suggeriscono potenziali effetti su memoria e performance, soprattutto in condizioni di particolare richiesta energetica, come stress o privazione di sonno.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>3. Creatina e sistema immunitario</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">La ricerca sta inoltre indagando il rapporto tra creatina, <strong>sistema immunitario e processi infiammatori</strong>. Alcuni studi hanno analizzato il suo possibile coinvolgimento nella funzione delle cellule immunitarie e nella modulazione di alcuni processi infiammatori.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>4. Creatina e tumori: una nuova associazione da approfondire</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Un ulteriore spunto arriva da uno studio pubblicato nel 2025 su <em>Frontiers in Nutrition</em>, che ha analizzato i dati NHANES relativi a <strong>25.879 adulti statunitensi</strong>. I ricercatori hanno osservato un&#8217;associazione inversa tra l&#8217;apporto alimentare di creatina e la presenza di una diagnosi di cancro: a livelli più elevati di assunzione alimentare corrispondevano probabilità inferiori di diagnosi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il dato, però, non dimostra che la creatina prevenga il cancro né che possa essere utilizzata come trattamento oncologico.</strong> Si tratta di un&#8217;associazione osservazionale che dovrà essere verificata attraverso ulteriori ricerche per comprendere se esista un eventuale rapporto causale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>La creatina è interessante proprio perché il suo possibile ruolo va ben oltre la performance sportiva. Le ricerche più recenti ci spingono a considerarla anche nel contesto dell’healthy aging, soprattutto per il mantenimento della forza e della massa muscolare. Non è un prodotto miracoloso e non sostituisce una corretta alimentazione e l’attività fisica, ma può essere studiata come parte di una strategia più ampia per mantenere nel tempo un organismo forte e funzionale</em>”, spiega <strong>Petr Loskot, Food Scientist Technician di</strong> <strong>GymBeam</strong>, realtà europea specializzata in fitness, integrazione e nutrizione.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Non solo creatina: nutrizione e integrazione nell’healthy aging</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il mantenimento della massa muscolare non dipende da un singolo ingrediente, ma da un insieme di abitudini che comprendono <strong>alimentazione equilibrata, adeguato apporto proteico, attività fisica e recupero</strong>. Invecchiare in salute significa costruire nel tempo uno stile di vita capace di preservare forza, movimento, energia e autonomia.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">In quest&#8217;ottica, GymBeam propone <strong>Protein Fusion</strong>, miscela di quattro fonti proteiche – concentrato, isolato e idrolizzato di siero di latte e caseina – pensata per contribuire all&#8217;apporto proteico quotidiano. <strong>FueBrain</strong>, formulato con vitamine B6 e B12, Bacopa monnieri, acetil-L-carnitina, ginseng rosso coreano e Ginkgo biloba, permette di integrare la propria alimentazione con nutrienti e sostanze tradizionalmente associati al benessere cognitivo. <strong>Ashwagandha 500 mg</strong>, estratto di <em>Withania somnifera</em>, infine, supporta il benessere mentale ed emotivo, la gestione dello stress e la vitalità quotidiana.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.salute-e.it/2026/09/22/creatina-non-solo-palestra-il-nuovo-alleato-dellhealthy-aging/">Creatina, non solo palestra: il nuovo alleato dell’healthy aging</a> proviene da <a href="https://www.salute-e.it">Salute è</a>.</p>
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		<item>
		<title>Sclerosi multipla pediatrica, le 10 cose da sapere</title>
		<link>https://www.salute-e.it/2026/09/21/sclerosi-multipla-pediatrica-le-10-cose-da-sapere/</link>
					<comments>https://www.salute-e.it/2026/09/21/sclerosi-multipla-pediatrica-le-10-cose-da-sapere/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrica Marcenaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 08:29:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricerca]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.salute-e.it/?p=7086</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quando la sclerosi multipla compare in età pediatrica, incontra un cervello che sta ancora maturando. Nei bambini e negli adolescenti la malattia tende a mostrare un'attività infiammatoria più intensa rispetto all'esordio adulto, con ricadute più frequenti e più lesioni visibili alla risonanza magnetica. Dopo una ricaduta, però, il recupero può essere più rapido e la disabilità fisica meno evidente all'inizio. Questo non rende la malattia più "leggera": il tempo di convivenza con la patologia sarà più lungo, ed è necessario guardare più lontano.</p>
<p>Poiché infiammazione e demielinizzazione agiscono su un sistema nervoso in sviluppo, possono essere coinvolte anche attenzione, memoria, velocità di elaborazione e apprendimento. Per questo una difficoltà a scuola, la fatica o un calo di concentrazione non vanno letti come scarso impegno, ma possono avere un significato clinico. Riconoscerli permette di costruire strategie di supporto, sfruttando la plasticità neuronale tipica dell'età evolutiva. La diagnosi resta complessa: non esiste un sintomo esclusivo né un test unico, e i bambini possono faticare a descrivere ciò che provano. Arrivare presto alla diagnosi corretta è però fondamentale, perché oggi le terapie modificanti il decorso sono più numerose e si punta a un trattamento efficace fin dalle prime fasi.</p>
<p>In questo scenario AISM pubblica "10 cose per conoscere la SM pediatrica", una guida per le famiglie che accompagna dalla diagnosi alla vita quotidiana: esami e terapie, ma anche dialogo con i ragazzi, scuola, attività fisica e rapporto con insegnanti e allenatori. Lo stesso approccio sarà al centro di #SonoMoltoAltro, l'incontro nazionale per famiglie di bambini e ragazzi con sclerosi multipla, in programma il 10 e 11 ottobre a Genova. L'obiettivo è curare una malattia che accompagnerà la crescita, senza lasciare che sia la malattia a decidere come quella crescita dovrà essere.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.salute-e.it/2026/09/21/sclerosi-multipla-pediatrica-le-10-cose-da-sapere/">Sclerosi multipla pediatrica, le 10 cose da sapere</a> proviene da <a href="https://www.salute-e.it">Salute è</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Un cervello adulto ha già completato gran parte del proprio sviluppo. Quello di un bambino no. Sta ancora costruendo e affinando connessioni, competenze, memoria, linguaggio, capacità di attenzione. <strong>Che cosa succede quando la sclerosi multipla compare proprio mentre tutto questo sta accadendo?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È una delle domande che rendono la sclerosi multipla pediatrica qualcosa di più della stessa malattia diagnosticata qualche anno prima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’esordio prima dei 18 anni rappresenta una quota minoritaria dei casi di sclerosi multipla, ma ha caratteristiche specifiche che negli ultimi anni la ricerca ha imparato a conoscere meglio. Nei bambini e negli adolescenti la malattia tende infatti a presentare una maggiore attività infiammatoria rispetto alle forme a esordio adulto, con ricadute più frequenti e un maggiore carico di lesioni visibili alla risonanza magnetica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è però un apparente paradosso. Dopo una ricaduta bambini e ragazzi possono recuperare meglio e più rapidamente degli adulti e nelle prime fasi la disabilità fisica può essere meno evidente. Questo non significa che la malattia sia più “leggera”. Significa che è necessario guardare più lontano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché quando la sclerosi multipla esordisce molto presto, <strong>anche il tempo della malattia diventa più lungo</strong>. E soprattutto l’infiammazione e la demielinizzazione intervengono su un sistema nervoso centrale che sta ancora maturando.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È qui che la SM pediatrica mostra una delle sue specificità più importanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cervello durante l’infanzia e l’adolescenza non aumenta semplicemente di dimensioni. Maturano le reti neurali, prosegue la mielinizzazione, si sviluppano e consolidano funzioni cognitive fondamentali. Gli studi sulla SM pediatrica hanno mostrato che la malattia può interferire con questi processi e che attenzione, velocità di elaborazione delle informazioni, memoria, linguaggio e apprendimento sono aspetti da osservare nel tempo, accanto ai sintomi neurologici più facilmente riconoscibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo una difficoltà scolastica può avere anche un significato clinico. La fatica, un calo dell’attenzione o problemi di memoria non sono necessariamente mancanza di volontà o scarso impegno. Riconoscerli permette di intervenire e, quando necessario, di costruire strategie che accompagnino il bambino anche durante il percorso scolastico, sfruttando la plasticità neuronale ancora presente in età evolutiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prima ancora, però, bisogna arrivare alla diagnosi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E non sempre è semplice. Non esiste un sintomo esclusivo della sclerosi multipla né un singolo test in grado di diagnosticarla. Il percorso mette insieme storia clinica, visita neurologica, risonanza magnetica e altri accertamenti e deve escludere altre patologie infiammatorie e demielinizzanti del sistema nervoso centrale che possono manifestarsi in età pediatrica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche l’età conta. Un bambino può avere maggiore difficoltà di un adulto nel descrivere un disturbo della sensibilità, un&#8217;alterazione visiva o una sensazione insolita; alcuni sintomi possono essere transitori e altri essere inizialmente attribuiti a condizioni più comuni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Arrivare presto a una diagnosi corretta è importante anche perché <strong>è cambiato il modo di trattare la sclerosi multipla pediatrica</strong><strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le terapie modificanti il decorso della malattia hanno l’obiettivo di ridurre l’attività infiammatoria, le ricadute e l’accumulo di nuove lesioni. Negli ultimi anni le possibilità terapeutiche sono aumentate e sta crescendo l’attenzione verso un trattamento efficace fin dalle prime fasi, proprio per modificare il più possibile la traiettoria futura della malattia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Curare precocemente, però, non significa soltanto controllare ciò che appare in una risonanza magnetica. In un bambino significa provare a proteggere <strong>anni di sviluppo ancora da attraversare</strong><strong>.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È dentro questo scenario che AISM pubblica oggi <strong>“<a href="https://www.salute-e.it/wp-content/uploads/2026/09/10-COSE-SULLA-SM-PEDIATRICA_19-marzo.pdf">10 cose per conoscere la SM pediatrica”</a></strong>, una guida rivolta alle famiglie che porta le conoscenze sulla malattia dentro le situazioni della vita quotidiana: gli esami e le terapie, certamente, ma anche il dialogo con bambini e adolescenti, la scuola, l’attività fisica, il rapporto con insegnanti, educatori e allenatori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché la gestione della SM pediatrica inevitabilmente esce dall’ambulatorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un bambino continua a crescere mentre viene curato. Cambiano il corpo, le capacità cognitive, le richieste scolastiche, le relazioni, il bisogno di autonomia. Anche il modo di parlare della malattia deve quindi cambiare con lui: spiegare senza spaventare, rispondere alle domande senza costruire false certezze, lasciare progressivamente spazio alla consapevolezza e alle scelte del ragazzo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo stesso principio sarà al centro di <strong>#SonoMoltoAltro</strong>, l’incontro nazionale promosso da AISM il 10 e 11 ottobre a Genova per le famiglie di bambini e ragazzi con sclerosi multipla e patologie correlate. Genitori e caregiver potranno confrontarsi con specialisti provenienti da tutta Italia, mentre bambini e ragazzi avranno attività ed esperienze dedicate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto, in fondo, è contenuto proprio in quel nome.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando la sclerosi multipla comincia così presto, la medicina ha davanti una sfida particolare: <strong>curare una malattia che accompagnerà la crescita senza permettere che sia la malattia a decidere come quella crescita dovrà essere.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.salute-e.it/2026/09/21/sclerosi-multipla-pediatrica-le-10-cose-da-sapere/">Sclerosi multipla pediatrica, le 10 cose da sapere</a> proviene da <a href="https://www.salute-e.it">Salute è</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Chirurgia del seno: uno studio multicentrico internazionale (Italia &#8211; Grecia) apre nuove prospettive per il lipofilling</title>
		<link>https://www.salute-e.it/2026/09/17/chirurgia-del-seno-uno-studio-multicentrico-internazionale-italia-grecia-apre-nuove-prospettive-per-il-lipofilling/</link>
					<comments>https://www.salute-e.it/2026/09/17/chirurgia-del-seno-uno-studio-multicentrico-internazionale-italia-grecia-apre-nuove-prospettive-per-il-lipofilling/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Salute è]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 15:31:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Medicina estetica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.salute-e.it/?p=7082</guid>

					<description><![CDATA[<p>Uno studio multicentrico randomizzato, condotto in sei centri tra Italia e Grecia su 312 pazienti, ha confrontato il lipofilling tradizionale con quello arricchito da frazione vascolare stromale (SVF) nella chirurgia ricostruttiva ed estetica del seno. Coordinata dal Prof. Pietro Gentile (Università Tor Vergata) e dal Prof. Aris Sterodimas (Metropolitan General Hospital di Atene), la ricerca è stata pubblicata sull'autorevole Aesthetic Surgery Journal.</p>
<p>I risultati, monitorati con risonanza magnetica per un follow-up medio di circa 29 mesi, mostrano una ritenzione volumetrica del tessuto adiposo significativamente superiore nel gruppo trattato con SVF: 66,2% a 24 mesi contro il 49,8% del lipofilling standard. Anche la soddisfazione delle pazienti, misurata con il questionario BREAST-Q, è risultata più alta nel gruppo SVF, senza un aumento significativo delle complicanze rispetto alla tecnica tradizionale.</p>
<p>Gli autori sottolineano che la tecnica SVF, pur promettente, è più complessa e richiede competenze specialistiche consolidate. Sono inoltre necessari ulteriori studi per chiarire il contributo biologico specifico della SVF e per un monitoraggio a lungo termine, in particolare nelle pazienti con pregressa storia oncologica mammaria.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.salute-e.it/2026/09/17/chirurgia-del-seno-uno-studio-multicentrico-internazionale-italia-grecia-apre-nuove-prospettive-per-il-lipofilling/">Chirurgia del seno: uno studio multicentrico internazionale (Italia &#8211; Grecia) apre nuove prospettive per il lipofilling</a> proviene da <a href="https://www.salute-e.it">Salute è</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><em>Pubblicato su Aesthetic Surgery Journal, rivista di assoluto riferimento mondiale della chirurgia plastica, uno studio randomizzato, coordinato dal Prof. Pietro Gentile e con la partecipazione del Prof. Aris Sterodimas: a 24 mesi il tessuto adiposo arricchito con frazione stromale (SVF) mantiene un volume significativamente maggiore rispetto al lipofilling standard.</em></p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Una nuova prospettiva per la chirurgia ricostruttiva ed estetica della mammella arriva da uno studio multicentrico randomizzato che ha confrontato il lipofilling tradizionale con il trapianto di grasso arricchito con frazione vascolare stromale (SVF). Lo studio, dal titolo <em>“SVF-Enriched Versus Standard Fat Grafting for Breast Reconstruction and Augmentation: A Prospective Multicenter Comparative Randomized Study”</em>, coordinato da <strong>Pietro Gentile</strong>, professore associato di Chirurgia plastica dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, e da <strong>Aris Sterodimas</strong>, responsabile della Chirurgia plastica e ricostruttiva del Metropolitan General Hospital di Atene, è stato pubblicato su <em>Aesthetic Surgery Journal</em>, autorevole rivista internazionale di riferimento nel campo della chirurgia estetica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La ricerca ha coinvolto&nbsp;<strong>312 pazienti in sei centri italiani e greci</strong>, randomizzati in due gruppi, con un follow-up medio di circa 29 mesi. L’obiettivo principale era valutare, attraverso la risonanza magnetica, la quantità di tessuto adiposo mantenuta nel tempo dopo il trattamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I risultati mostrano una&nbsp;<strong>maggiore persistenza volumetrica del grasso nel gruppo trattato con SVF</strong>. A 12 mesi, la ritenzione media del lipofilling arricchito con SVF è risultata pari al <strong>71,8%</strong>, rispetto al&nbsp;<strong>56,4%</strong>&nbsp;osservato nel gruppo sottoposto a lipofilling standard. Il vantaggio è rimasto evidente anche a 24 mesi, con valori rispettivamente del&nbsp;<strong>66,2% e del 49,8%</strong>. Le differenze sono risultate statisticamente significative (<strong>p&lt;0,001</strong>).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la soddisfazione delle pazienti, misurata attraverso il questionario validato&nbsp;<strong>BREAST-Q</strong>, è risultata significativamente superiore nel gruppo SVF sia a 12 mesi sia a 24 mesi.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Complicanze e sicurezza</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Particolare attenzione è stata dedicata alla valutazione delle complicanze. Il <strong>tasso complessivo di complicanze</strong>&nbsp;è risultato pari al&nbsp;<strong>18,6%</strong>&nbsp;nel gruppo sottoposto a lipofilling standard e al&nbsp;<strong>14,1%</strong> nel gruppo trattato con SVF, senza differenze statisticamente significative tra i due gruppi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La&nbsp;necrosi adiposa&nbsp;è stata osservata nell’8,9% dei casi con tecnica standard e nel 5,1% con SVF (p=0,18), mentre la formazione di&nbsp;cisti oleose&nbsp;ha interessato rispettivamente il 6,4% e il 4,5% delle pazienti (p=0,42). Le&nbsp;infezioni&nbsp;sono state dell’1,9% nel gruppo standard e dell’1,3% nel gruppo SVF, mentre i&nbsp;sieromi hanno riguardato rispettivamente il 3,2% e il 2,6%. Nessuna delle differenze relative alle singole complicanze ha raggiunto la significatività statistica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante il periodo di follow-up&nbsp;<strong>non sono stati registrati casi di infezione grave, embolia polmonare o eventi oncologici avversi</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche gli esami di risonanza magnetica hanno evidenziato esclusivamente reperti postoperatori benigni, tra cui necrosi adiposa, cisti oleose e calcificazioni stabili, senza evidenziare pattern di enhancement sospetti attribuibili al lipofilling. Gli autori sottolineano tuttavia che&nbsp;sono necessari controlli prolungati, in particolare nelle pazienti con una precedente storia di tumore della mammella.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">«<strong>Questi risultati indicano una maggiore stabilità volumetrica del tessuto adiposo quando il lipofilling viene sottoposto al percorso di arricchimento con SVF – spiega Pietro Gentile – ma è importante interpretare i dati con rigore: lo studio ha valutato l’intero processo di preparazione del tessuto arricchito e non permette di attribuire il beneficio esclusivamente alla SVF. Saranno necessari ulteriori studi per chiarire il contributo biologico dei diversi passaggi. L&#8217;arricchimento con le SVF o, meglio, un tessuto adiposo con SVF maggiormente concentrata è stato ottenuto mediante</strong> <strong>procedure di &#8220;manipolazione minima&#8221;, basate prevalentemente su filtrazione, centrifugazione e lavaggio, nel pieno rispetto delle normative vigenti. Non sono infatti possibili espanzioni cellulari o culture al di fuori di un laboratorio GMP</strong>».</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Lo studio, pubblicato come&nbsp;<strong>Original Article</strong>&nbsp;e classificato con&nbsp;<strong>Level of Evidence 1 (Therapeutic)</strong>, evidenzia inoltre il ruolo della&nbsp;<strong>risonanza magnetica tridimensionale</strong> come metodo standardizzato e riproducibile per la valutazione della persistenza volumetrica dopo il lipofilling mammario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli autori precisano che la tecnica SVF è più complessa rispetto al lipofilling convenzionale e richiede una pratica clinica consolidata, testimoniata da pubblicazioni scientifiche nel campo, ulteriori procedure di processamento del tessuto adiposo, apparecchiature, tempi operativi e specifici controlli di qualità.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La ricerca apre quindi una prospettiva di interesse nell’ambito della <strong>chirurgia plastica rigenerativa della mammella</strong>. Gli stessi autori sottolineano tuttavia la necessità di ulteriori studi prospettici, follow-up più lunghi e ulteriori approfondimenti sul contributo biologico specifico della SVF. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.salute-e.it/2026/09/17/chirurgia-del-seno-uno-studio-multicentrico-internazionale-italia-grecia-apre-nuove-prospettive-per-il-lipofilling/">Chirurgia del seno: uno studio multicentrico internazionale (Italia &#8211; Grecia) apre nuove prospettive per il lipofilling</a> proviene da <a href="https://www.salute-e.it">Salute è</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Funghi medicinali: gli alleati silenziosi che l&#8217;autunno ci mette a disposizione </title>
		<link>https://www.salute-e.it/2026/09/15/funghi-medicinali-gli-alleati-silenziosi-che-lautunno-ci-mette-a-disposizione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Rossella Pappada]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 09:55:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mente e Corpo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.salute-e.it/?p=7079</guid>

					<description><![CDATA[<p>Con l'arrivo dell'autunno, il corpo chiede spesso un sostegno diverso: stanchezza, difese immunitarie più fragili, energia che sembra svanire. È in questo periodo che i funghi medicinali, utilizzati da secoli nella tradizione orientale, tornano al centro dell'attenzione, oggi supportati anche da studi scientifici sempre più rigorosi. Dall'Hericium erinaceus, alleato della lucidità mentale e della memoria, al Cordyceps, che sostiene un'energia costante senza sovraccaricare l'organismo, fino allo Shiitake, delicato e adatto anche a un uso alimentare quotidiano, ogni fungo racconta una storia diversa fatta di tradizione e ricerca.</p>
<p>Accanto a questi, il Chaga si distingue per le sue potenzialità antiossidanti, il Maitake per il possibile sostegno all'equilibrio metabolico, e il Reishi per l'azione calmante su stress e sonno disturbato. Non tutti vantano lo stesso livello di conferme scientifiche, ma insieme compongono un ventaglio di opzioni naturali da conoscere e valutare con criterio.</p>
<p>La qualità del prodotto scelto fa però la differenza: estratti standardizzati in beta-glucani, provenienza tracciabile e assenza di eccipienti inutili sono elementi chiave per ottenere risultati reali, che in genere emergono dopo 6-8 settimane di assunzione costante. I funghi medicinali restano un supporto prezioso, non un sostituto di uno stile di vita sano o di una terapia medica, e vanno sempre introdotti con il consiglio di un professionista.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.salute-e.it/2026/09/15/funghi-medicinali-gli-alleati-silenziosi-che-lautunno-ci-mette-a-disposizione/">Funghi medicinali: gli alleati silenziosi che l&#8217;autunno ci mette a disposizione </a> proviene da <a href="https://www.salute-e.it">Salute è</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è un momento, ogni anno, in cui percepisco il cambio di stagione ancora prima di guardare il calendario. Le giornate si accorciano, la luce cambia colore, e nel mio studio iniziano a sedersi persone con lo stesso identico racconto: &#8220;Mi sento sempre stanca&#8221;, &#8220;prendo tutti i malanni che girano&#8221;, &#8220;non ho più energia come prima&#8221;. Non è suggestione. È il corpo che, con l&#8217;arrivo dell&#8217;autunno, chiede un sostegno diverso rispetto all&#8217;estate.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è proprio in questo momento dell&#8217;anno che, nella mia pratica, torno sempre agli stessi vecchi amici: i <em>funghi medicinali</em>. Non come moda del momento, ma come una tradizione millenaria — usati da secoli in Oriente — che oggi la ricerca sta iniziando a guardare con strumenti più rigorosi, distinguendo cosa è davvero supportato da studi sull&#8217;uomo e cosa resta ancora nel campo della tradizione.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Voglio raccontarveli uno per uno, come farei seduta con un cliente: con qualche numero concreto dove la scienza ce lo permette, ma senza perdere di vista quello che davvero conta nella pratica quotidiana.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Hericium (Lion&#8217;s Mane): il fungo della lucidità mentale&nbsp;</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Se dovessi scegliere un fungo per rappresentare l&#8217;autunno, sarebbe questo. L&#8217;<em>Hericium erinaceus</em> — conosciuto anche come &#8220;criniera di leone&#8221; per il suo aspetto bianco e filamentoso — è diventato negli ultimi anni il protagonista di chi cerca chiarezza mentale, concentrazione, memoria che non &#8220;scivola via&#8221;. Ed è anche il fungo su cui la ricerca ha prodotto i risultati più incoraggianti: uno studio del 2026 su oltre 100 adulti con difficoltà cognitive percepite ha osservato, dopo otto settimane di assunzione quotidiana, miglioramenti misurabili nella memoria di lavoro e nella qualità del sonno rispetto a chi aveva preso un placebo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo consiglio spesso a chi torna dalle vacanze con quella sensazione di nebbia in testa, quella difficoltà a rimettersi a fuoco dopo settimane di relax. Non è un caffè travestito da integratore: agisce in modo più profondo e graduale, sostenendo il benessere del sistema nervoso nel tempo. Chi lo prende con costanza mi racconta spesso di sentirsi &#8220;più presente&#8221;, meno disperso — e qui la sensazione soggettiva e i dati, per una volta, vanno nella stessa direzione.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Chaga: lo scudo che viene dal freddo&nbsp;</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il Chaga (<em>Inonotus obliquus</em>) cresce sulle betulle nei climi più rigidi — Siberia, Scandinavia, Canada — ed è come se portasse con sé la resistenza di quei territori. Ha un colore scuro, quasi carbone, e un sapore terroso che a molti ricorda il caffè.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">È il fungo che scelgo quando il terreno è quello del sostegno generale dell&#8217;organismo nei mesi più freddi: le ricerche di laboratorio gli riconoscono una capacità antiossidante tra le più alte fra i funghi medicinali studiati. Va detto con onestà, però, che gli studi clinici veri e propri sull&#8217;uomo sono ancora pochi: qui la tradizione corre più veloce della conferma scientifica. Lo trovo comunque particolarmente adatto a chi tende ad ammalarsi spesso proprio nei cambi di stagione, magari in un mix con altri funghi più documentati.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Shiitake: il classico che non tramonta mai&nbsp;</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Lo Shiitake (<em>Lentinula edodes</em>) è probabilmente il più familiare tra tutti — lo troviamo anche in cucina, nei risotti e nelle zuppe — ma il suo valore va ben oltre il piatto. Uno studio dell&#8217;Università della Florida, su oltre 50 adulti sani, ha mostrato che consumarne 5-10 grammi al giorno per un mese, semplicemente&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">come alimento, migliora alcuni marcatori dell&#8217;immunità delle mucose: è uno dei pochi casi in cui non serve nemmeno un estratto per ottenere un effetto misurabile.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi piace consigliarlo a chi vuole iniziare un percorso di micoterapia senza stravolgimenti: è delicato, ben tollerato, e si presta bene ad un uso alimentare quotidiano oltre che in estratto.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cordyceps: l&#8217;energia che non stressa&nbsp;</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il Cordyceps ha una storia curiosa — cresce naturalmente sui bruchi ad alta quota, sull&#8217;altopiano tibetano, anche se oggi le versioni in commercio sono coltivate in modo controllato. È il fungo a cui penso quando qualcuno mi dice &#8220;non ho più energia, ma non voglio prendere qualcosa che mi carichi troppo&#8221;.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">A differenza di uno stimolante classico, il Cordyceps lavora sul concetto di energia sostenibile: uno studio recente ha osservato, dopo otto settimane di assunzione regolare, un aumento dell&#8217;attività delle cellule immunitarie di tipo Natural Killer sia negli uomini sia nelle donne. Non ti dà una scarica e poi ti lascia a terra, ma sostiene la vitalità nel tempo — anche se qui la qualità dell&#8217;estratto scelto fa davvero la differenza, perché non tutti i prodotti in commercio si sono dimostrati ugualmente efficaci negli studi. Lo trovo perfetto per chi affronta ritmi intensi — lavoro, famiglia, sport — e ha bisogno di reggere senza bruciarsi.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Maitake: l&#8217;equilibrio metabolico spesso dimenticato&nbsp;</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il Maitake (<em>Grifola frondosa</em>), il cui nome giapponese significa &#8220;fungo che danza&#8221;, è forse il meno conosciuto tra questi ma merita decisamente più attenzione. Un piccolo studio su persone con glicemia borderline ha osservato una riduzione dei trigliceridi dopo poche settimane di assunzione, anche se la ricerca sull&#8217;uomo è ancora limitata rispetto a quella condotta sui modelli animali. Nella mia esperienza è particolarmente utile per chi ha un rapporto complesso con il metabolismo degli zuccheri o con il peso corporeo, e cerca un sostegno naturale che accompagni — mai sostituisca — le buone abitudini alimentari.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Reishi: il fungo della calma, per chi vuole chiudere il cerchio&nbsp;</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Non potevo non citarlo: il Reishi (<em>Ganoderma lucidum</em>) è forse il più &#8220;antico&#8221; nell&#8217;uso tradizionale, chiamato in Cina &#8220;fungo dell&#8217;immortalità&#8221;. Anche qui la ricerca clinica è meno estesa rispetto a Hericium, Shiitake o Cordyceps, ma nella pratica lo scelgo spesso in combinazione con gli altri quando il tema centrale è lo stress, il sonno disturbato, quella tensione di fondo che tanti portano addosso senza nemmeno accorgersene.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come li uso davvero, nella pratica&nbsp;</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Qui arrivo al punto che più mi sta a cuore, perché è quello che fa davvero la differenza: <strong>non tutti i prodotti in commercio si equivalgono</strong>. Un estratto scarsamente standardizzato può semplicemente non contenere le quantità di principio attivo usate negli studi. Sul mercato trovate polvere di fungo essiccato, capsule, estratti liquidi, tisane. La qualità cambia moltissimo, e non è un dettaglio da poco.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando scelgo un prodotto per me o per chi seguo, guardo sempre:&nbsp;</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>se è un <strong>estratto standardizzato in beta-glucani</strong>, idealmente sopra il 20-30%, e non semplice polvere di fungo macinato (l&#8217;estrazione concentra i principi attivi in modo molto più efficace) — con l&#8217;eccezione dello Shiitake, dove abbiamo visto che anche l&#8217;alimento intero funziona; </li>



<li>la <strong>provenienza del micelio o del corpo fruttifero</strong>, perché non tutte le parti del fungo contengono le stesse sostanze; </li>
</ul>



<ul class="wp-block-list">
<li>l&#8217;assenza di <strong>cariche o eccipienti inutili</strong> che diluiscono il prodotto. </li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Non è marketing, è la differenza tra un rimedio che funziona davvero e uno che resta semplicemente sullo scaffale della dispensa. E vale anche la pena di darsi tempo: quasi tutti gli studi citati misurano gli effetti dopo 6-8 settimane di assunzione costante, non dopo pochi giorni.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un&#8217;ultima cosa, prima di iniziare&nbsp;</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">I funghi medicinali sono un supporto, non una bacchetta magica, e non sostituiscono uno stile di vita sano né tantomeno una terapia medica quando serve. Vanno scelti con criterio, magari uno alla volta all&#8217;inizio, per capire come il proprio corpo risponde, e sempre — questo lo dico sempre ai miei clienti — con il consiglio di un professionista che conosca la vostra storia specifica.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Detto questo, se c&#8217;è un momento dell&#8217;anno in cui vale la pena conoscerli meglio, è proprio questo. L&#8217;autunno chiede un sostegno gentile ma costante, ed è esattamente quello che la natura, ancora una volta, ci mette a disposizione.&nbsp;</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Fonti&nbsp;</strong></h3>



<ul class="wp-block-list">
<li><em>Studio randomizzato, controllato con placebo, su 109 adulti (40-75 anni) con difficoltà cognitive soggettive: 8 settimane di supplementazione con Hericium erinaceus, effetti su memoria di lavoro e qualità del sonno. medRxiv, 2026. </em></li>



<li><em>Dai X. et al., &#8220;Consuming Lentinula edodes (Shiitake) Mushrooms Daily Improves Human Immunity: A Randomized Dietary Intervention in Healthy Young Adults&#8221;, Journal of the American College of Nutrition, 2015. </em></li>



<li><em>Ontawong A. et al., &#8220;A randomized controlled clinical trial examining the effects of Cordyceps militaris beverage on the immune response in healthy adults&#8221;, Scientific Reports, 2024, DOI: 10.1038/s41598-024-58742-z. </em></li>



<li><em>Studio pilota su 10 soggetti prediabetici: supplementazione con estratto di Grifola frondosa (Maitake) a basso peso molecolare, 4 settimane, effetti su trigliceridi. </em></li>



<li><em>Revisione della letteratura su Inonotus obliquus (Chaga): attività antiossidante comparata tra funghi medicinali, prevalentemente studi in vitro e preclinici. </em></li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.salute-e.it/2026/09/15/funghi-medicinali-gli-alleati-silenziosi-che-lautunno-ci-mette-a-disposizione/">Funghi medicinali: gli alleati silenziosi che l&#8217;autunno ci mette a disposizione </a> proviene da <a href="https://www.salute-e.it">Salute è</a>.</p>
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			</item>
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		<title>Carta, penna e cervello: perché scrivere a mano aiuta la mente</title>
		<link>https://www.salute-e.it/2026/09/10/carta-penna-e-cervello-perche-scrivere-a-mano-aiuta-la-mente/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrica Marcenaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Sep 2026 08:42:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ricerca]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.salute-e.it/?p=7073</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nell'era di smartphone e tastiere, la scrittura a mano si conferma un gesto tutt'altro che superato. Una ricerca condotta dalla Norwegian University of Science and Technology (NTNU), pubblicata su Frontiers in Psychology, ha analizzato attraverso registrazioni EEG ad alta densità l'attività cerebrale di studenti universitari mentre scrivevano a mano o digitavano su tastiera. I risultati mostrano che scrivere a penna attiva schemi di connettività cerebrale più ricchi e complessi rispetto alla digitazione, coinvolgendo in modo più intenso le aree del cervello legate all'elaborazione e all'integrazione delle informazioni.</p>
<p>La spiegazione risiede nella natura multisensoriale della scrittura manuale: coordinare occhio, mano e movimento, controllare la pressione del tratto e seguire la forma di ogni lettera richiede un impegno motorio e cognitivo molto più sofisticato del semplice premere un tasto. Questa maggiore "ricchezza" del gesto sembra favorire i processi di codifica e organizzazione delle informazioni, con benefici potenziali per memoria e apprendimento. Anche la minore velocità della scrittura a mano gioca un ruolo positivo, perché costringe a selezionare e rielaborare i contenuti anziché trascriverli meccanicamente.</p>
<p>Lo studio non intende demonizzare la tecnologia, che resta uno strumento prezioso per velocità, correzione e condivisione dei contenuti, ma invita a riflettere sull'importanza di mantenere spazio per la scrittura manuale, specialmente in ambito scolastico. Eliminare troppo rapidamente carta e penna a favore della digitalizzazione potrebbe privare bambini e ragazzi di un prezioso allenamento per il coordinamento tra percezione, movimento e pensiero.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><em>Nell’era di smartphone e tastiere, la penna si prende la sua rivincita. Una ricerca norvegese rivela che il gesto della scrittura attiva il cervello in modo più ricco e complesso, con possibili vantaggi per memoria e apprendimento</em></p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">C’è chi ormai prende appunti soltanto sul tablet, chi compila la lista della spesa sullo smartphone e chi si accorge, davanti a un foglio bianco, di avere quasi dimenticato come si scrive per più di dieci minuti consecutivi. La tastiera ha vinto? Forse nella vita quotidiana. Ma il nostro cervello sembra avere ancora parecchia simpatia per carta e penna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A riportare l’attenzione su un gesto tanto antico quanto familiare è una ricerca condotta alla Norwegian University of Science and Technology (NTNU) e pubblicata su <em>Frontiers in Psychology e</em> recentemente oggetto di un articolo su <em>Mondosanità</em>. Il punto interessante non è stabilire una gara tra penna e computer, ma capire che cosa succede nel cervello quando utilizziamo l’una oppure l’altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E la differenza, osservata attraverso l’attività elettrica cerebrale, c’è.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando scriviamo a mano compiamo un’operazione molto più sofisticata di quanto sembri. Per tracciare anche una semplice parola dobbiamo controllare il movimento della mano, dosare la pressione, seguire con gli occhi ciò che stiamo producendo e modificare continuamente direzione e forma del tratto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni lettera richiede una sua traiettoria. E nel corsivo il gioco diventa ancora più articolato, perché un segno deve accompagnare quello successivo in una sequenza fluida.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Digitare è diverso: per quanto possiamo essere velocissimi sulla tastiera, il gesto fondamentale resta la pressione di un tasto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio questa maggiore ricchezza del movimento sembra fare la differenza. I ricercatori norvegesi hanno studiato l&#8217;attività cerebrale di studenti universitari attraverso registrazioni EEG ad alta densità, confrontando ciò che accadeva mentre scrivevano e mentre digitavano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante la scrittura manuale sono emersi schemi di connettività cerebrale più complessi, soprattutto in regioni coinvolte nell’elaborazione e nell’integrazione delle informazioni. In altre parole, mentre la mano costruisce le lettere, diverse aree del cervello sembrano “parlarsi” più intensamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché questo dovrebbe aiutarci a imparare?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una possibile spiegazione sta nella quantità di informazioni che il cervello deve mettere insieme. Scrivendo non vediamo soltanto una parola: la produciamo fisicamente. Sentiamo la penna scorrere, osserviamo il segno comparire, coordiniamo occhio e mano e programmiamo il movimento successivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un piccolo concerto di vista, tatto e movimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa partecipazione multisensoriale può creare condizioni favorevoli ai processi che permettono di codificare e organizzare le informazioni, passaggi importanti per l’apprendimento e la memoria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è poi un altro aspetto molto concreto. A mano siamo inevitabilmente più lenti. E quella che nell’epoca della velocità potrebbe sembrare una seccatura può trasformarsi in un vantaggio: non potendo trascrivere tutto, siamo più facilmente portati a selezionare, sintetizzare e rielaborare quello che ascoltiamo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Insomma, qualche volta andare piano può significare pensare di più.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Computer e tablet hanno enormi vantaggi: permettono di scrivere velocemente, correggere, archiviare e condividere contenuti e sono strumenti indispensabili nello studio e nel lavoro. La ricerca, piuttosto, suggerisce che scrittura manuale e digitazione non sono due versioni perfettamente intercambiabili della stessa attività.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Coinvolgono il corpo in maniera differente e, di conseguenza, anche il cervello risponde in modo diverso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La questione diventa particolarmente interessante a scuola. Se carta e penna venissero eliminate troppo rapidamente in nome della digitalizzazione, bambini e ragazzi potrebbero perdere occasioni per esercitare quel raffinato coordinamento tra percezione, movimento e pensiero che accompagna la scrittura manuale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non significa riempire quaderni di pagine e pagine di bella calligrafia né dichiarare guerra agli schermi. Significa conservare nel percorso educativo un equilibrio tra competenze digitali e attività manuali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per anni si è discusso se abbia ancora senso insegnarlo nell’era degli smartphone. Guardandolo dal punto di vista del cervello, però, il corsivo acquista un interesse nuovo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è soltanto una questione estetica o una tradizione scolastica da difendere per nostalgia. È un&#8217;attività motoria fine nella quale il cervello deve pianificare e realizzare una successione continua di movimenti diversi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La lezione più curiosa dello studio norvegese è forse proprio questa: non tutto ciò che diventa tecnologicamente superfluo diventa automaticamente inutile per il nostro cervello.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Possiamo mandare un messaggio in pochi secondi, dettare un testo allo smartphone e perfino lasciare che un software completi le nostre frasi. Ma ogni tanto vale ancora la pena prendere un foglio e scrivere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Magari gli appunti di una riunione. Una lista di cose da ricordare. Due righe di diario. O quella formula che proprio non vuole entrarci in testa. Perché, mentre crediamo semplicemente di muovere una penna, stiamo allenando il nostro cervello.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.salute-e.it/2026/09/10/carta-penna-e-cervello-perche-scrivere-a-mano-aiuta-la-mente/">Carta, penna e cervello: perché scrivere a mano aiuta la mente</a> proviene da <a href="https://www.salute-e.it">Salute è</a>.</p>
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		<title>Intestino dopo le vacanze: AIGO sfata il mito del detox</title>
		<link>https://www.salute-e.it/2026/09/04/intestino-dopo-le-vacanze-aigo-sfata-il-mito-del-detox/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paola Piovesana]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Sep 2026 07:31:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il rientro dalle vacanze porta spesso gonfiore, stitichezza, difficoltà digestive e reflusso, complice il cambio di orari, l'alimentazione più abbondante e la ridotta attività fisica. È in questo periodo che tornano di moda diete detox, digiuni e prodotti "depurativi", ma secondo Claudio Londoni, della Commissione AIGO di Neuro-Gastroenterologia, l'intestino non ha bisogno di essere ripulito: deve semplicemente ritrovare le proprie abitudini regolari.</p>
<p>Riprendere gradualmente orari dei pasti costanti, un'adeguata idratazione, movimento fisico e sonno regolare rappresenta già una forma di "terapia naturale" per il sistema digerente. Attenzione però agli aumenti bruschi di fibre, che possono peggiorare temporaneamente il gonfiore: l'incremento va fatto gradualmente, fino a raggiungere i 22-34 grammi giornalieri raccomandati.</p>
<p>Il concetto di "detox" non corrisponde a una procedura medica riconosciuta: fegato, reni e intestino possiedono già meccanismi fisiologici efficaci di eliminazione delle sostanze. Anche probiotici e fermenti lattici non funzionano come un "reset" universale. Il vero recupero dell'equilibrio intestinale passa da abitudini quotidiane sane, mentre sintomi persistenti o importanti (sangue nelle feci, perdita di peso, dolore addominale intenso) richiedono sempre una valutazione medica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.salute-e.it/2026/09/04/intestino-dopo-le-vacanze-aigo-sfata-il-mito-del-detox/">Intestino dopo le vacanze: AIGO sfata il mito del detox</a> proviene da <a href="https://www.salute-e.it">Salute è</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><em>Gonfiore, stitichezza, digestione difficile e reflusso possono comparire dopo settimane di abitudini diverse. Claudio Londoni, Commissione AIGO di Neuro-Gastroenterologia: «L&#8217;intestino non ha bisogno di essere ripulito, ma di ritrovare le proprie abitudini»</em></p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Pasti più abbondanti, orari diversi, cene tardive, maggiore consumo di alcol, meno movimento e un ritmo sonno-veglia differente dal solito. <strong>Al rientro dalle vacanze è frequente avvertire gonfiore, irregolarità intestinale, stitichezza, pesantezza, difficoltà digestive o reflusso.</strong> Ed è proprio in questo periodo che tornano di moda diete &#8220;detox&#8221;, digiuni e prodotti per &#8220;ripulire&#8221; l&#8217;intestino e cancellare in pochi giorni gli eccessi delle settimane precedenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal punto di vista gastroenterologico, però, il punto di partenza è un altro.&nbsp;<em>«L&#8217;intestino non ha bisogno di essere ripulito: ha soprattutto bisogno di ritrovare le proprie abitudini»</em>, spiega&nbsp;<strong>Claudio Londoni, responsabile della Struttura Semplice di Endoscopia digestiva di Rivolta d&#8217;Adda, ASST Crema, e componente della Commissione AIGO di Neuro-Gastroenterologia</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;apparato digerente è un sistema dinamico, regolato non soltanto da ciò che mangiamo, ma anche da orari dei pasti, attività fisica, sonno e interazioni con il sistema nervoso. Anche il rapporto fra ritmi circadiani, alimentazione, microbiota e motilità intestinale è oggi oggetto di numerosi studi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Riprendere gradualmente le normali abitudini può quindi rappresentare già una sorta di &#8220;terapia naturale&#8221;. Mangiare a orari regolari fornisce stimoli più prevedibili alla motilità gastrointestinale, mentre sonno e movimento contribuiscono alla fisiologia dell&#8217;apparato digerente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un esempio è il&nbsp;<strong>riflesso gastro-colico</strong>: dopo aver mangiato, l&#8217;ingresso del cibo nello stomaco attiva segnali nervosi e ormonali che aumentano la motilità del colon. È uno dei motivi per cui molte persone avvertono lo stimolo a evacuare dopo la colazione.&nbsp;<em>«Quando ci si sente un po&#8217; &#8220;bloccati&#8221;, può essere più utile concedersi il giusto tempo per la colazione, bere adeguatamente e non ignorare lo stimolo evacuativo, piuttosto che ricorrere immediatamente a prodotti lassativi»</em>, sottolinea Londoni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche camminare e riprendere una regolare attività fisica può favorire la motilità intestinale e, insieme a un&#8217;alimentazione equilibrata e a un adeguato apporto di liquidi e fibre, rappresenta uno dei primi interventi consigliati nella gestione della stitichezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio sulle&nbsp;<strong>fibre</strong>&nbsp;è però facile commettere un errore. Dopo settimane di alimentazione meno regolare si può essere tentati di aumentare bruscamente frutta, verdura, legumi e cereali integrali con l&#8217;obiettivo di &#8220;depurarsi&#8221;. Le fibre sono fondamentali, ma vanno aumentate gradualmente: una parte viene fermentata dai batteri intestinali e un incremento troppo rapido può aumentare temporaneamente la produzione di gas. Il risultato può essere paradossale: più fibre e più gonfiore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per la maggior parte degli adulti il riferimento è un apporto quotidiano di circa&nbsp;<strong>22-34 grammi di fibre</strong>, da adattare alle caratteristiche individuali e accompagnare con un&#8217;adeguata introduzione di liquidi. Il gonfiore, inoltre, non dipende necessariamente dalla quantità di cibo ingerita.&nbsp;<em>«Può dipendere dalla presenza di gas, dalla fermentazione di alcuni carboidrati, dalla distensione intestinale e anche dalla diversa sensibilità con cui ciascuno percepisce ciò che accade nel proprio addome»</em>, spiega Londoni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È qui che si inserisce uno dei falsi miti più diffusi del rientro: la necessità di &#8220;disintossicare&#8221; l&#8217;organismo.&nbsp;<em>«Non esiste una necessità gastroenterologica di fare una dieta detox dopo le vacanze»</em>, afferma Londoni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il termine&nbsp;<strong>&#8220;detox&#8221;</strong>&nbsp;non identifica infatti una procedura medica standardizzata per &#8220;ripulire&#8221; l&#8217;intestino. Le prove cliniche disponibili non dimostrano in modo solido la capacità delle cosiddette diete detox di eliminare generiche &#8220;tossine&#8221;. Fegato, reni, intestino e altri organi possiedono già sofisticati meccanismi fisiologici di trasformazione ed eliminazione delle sostanze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per una persona sana l&#8217;obiettivo, quindi, non dovrebbe essere &#8220;eliminare le tossine&#8221;, ma recuperare progressivamente un&#8217;alimentazione equilibrata e uno stile di vita regolare. Anche i prodotti utilizzati per &#8220;svuotare&#8221; rapidamente l&#8217;intestino non dovrebbero diventare una risposta automatica a pochi giorni di irregolarità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo stesso vale per&nbsp;<strong>probiotici e cosiddetti fermenti lattici</strong>, spesso assunti come una sorta di reset intestinale.&nbsp;<strong>Non esiste un probiotico universale capace di rimettere a posto l&#8217;intestino o annullare gli eccessi alimentari</strong>. La loro utilità dipende dal disturbo, dal ceppo utilizzato e dalla situazione clinica. Più in generale, il funzionamento dell&#8217;intestino risente dell&#8217;insieme delle nostre abitudini: alimentazione, fibre, attività fisica, sonno, regolarità dei pasti e gestione dello stress.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rientro può farsi sentire anche nella parte alta dell&#8217;apparato digerente. Pasti abbondanti o ricchi di grassi, consumo di alcol, cene tardive e coricarsi poco dopo aver mangiato possono favorire, nelle persone predisposte, pesantezza, ripienezza, bruciore e reflusso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La&nbsp;<strong>dispepsia</strong>&nbsp;può manifestarsi con ripienezza dopo il pasto, sazietà precoce, gonfiore, nausea o frequenti eruttazioni. Il&nbsp;<strong>reflusso gastroesofageo</strong>&nbsp;è invece legato alla risalita del contenuto gastrico nell&#8217;esofago. Sono fenomeni distinti, anche se possono presentarsi insieme.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche in questo caso la risposta non dovrebbe essere una dieta drastica e punitiva, ma il ritorno a pasti più regolari e moderati e l&#8217;individuazione delle abitudini o degli alimenti che, nel singolo individuo, peggiorano i sintomi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non esiste un numero di giorni valido per tutti per tornare alla normalità. Dopo un viaggio o un periodo di abitudini diverse, una temporanea modificazione dell&#8217;alvo può essere fisiologica e spesso il ritorno alla routine è sufficiente perché i sintomi si riducano. Conta soprattutto il loro andamento.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.salute-e.it/2026/09/04/intestino-dopo-le-vacanze-aigo-sfata-il-mito-del-detox/">Intestino dopo le vacanze: AIGO sfata il mito del detox</a> proviene da <a href="https://www.salute-e.it">Salute è</a>.</p>
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		<title>La longevità parte dall’intestino</title>
		<link>https://www.salute-e.it/2026/09/01/la-longevita-parte-dallintestino/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Anna Colucci]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2026 09:13:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[La cucina della longevità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il microbiota intestinale è oggi uno dei protagonisti della ricerca scientifica legata alla longevità, intesa non come semplice durata della vita ma come capacità di preservare nel tempo salute, autonomia e qualità della vita. Un ruolo centrale in questo equilibrio è svolto dalle fibre alimentari, presenti in legumi, cereali integrali, frutta e verdura: una parte di esse raggiunge il colon, dove viene fermentata dai microrganismi intestinali con la produzione di acidi grassi a corta catena, sostanze importanti per la fisiologia dell'ambiente intestinale.</p>
<p>Le fibre, però, non sono tutte uguali: differiscono per struttura, solubilità e viscosità, caratteristiche che ne determinano gli effetti. Lo psillio, ad esempio, forma a contatto con l'acqua una massa viscosa ed è stato studiato non solo per la regolarità intestinale, ma anche in relazione al metabolismo di carboidrati e lipidi, con effetti favorevoli osservati su colesterolo totale, LDL e alcuni parametri glicemici.</p>
<p>Su questo filone di ricerca si inserisce SCM Nutraver® Fibra, formulazione a base di psillio e crusca di riso tostata sviluppata da SCM Nutraceutici Universitari, spin-off del Dipartimento di Farmacia dell'Università "Gabriele d'Annunzio" di Chieti-Pescara. Un esempio concreto di dialogo tra ricerca universitaria e nutraceutica, da intendersi sempre come strumento complementare a una dieta varia ed equilibrata, e non come sostituto di essa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.salute-e.it/2026/09/01/la-longevita-parte-dallintestino/">La longevità parte dall’intestino</a> proviene da <a href="https://www.salute-e.it">Salute è</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è un ecosistema che portiamo con noi ogni giorno. È popolato da miliardi di microrganismi ed è profondamente influenzato anche da ciò che scegliamo di mettere nel piatto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È il <strong>microbiota intestinale</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi anni è diventato uno dei protagonisti della ricerca scientifica. Non perché custodisca una formula segreta per vivere cent’anni, ma perché l’intestino è uno dei luoghi nei quali alimentazione, metabolismo e salute entrano quotidianamente in relazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è questo il significato di longevità che ci interessa.</p>



<h4 class="wp-block-heading">Non vivere il maggior numero possibile di anni, ma costruire nel tempo le condizioni per preservare salute, autonomia e qualità della vita.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Una parte di questo percorso comincia proprio dalla cucina.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quando mangiamo, non nutriamo soltanto noi stessi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Pensiamo a un piatto di pasta e ceci. A una zuppa di orzo e verdure. A una mela mangiata con la buccia. Oppure a una colazione con avena, frutta e noci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono alimenti diversi, ma hanno qualcosa in comune: contengono <strong>fibre</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una parte delle componenti che non vengono digerite nell’intestino tenue prosegue il proprio viaggio fino al colon. Qui alcune possono essere utilizzate dai microrganismi intestinali attraverso processi di fermentazione, con la produzione anche di <strong>acidi grassi a corta catena</strong>, sostanze coinvolte nella fisiologia dell’ambiente intestinale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In altre parole, quando scegliamo cosa mangiare, <strong>non stiamo nutrendo soltanto noi stessi: stiamo contribuendo anche a creare l’ambiente in cui vive il nostro microbiota</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed ecco perché una parola diventa particolarmente importante: <strong>varietà</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Legumi, ortaggi, frutta, cereali integrali, semi e frutta a guscio non devono comparire tutti nello stesso pasto. È più importante che si alternino nel corso della settimana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La biodiversità, in fondo, comincia anche nel carrello.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Fibre: non servono soltanto alla regolarità</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per molto tempo abbiamo associato le fibre quasi automaticamente alla funzione intestinale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Mangia più fibre” è probabilmente una delle prime raccomandazioni che riceviamo quando l’intestino diventa pigro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È corretto, ma è soltanto una parte della storia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le fibre non sono tutte uguali.</strong> Differiscono per struttura, solubilità, fermentescibilità e viscosità. E proprio queste caratteristiche ne influenzano gli effetti fisiologici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alcune vengono maggiormente fermentate dal microbiota, altre trattengono acqua, altre ancora – come lo <strong>psillio</strong> – a contatto con l’acqua formano una massa viscosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è proprio questa caratteristica a renderlo interessante non soltanto per la regolarità intestinale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le fibre viscose sono state studiate anche in relazione al <strong>metabolismo dei carboidrati e dei lipidi</strong>. Le evidenze disponibili sullo psillio mostrano effetti favorevoli sul colesterolo totale e LDL e, soprattutto nelle persone che presentano alterazioni del controllo glicemico, su alcuni parametri della glicemia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non significa trasformare una fibra in un farmaco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Significa comprendere che <strong>parlare di fibre significa parlare anche di salute metabolica e prevenzione</strong>. Due aspetti che diventano centrali quando intendiamo la longevità come qualità della salute nel corso degli anni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quando la ricerca universitaria arriva nella quotidianità</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è proprio sullo studio e sull’impiego delle fibre che la ricerca continua a sviluppare nuove applicazioni.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.salute-e.it/wp-content/uploads/2026/09/universita-chieti.avif" alt="" class="wp-image-7066" srcset="https://www.salute-e.it/wp-content/uploads/2026/09/universita-chieti.avif 1024w, https://www.salute-e.it/wp-content/uploads/2026/09/universita-chieti-300x169.avif 300w, https://www.salute-e.it/wp-content/uploads/2026/09/universita-chieti-768x432.avif 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Un esempio arriva dall’<strong>Università degli Studi “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara</strong>, dove nel 2024 è nato <strong>SCM Nutraceutici Universitari</strong>, spin-off del Dipartimento di Farmacia fondato dai docenti Azzurra Stefanucci, Christian Celia e Adriano Mollica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i primi risultati di questo percorso troviamo <strong>SCM Nutraver® Fibra</strong>, una formulazione a base di psillio e crusca di riso tostata, nata dall’incontro tra competenze della ricerca nutraceutica e applicazioni rivolte alla quotidianità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La presenza dello psillio rende la formulazione particolarmente interessante nel contesto di cui abbiamo parlato: una fibra conosciuta per il supporto alla regolarità intestinale e studiata dalla letteratura scientifica anche in relazione al metabolismo glucidico e lipidico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nutraver diventa così un esempio concreto del possibile dialogo tra <strong>ricerca universitaria, nutrizione e nutraceutica</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’integrazione, naturalmente, non sostituisce una dieta varia ed equilibrata e deve essere utilizzata in modo appropriato. Può però rappresentare uno strumento complementare quando l’alimentazione non consente di raggiungere determinati obiettivi nutrizionali o in presenza di esigenze specifiche.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La longevità è un percorso</h2>



<p class="wp-block-paragraph">E alla fine torniamo sempre lì: <strong>alla cucina</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad un piatto di pasta e fagioli, una zuppa di cereali e legumi, un frutto mangiato con la sua buccia, una colazione a base di avena. Perché la salute non si costruisce attraverso un alimento o un integratore miracoloso, ma nella ripetizione di abitudini corrette e nella varietà che mettiamo nel carrello. Il benessere si costruisce anche nel recupero delle antiche tradizioni, nei cereali che impariamo a scegliere e nella capacità di conoscere e utilizzare consapevolmente gli strumenti che la ricerca mette a disposizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La longevità non è il traguardo dei cento anni.</p>



<h4 class="wp-block-heading">È il percorso attraverso il quale cerchiamo di preservare, anno dopo anno, salute, autonomia e qualità della vita.</h4>



<p class="wp-block-paragraph">E una parte di quel percorso passa anche da un universo microscopico che non vediamo, ma che portiamo sempre con noi: <strong>il nostro intestino</strong>.</p>
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		<title>Occhiali da sole e protezione degli occhi: perché le lenti scure non bastano</title>
		<link>https://www.salute-e.it/2026/07/23/occhiali-da-sole-e-protezione-degli-occhi-perche-le-lenti-scure-non-bastano/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Salute è]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 08:44:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Oculistica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando si sceglie un paio di occhiali da sole, l'estetica spesso prende il sopravvento sulla vera funzione protettiva della lente. Montatura alla moda, colore accattivante, forma particolare: sono questi i criteri che guidano molti acquisti, mentre la protezione dagli raggi ultravioletti passa in secondo piano. Eppure una lente scura non garantisce automaticamente una schermatura efficace: il colore intenso può ingannare, dando una falsa sensazione di sicurezza mentre i raggi UVA e UVB continuano a raggiungere l'occhio.</p>
<p>Il vero rischio nasce proprio da questo equivoco: in ambienti poco illuminati o con lenti molto scure, la pupilla si dilata per adattarsi, ma se la lente non filtra correttamente le radiazioni, l'esposizione oculare aumenta invece di diminuire. Per questo motivo è fondamentale controllare le etichette dei prodotti, verificando la conformità agli standard di sicurezza e l'effettiva protezione UV dichiarata dal produttore.</p>
<p>Anche la vestibilità gioca un ruolo importante: lenti troppo piccole o montature non avvolgenti lasciano passare comunque i raggi solari lateralmente. Il modello ideale unisce comfort, estetica, qualità ottica e una copertura ampia, mettendo la salute visiva al primo posto rispetto alla sola resa estetica.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Un occhiale da sole va scelto per la salute degli occhi e non principalmente per un aspetto estetico. Non è detto che una lente scura garantisca la protezione dell&#8217;occhio. Attenzione anche vestibilità e alle lenti magari troppo piccole che possono permettere lo stesso il passaggio dei raggi ultravioletti. Come scegliere il modello migliore?</p>



<h2 class="wp-block-heading"><a>Spesso scegliamo modelli soleo per la bellezza</a></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Gli <strong>occhiali da sole</strong> fanno parte senza ombra di dubbio del nostro outfit e molte volte vengono scelti sotto l&#8217;aspetto estetico. La montatura che segue la moda, una lente particolare, un colore che ci affascina. Bisogna anche pensare però che gli occhiali da sole proteggono dai raggi ultravioletti. Ecco che allora la <strong>salute degli occhi</strong> dovrà essere messa in primo piano per quanto riguarda la protezione dai raggi UV. Non è sempre detto che il colore scuro della lente possa garantire la giusta sicurezza oculare.</p>



<figure class="wp-block-image size-large is-resized"><img decoding="async" width="1024" height="682" src="https://www.salute-e.it/wp-content/uploads/2026/07/mabelamber-accessory-3002608_1920-1024x682.avif" alt="" class="wp-image-7055" style="width:523px;height:auto" srcset="https://www.salute-e.it/wp-content/uploads/2026/07/mabelamber-accessory-3002608_1920-1024x682.avif 1024w, https://www.salute-e.it/wp-content/uploads/2026/07/mabelamber-accessory-3002608_1920-300x200.avif 300w, https://www.salute-e.it/wp-content/uploads/2026/07/mabelamber-accessory-3002608_1920-768x512.avif 768w, https://www.salute-e.it/wp-content/uploads/2026/07/mabelamber-accessory-3002608_1920.avif 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading"><a>Attenzione alla eccessiva esposizione alla luce solare</a></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un <a href="https://www.idealo.it/cat/9112/occhiali-da-sole.html">occhiale da sole</a> davvero efficiente dovrà unire certamente il comfort, la bellezza estetica ma anche la qualità e il <strong>filtraggio dei raggi ultravioletti</strong>. La luce del sole che ci scalda e ci dà una sensazione di benessere però può anche portare a dei problemi. Le radiazioni che sono contenute nella luce con il passare del tempo possono contribuire a dei fastidi degli occhi. Così come è raccomandata la giusta esposizione per quanto riguarda l&#8217;abbronzatura della pelle in spiaggia anche l&#8217;esposizione prolungata ai raggi ultravioletti degli occhi può causare disturbi sulla superficie della zona oculare o anche peggio della parte interna. Serviranno così gli occhiali che possono bloccare in maniera forte ed efficace i <strong>raggi UVA e UVB</strong> senza tenere troppo in considerazione il grado di oscuramento della lente.<br><br></p>



<h2 class="wp-block-heading"><a>Controllare le caratteristiche sulle etichette</a></h2>



<p class="wp-block-paragraph">È come se si creasse una sensazione finta di vantaggio: la lente scura, molto scura, che è priva però della giusta protezione si rivelerà insufficiente per la <strong>protezione dell&#8217;occhio</strong>. Se l&#8217;ambiente è buio, la pupilla si adatta alla poca luminosità ma se la lente allo stesso tempo non filtra le radiazioni allora l&#8217;occhio può continuare a soffrire. Durante l&#8217;acquisto degli occhiali bisognerà fare attenzione a tutte le informazioni che il produttore di porta. La protezione UV, la conformità, quelli che sono gli standard della sicurezza sono le principali informazioni molto importanti che ci danno la <strong>qualità del prodotto</strong> scelto. Le etichette ci spiegano le caratteristiche delle lenti che abbiamo scelto in modo da poter capire davvero se quel prodotto protegge o è semplicemente solo un occhiale bello esteticamente.<br><br></p>



<h2 class="wp-block-heading"><a>Scegliete il modello migliore ma che difenda la salute oculare</a></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Attenzione anche all&#8217;aspetto della vestibilità. Una lente troppo piccola rispetto al viso potrebbe esporre comunque l&#8217;occhio ai raggi solari. Se uno dovesse scegliere modelli con lenti più ampie o avvolgenti allora avrebbe garantita una maggiore copertura. Il miglior occhiale da sole unisce in una sorta di equilibrio la <strong>protezione dai raggi UVA</strong>, la qualità ottica, l&#8217;estetica e anche la visibilità sul viso. Con il tempo che passa la protezione degli occhi sarà sempre più importante, una sorta di benessere visivo da tenere sempre in grande considerazione. Volete un paio di occhiali da sole nuovi? Bene, scegliete il modello adatto non tanto alle vostre esigenze estetiche ma alla salute dei vostri occhi, elemento fondamentale per un benessere quotidiano.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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