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	<title>Sofia Guidetti, Autore presso Salute è</title>
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	<description>Sorridi al tuo benessere</description>
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	<title>Sofia Guidetti, Autore presso Salute è</title>
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	<item>
		<title>Dolore cronico: nuova scoperta italiana apre la strada a trattamenti naturali innovativi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sofia Guidetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jan 2025 13:45:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Innovazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un team dell'Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” ha identificato una combinazione naturale di estratti di Acmella oleracea e Boswellia serrata capace di ridurre significativamente il dolore cronico associato alla vulvodinia. Pubblicata su Phitoterapy Research in, la ricerca mostra risultati promettenti nel trattamento preclinico, agendo sui meccanismi di neuroinfiammazione e iperattivazione neuronale. Questa scoperta sarà presentata al Drug R&#038;D 2025 di Boston, evento internazionale che riunisce i principali esperti globali in ricerca farmaceutica e biomedica.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><br>Un recente studio condotto dal Dipartimento di Medicina Sperimentale dell&#8217;Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” ha rivelato il <strong>potenziale terapeutico di una combinazione innovativa di estratti naturali per il trattamento della vulvodinia</strong>, una forma di dolore cronico che colpisce il pavimento pelvico femminile.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph">La ricerca, pubblicata su <em>Frontiers in Pharmacology</em>, ha dimostrato che l’associazione degli estratti di <em>Acmella oleracea</em> e <em>Boswellia</em> serrata può ridurre significativamente la sensibilità al dolore nei modelli preclinici, agendo sui meccanismi di neuroinfiammazione e iperattivazione neuronale nel midollo spinale. Questi due estratti, noti rispettivamente per le loro proprietà analgesiche e antinfiammatorie, hanno mostrato un effetto sinergico, migliorando i sintomi dolorosi e ripristinando la normale morfologia delle cellule microgliali.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>vulvodinia</strong>, una condizione ancora poco compresa ma che colpisce circa il 16% delle donne, rappresenta una sfida clinica significativa per la sua complessità e la limitata efficacia delle terapie disponibili. Questo studio offre una nuova prospettiva terapeutica, proponendo una soluzione naturale che potrebbe affiancarsi ai trattamenti farmacologici tradizionali, spesso gravati da effetti collaterali.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph">Risultati principali:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Riduzione del dolore</strong>: I trattamenti con la combinazione <em>Acmella-Boswellia</em> hanno diminuito la sensibilità dolorosa nei test comportamentali condotti sui modelli animali.</li>



<li><strong>⁠Effetti anti-infiammatori</strong>: L’approccio ha dimostrato di ridurre l’attivazione delle cellule microgliali nel midollo spinale, un fattore chiave nei meccanismi di cronicizzazione del dolore.</li>



<li><strong>⁠Potenziale clinico</strong>: Grazie alla comprovata sicurezza degli estratti naturali, questa combinazione rappresenta una promettente opzione terapeutica per il trattamento di condizioni dolorose croniche, come la vulvodinia.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><br>“Questa scoperta apre le porte a nuove strategie terapeutiche che non si limitano a gestire i sintomi, ma affrontano i meccanismi biologici alla base del dolore cronico,” ha dichiarato il <strong>Prof. Livio Luongo</strong>, co-autore dello studio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br>La ricerca è stata supportata da Sanitas Farmaceutici Srl, che ha fornito gli estratti utilizzati nello studio. Ulteriori approfondimenti clinici saranno necessari per validare l’efficacia di questa combinazione nei pazienti umani.<br>La combinazione <em>Acmella-Boswellia</em> sarà presentata in dettaglio al Drug R&amp;D 2025. <strong>L&#8217;evento si terrà dal 10 al 12 febbraio 2025 presso il Boston Marriott Newton, a Boston, Massachusetts (USA)</strong>. La presentazione a cura del professor Livio Luongo ha come titolo: “Nervana: A Synergistic Natural Combination against Chronic Pain”<br></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Drug R&amp;D 2025 rappresenta un’occasione unica per presentare i risultati di questa ricerca innovativa a un pubblico globale di professionisti del settore, promuovendo il trasferimento tecnologico e nuove collaborazioni scientifiche.</p>
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		<title>Il declino delle nascite in Italia: esperti e istituzioni a confronto in Senato</title>
		<link>https://www.salute-e.it/2024/06/13/declino-nascite/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Sofia Guidetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Jun 2024 09:23:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Culle vuote:analisi delle ragioni del calo demografico. Sessualità, inFormazione e il ruolo della Medicina di Genere.” Questi i temi che saranno affrontati da esperti e istituzioni durante la conferenza stampa, organizzata su iniziativa del Senatore Scurria, che si terrà giovedì 20 giugno dalle 9.30 alle 13.00 presso la Sala ISMA del Senato della Repubblica, in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>“Culle vuote:analisi delle ragioni del calo demografico. Sessualità, inFormazione e il ruolo della Medicina di Genere.” Questi i temi che saranno affrontati da esperti e istituzioni durante la conferenza stampa, organizzata su iniziativa del Senatore Scurria, che si terrà </em><strong><em>giovedì 20 giugno dalle 9.30 alle 13.00</em></strong><em> presso la Sala ISMA del <strong>Senato della Repubblica</strong>, in P.zza Capranica 72, Roma.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Roma, 12 giugno 2024 – Continua l’inverno demografico nel nostro Paese. Nel 2023, secondo gli ultimi dati ISTAT i nati residenti in Italia sono 379mila, con un tasso di natalità pari al 6,4 per mille (era 6,7 per mille nel 2022). La diminuzione delle nascite rispetto al 2022 è di 14mila unità (-3,6%). Dal 2008, ultimo anno in cui si è assistito in Italia a un aumento delle nascite, il calo è di 197mila unità (-34,2%). Numeri questi che pongono l’Italia di fronte a una sfida generazionale senza precedenti. Nell’ultimo report dell’ISTAT emerge che la diminuzione del numero dei nati residenti del 2023 è determinata sia da una importante contrazione della fecondità, sia dal calo della popolazione femminile nelle età convenzionalmente riproduttive (15- 49 anni), scesa a 11,5 milioni al 1° gennaio 2024, da 13,4 milioni che era nel 2014 e 13,8 milioni nel 2004.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dati e numeri che preoccupano esperti e istituzioni che hanno promosso un “tavolo di confronto” il 20 giugno in Senato. Dopo i saluti del Ministro della Sanità <em>Orazio Schillaci</em>, del Ministro per la Famiglia, natalità, pari opportunità, <em>Eugenia Maria Roccella e del </em>Senatore <em>Marco Scurria, </em>interverrà il Professor <em>Vittorio Unfer</em>, la cui relazione verterà su “Natalità ai minimi storici: fattori socioeconomici e mutati stili di vita. L’importanza della comunicazione e prevenzione. Il ruolo del Ginecologo.”</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;<em>“L&#8217;Italia è tra i paesi europei con il più basso indice di natalità e l&#8217;età media più alta per la prima gravidanza. È necessaria un&#8217;inversione di tendenza per riportare l&#8217;età del primo figlio ai numeri di qualche decennio fa, quando era di 28 anni. Noi ginecologi siamo in prima linea, poiché abbiamo l&#8217;opportunità di seguire le donne fin dall&#8217;adolescenza. Tuttavia, è fondamentale prestare attenzione anche al fattore maschile. Gli uomini, infatti, tendono a fare meno controlli per ragioni culturali e di tabù, evitando spesso di consultare specialisti come urologi e andrologi. Una maggiore consapevolezza e prevenzione potrebbero quindi aiutare a risolvere tempestivamente diversi problemi che compromettono la fertilità” – </em>ribadisce Vittorio Unfer.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alle ore 11.00 il programma prevede un focus sulla medicina di genere approfondito dalla professoressa <em>Marialuisa Appetecchia, </em>Direttrice dell’Unità di Endocrinologia Oncologica dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma. Subito dopo interverrà il Senatore <em>Franco Zaffini, </em>Presidente Commissione salute, lavoro e affari sociali al Senato, per suggerire quali misure prendere per potenziare la medicina di genere. Il confronto sull’importanza della formazione futura del medico sarà approfondito dalla Professoressa <em>Sofia Colaceci</em>, docente in Ostetricia presso Università UniCamillus di Roma. La Professoressa <em>Elena Ortona</em>, Direttrice del Centro di Riferimento per la Medicina di Genere, Istituto Superiore di Sanità, concluderà i lavori della conferenza stampa portando il punto di vista delle Istituzioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La conferenza, moderata dalla giornalista Benedetta Rinaldi, sarà trasmessa in diretta streamingal link<a href="https://webtv.senato.it"><em>https://webtv.senato.it</em></a><em> </em>e sul canale YouTubedel Senato Italiano<em> </em><a href="https://www.youtube.com/user/SenatoItaliano"><em>https://www.youtube.com/user/SenatoItaliano</em></a><em>.”</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.salute-e.it/wp-content/uploads/2024/06/Conferenza-stampa_culle-vuote.pdf">scarica pdf</a></p>
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		<title>iWIN, “The International Women in Intensive and Critical Care Network” &#8211; donne insieme per abbattere il gendergap</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sofia Guidetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Jun 2023 06:59:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La medicina è sempre più donna: dal numero delle iscritte all’Università a tutte le branche specialistiche le donne sono in ascesa. Non c’è dubbio che sia una professione che si declina sempre di più al femminile. Il dato del 70% di donne iscritte agli ultimi test di Medicina in Italia non fa che confermare che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>La medicina è sempre più donna</strong>: dal numero delle iscritte all’Università a tutte le branche specialistiche le donne sono in ascesa. Non c’è dubbio che sia una professione che si declina sempre di più al femminile. Il dato del 70% di donne iscritte agli ultimi test di Medicina in Italia non fa che confermare che l’andamento che si registra di tutti i Paesi occidentali. Tuttavia, solo una piccola parte delle donne laureate in medicina e chirurgia sceglie di lavorare in prima linea e di queste solo pochissime raggiungono ruoli apicali.Un esempio chiaro ci viene dato nell’ambito dell’anestesia e della rianimazione in quanto, le autrici di articoli scientifici, editrici di riviste scientifiche, dirigenti di aziende farmaceutiche o di biotecnologia, redattrici di linee guida e raccomandazioni sono solo una media del 10% e ad alcuni congressi internazionali il numero delle relatrici è inferiore al 5%. Numeri che diminuiscono ulteriormente se si introduce anche un elemento di diversità e inclusione come dimostrato tra le donne delle minoranze etniche (a volte non rappresentate in congressi internazionali). La biotecnologia, è disegnata per il 68% da ingegneri uomini, ed è usata nel 70% da giovani donne infermiere e medici impegnati al letto del malato<strong>. </strong>Ciò significa che le modalità lavorative e le tecnologie sono dettate da comitati principalmente costituiti da uomini, a fronte di una cura a letto del malato fornita da medici o infermieri che sono principalmente donne.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ma perché si è giunti a un <em>gap</em> così importante</strong> in questo settore e in generale in tutte le aree dell’emergenza in medicina? Cosa fare? Una prima risposta nasce da<strong> iWIN, “<em>The International Women in Intensive and Critical Care Network”</em></strong>. I valori di iWIN sono nell’acronimo IDEAL. <em>I</em> indica “<em>Innovation,</em>” espressione del desiderio di cambiamento e di collaborazione con organizzazioni, società scientifiche e anche le industrie, <em>start-up</em> di biotecnologia, compagnie di IT che promuovono formazione a livello internazionale e in aree in via di sviluppo; <em>D</em> corrisponde a “<em>Diversity</em>”; la lettera <em>E</em> a “<em>Equality</em>”, non solo in ambito lavorativo ma anche nella ricerca, nella rappresentanza a congressi e nell’assegnazione di premi e borse di studio; <em>A</em> per “<em>Advocacy</em>” indica la necessità di supporto reciproco e a formare una squadra, cosa non sempre facile per le donne; la <em>L</em> per <em>Leadership,</em> indica ispirazione per nuove generazioni a trarre esempio da altre donne che hanno raggiunto posizioni apicali. iWIN nasce a Barcellona nel 2017 nella forma di un gruppo di studio internazionale unito dalla “<em>Barcelona declaration for equality and diversity</em>”. Nel 2019 viene istituito un comitato per l’organizzazione del congresso iWIN con sede nel Mediterraneo per rafforzare il concetto che, seppur partendo dal problema delle donne, il comitato ha l’ambizione di esplorare anche le difficoltà riscontrate dalle minoranze e porre cambiamenti concreti e tangibili Nel 2020 si svolge il primo <em>webinar</em> diviso in tre parti: <em>leadership, innovation e support</em> con il patrocinio della Federazione mondiale di terapia intensiva, la Società australiana, neozelandese, canadese, spagnola e italiana di anestesia e rianimazione. Nel 2021 ha luogo a Catania la prima Conferenza mondiale ibrida, nel 2022 questo evento viene ripetuto con grande successo e sempre nel capoluogo etneo ci sarà la 3° edizione il prossimo 30 giugno &nbsp;e 1 luglio 2023.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>iWIN sostiene che tutte le donne</strong>, non solo in ambito medico, <strong>si sentano benvenute, sicure, supportate e rispettate</strong>&nbsp;in queste discipline e che le ragazze realizzino le loro aspirazioni. Una rete di network in grado di favorire una&nbsp;maggiore consapevolezza sulle condizioni delle donne che operano nel campo sanitario, così da diffondere buone pratiche di pari opportunità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">iWIN è presieduta dalla professoressa <strong>Francesca Rubulotta</strong> che, sportiva sin da bambina,&nbsp;si è ispirata al gioco di squadra per realizzare iWIN. iWIN come Fondazione oggi propone di traslare lo stesso affiatamento che conduce una squadra alla vittoria di una partita, nel mondo professionale al femminile. Ha studiato e fatto ricerca in tutto il mondo incontrando molte altre donne, brillanti, in carriera, che per raggiungere traguardi importanti, coniugando gli impegni professionali con quelli familiari, hanno dovuto faticare tanto. E allora, perché non condividere tutte queste esperienze affinché altre professioniste, della sanità e non solo, possano trarne beneficio? La formula dell’evento è basata su gruppi di lavori che possano creare una vera sintonia tra i partecipanti in tutti gli ambiti lavorativi, integrando volentieri anche altre professioni. È possibile iscriversi all’evento sul <a href="http://www.iwinideal.com">sito dedicato</a> ed è possibile restare aggiornati grazie al <a href="https://www.youtube.com/@iwin1608/video">canale youtube</a> promosso dagli organizzatori.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>iWIN</strong>: <strong>ispirazione per tante donne e uomini.</strong></p>
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		<title>Endometriosi: “Il D-Chiro-Inositolo candidato per ridurre il rischio di progressione e recidiva”?</title>
		<link>https://www.salute-e.it/2023/05/26/endometriosi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Sofia Guidetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 May 2023 07:56:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[d-chiro-inositolo]]></category>
		<category><![CDATA[endometriosi]]></category>
		<category><![CDATA[Ginecologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il D-Chiro-Inositolo, molecola naturale, di recente al centro dell’interesse scientifico, permetterebbe di abbattere il rischio di progressione e recidiva della malattia. Si tratta di un approccio non farmacologico alternativo per le donne con endometriosi e desiderio di gravidanza, stante la mancanza di effetto contraccettivo del D-Chiro-Inositolo. Ne abbiamo parlato con il Professore Antonio Simone Laganà, ginecologo presso l’Università degli Studi di Palermo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.salute-e.it/2023/05/26/endometriosi/">Endometriosi: “Il D-Chiro-Inositolo candidato per ridurre il rischio di progressione e recidiva”?</a> proviene da <a href="https://www.salute-e.it">Salute è</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il<em> D-Chiro-Inositolo, molecola naturale, di recente al centro dell’interesse scientifico, permetterebbe di abbattere il rischio di progressione e recidiva della malattia. Si tratta di un approccio non farmacologico alternativo per le donne con endometriosi e desiderio di gravidanza, stante la mancanza di effetto contraccettivo del D-Chiro-Inositolo. Ne abbiamo parlato con il Professore Antonio Simone Laganà, ginecologo presso l’Università degli Studi di Palermo</em><em></em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Napoli, 26 maggio 2023 &#8211; Nel 2022 sono state pubblicate le nuove Linee Guida della Società Europea di Riproduzione Umana ed Embriologia (ESHRE) sulla diagnosi e trattamento dell&#8217;endometriosi. Per la prima volta viene trattata l’endometriosi adolescenziale con raccomandazioni sulla diagnosi e sulle terapie appropriate per la gestione dei sintomi nelle giovani donne.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br>“Queste Linee Guida – spiega il Prof. Antonio Simone Laganà &#8211; apportano alcune importanti novità relative al&nbsp;management della patologia, sia per la diagnosi che per il trattamento del dolore pelvico e dell&#8217;infertilità, caratteristiche distintive dell’endometriosi.&nbsp;Data la qualità delle evidenze riportate, validate da un panel di esperti internazionali, le ultime Linee Guida sono oggi il fulcro su cui basare la pratica clinica e le scelte terapeutiche del professionista rispetto all’endometriosi.” </p>



<p class="wp-block-paragraph">La riduzione dei tempi della diagnosi è imperativa: “in particolare – sottolinea l’esperto viene posta maggiore attenzione alle adolescenti, al fine di una tempestiva diagnosi per ridurre il ritardo diagnostico medio che può arrivare anche a 7-10 anni”. &nbsp;Secondo quanto riferisce l’esperto “la patologia non diagnostica, e quindi non trattata, può progredire causando un peggioramento del dolore pelvico e un possibile impatto negativo sulla fertilità. &nbsp;La paziente con endometriosi &#8211; prosegue Antonio Simone Laganà – può avere sintomi anche in post-menopausa”. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La grande novità nel trattamento dell’endometriosi arriva dagli studi sul D-Chiro-Inositolo, come illustra lo specialista: “data la sua funzione di inibitore dell’espressione genica dell’aromatasi, il D-Chiro-Inositolo può trovare impiego per ridurre i livelli di estrogeni e diminuire il rischio di progressione/recidiva di malattia. Questa molecola può rappresentare una terapia di prima linea, oltre che nelle pazienti con endometriosi che ricercano una gravidanza, anche nelle donne in cui non è raccomandata l’assunzione di terapia” – conclude il ginecologo siciliano.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.salute-e.it/2022/09/29/dolore-pelvico-in-eta-fertile/">Leggi anche artisolo del dott. Marcello Desgro: dolore pelvico in età fertile</a></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><a href="https://www.mcascientificevents.eu/sifiog/"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="386" height="208" src="https://www.salute-e.it/wp-content/uploads/2023/05/image-4.png" alt="" class="wp-image-3001" srcset="https://www.salute-e.it/wp-content/uploads/2023/05/image-4.png 386w, https://www.salute-e.it/wp-content/uploads/2023/05/image-4-300x162.png 300w" sizes="(max-width: 386px) 100vw, 386px" /></a></figure>
<p>L'articolo <a href="https://www.salute-e.it/2023/05/26/endometriosi/">Endometriosi: “Il D-Chiro-Inositolo candidato per ridurre il rischio di progressione e recidiva”?</a> proviene da <a href="https://www.salute-e.it">Salute è</a>.</p>
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		<title>Fibroma uterino, un aiuto dalla natura con l’estratto di tè verde (Epigallocatechina gallato)</title>
		<link>https://www.salute-e.it/2023/05/26/fibroma-uterino/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Sofia Guidetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 May 2023 07:55:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Ginecologia]]></category>
		<category><![CDATA[te verde]]></category>
		<category><![CDATA[utero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Numerosi gruppi di ricerca hanno messo in evidenza come l’Epigallocatechina gallato, una componente polifenolica del tè verde, abbia effetti positivi sui fibromi uterini anche in preparazione all’intervento chirurgico. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.salute-e.it/2023/05/26/fibroma-uterino/">Fibroma uterino, un aiuto dalla natura con l’estratto di tè verde (Epigallocatechina gallato)</a> proviene da <a href="https://www.salute-e.it">Salute è</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Numerosi gruppi di ricerca hanno messo in evidenza come l’Epigallocatechina gallato, una componente polifenolica del tè verde, abbia effetti positivi sui fibromi uterini anche in preparazione all’intervento chirurgico</em>. <em>Lo racconta in questa intervista il ginecologo Andrea Tinelli, direttore della UOC di Ginecologia e Ostetricia dell’ospedale di Scorrano in provincia di Lecce.</em><em><br><br></em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Napoli, 26 maggio 2023 &#8211; Avanzano nuove terapie non farmacologiche per la gestione del fibroma uterino: “oltre all’approccio chirurgico, &#8211; spiega Andrea Tinelli &#8211; si può agire sui sintomi.&nbsp; Una recente ricerca ha messo in evidenza l’efficacia di molecole naturali come la Vitamina D, che sembra essere un fattore protettivo contro i fibromi, perché consente di fermarne la crescita o addirittura di ridurne le dimensioni, anche l’Epigallocatechina gallato ha effetti positivi sui fibromi uterini in preparazione all’intervento chirurgico”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 50% dei fibromi uterini, stando agli ultimi dati, è sintomatico: “ricordiamo – dichiara il ginecologo &#8211; che pur trattandosi di un tumore benigno non è facile da affrontare quando è presente una forte sintomatologia: sanguinamenti abbondanti e dolore pelvico. Inoltre, &#8211; aggiunge &#8211; alcune tipologie di fibroma riducono la fertilità, diminuendo quindi le possibilità di una gravidanza, o aumentando il rischio di complicanze ostetriche”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In caso di sintomi, quali flussi mestruali abbondanti o cospicui sanguinamenti intermestruali, ma anche episodi di <em>spotting,</em> non bisogna esitare a contattare il proprio ginecologo per effettuare una corretta diagnosi. “Tra i fattori di rischio per i fibromi – continua l’esperto &#8211; troviamo la familiarità, l’obesità, la carenza di vitamina D, oltre all’eccessiva esposizione ormonale, data ad esempio da un menarca precoce o da una menopausa molto tardiva”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“In merito alle terapie ci sono più strategie: dagli antiprogestinici, alla terapia contraccettiva, agli analoghi del GnRH. Questi ultimi sono ormoni sintetici che mimano o contrastano l’effetto del GnRH, portando la paziente in uno stato simile alla menopausa, riducendo gli stimoli di crescita del fibroma con effetti positivi sulla sintomatologia il Professore. “Il limite di questi trattamenti è che non sono definitivi, ma ciclici, e inficiano la fertilità femminile”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, conclude Andrea Tinelli: “nuovi trial clinici stanno mettendo in evidenza come il trattamento con la combinazione di Vitamina D ed Epigallocatechina gallato dimostri un’efficacia superiore, anche in preparazione all’intervento chirurgico, riducendone sia durata che complicanze.”</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><a href="https://www.mcascientificevents.eu/sifiog/"><img decoding="async" width="386" height="208" src="https://www.salute-e.it/wp-content/uploads/2023/05/image-2.png" alt="" class="wp-image-2991" srcset="https://www.salute-e.it/wp-content/uploads/2023/05/image-2.png 386w, https://www.salute-e.it/wp-content/uploads/2023/05/image-2-300x162.png 300w" sizes="(max-width: 386px) 100vw, 386px" /></a></figure>
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		<title>Policistosi ovarica: una sindrome endocrino-metabolica o ginecologica?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sofia Guidetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 May 2023 07:55:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Ginecologia]]></category>
		<category><![CDATA[ovuli]]></category>
		<category><![CDATA[policistosi ovarica]]></category>
		<category><![CDATA[utero]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Policistosi ovarica (PCOS) colpisce dal 5 al 18% delle donne in età riproduttiva. Recenti studi pongono l’attenzione sulla diversa importanza delle componenti ginecologica ed endocrino-metabolica nell’insorgenza della patologia e nella sua stessa definizione. </p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong><br></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>La Policistosi ovarica (PCOS) colpisce dal 5 al 18% delle donne in età riproduttiva. Recenti studi pongono l’attenzione sulla diversa importanza delle componenti ginecologica ed endocrino-metabolica nell’insorgenza della patologia e nella sua stessa definizione</em><em>. <a></a></em><em></em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Napoli, 26 maggio 2023 &#8211; La <strong>policistosi ovarica</strong> è stata ampiamente studiata negli anni, ma alcuni aspetti della patologia non sono ancora stati del tutto chiariti e restano argomento di grande interesse per la comunità scientifica.<em> </em>“Questa patologia è caratterizzata da alterazioni di tipo ginecologico ed endocrinologico nelle pazienti che ne sono affette. Le donne con policistosi ovarica mostrano – come spiega Vittorio Unfer, ginecologo e docente di Ginecologia e Ostetricia all’Università UniCamillus di Roma &#8211; difficoltà ovulatorie che comportano irregolarità del ciclo mestruale, formazioni di cisti ovariche e in alcuni casi anche difficoltà di concepimento. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Molto spesso, queste donne mostrano anche dei segni estetici caratteristici della patologia come acne, irsutismo, alopecia, seborrea nonché alterazioni metaboliche, tra cui forme di insulino-resistenza o obesità. L’interesse della ricerca sembra sempre più orientato a una ridefinizione non solo della patologia per come viene intesa ma anche ad una ridefinizione dei criteri diagnostici. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò permetterà una caratterizzazione più accurata della patologia ed una scelta della terapia il più possibile mirata, che tenga conto delle caratteristiche delle donne affette. Tante sono ancora le domande aperte. E se quella che abbiamo da sempre chiamato PCOS in realtà fosse solo una sindrome endocrino-metabolica e non una patologia prettamente ginecologica?”</p>



<p class="wp-block-paragraph">La diagnosi di sindrome dell’<strong>ovaio policistico</strong> si basa su segni e sintomi: “viene diagnosticata secondo i criteri di Rotterdam che definiscono quattro tipologie di pazienti, ognuna con uno specifico quadro clinico. Le differenze osservate tra queste pazienti suggeriscono che possano esserci delle diversità anche nell’insorgenza della patologia, e questo, costituisce attualmente un argomento molto dibattuto” – continua l’esperto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma quali sono le migliori terapie?<em> </em>“Non esistono in realtà terapie “migliori”, &#8211; risponde <strong>Vittorio Unfer </strong>&#8211; ma dovrebbero essere personalizzate sulla base delle diverse caratteristiche delle pazienti con PCOS. Il problema ad oggi è che, a seguito della diagnosi, la terapia che viene prescritta non è pensata e consigliata in base alla tipologia di paziente a cui viene indirizzata, ma del tutto generalizzata senza tener conto delle differenze fenotipiche delle donne. Questo spiegherebbe perché le terapie in uso non sempre danno l’effetto atteso e sperato”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.salute-e.it/2023/05/25/prof-vittorio-unfer-la-co-relazione-tra-hiv-e-hpv/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Leggi anche intervista al Prof. Unfer sulla correlazione tra HIV e HPV.</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><a href="https://www.mcascientificevents.eu/sifiog/"><img decoding="async" src="https://www.salute-e.it/wp-content/uploads/2023/05/image-1.png" alt="" class="wp-image-2986" width="386" height="208" srcset="https://www.salute-e.it/wp-content/uploads/2023/05/image-1.png 386w, https://www.salute-e.it/wp-content/uploads/2023/05/image-1-300x162.png 300w" sizes="(max-width: 386px) 100vw, 386px" /></a></figure>
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		<title>Nuove prospettive per contrastare la persistenza del papilloma virus</title>
		<link>https://www.salute-e.it/2023/05/26/nuove-prospettive-per-contrastare-la-persistenza-del-papilloma-virus/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Sofia Guidetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 May 2023 07:54:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Ginecologia]]></category>
		<category><![CDATA[ostetricia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra le infezioni sessualmente trasmissibili, quella da Papilloma virus (HPV) è una delle più diffuse al mondo. Parallelamente ai programmi di prevenzione primaria e secondaria, si aprono nuovi scenari terapeutici per contrastare in maniera efficace la persistenza del virus. Ne abbiamo parlato con il professor Vittorio Unfer, specialista e docente di Ginecologia e Ostetricia all’Università UniCamillus di Roma.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Tra le infezioni sessualmente trasmissibili, quella da Papilloma virus (HPV) è una delle più diffuse al mondo. Parallelamente ai programmi di</em><em> prevenzione primaria e secondaria, si aprono nuovi scenari terapeutici per contrastare in maniera efficace la persistenza del virus. Ne abbiamo parlato con il professor Vittorio Unfer,</em><em> <a>specialista e docente di Ginecologia e Ostetricia all’Università UniCamillus di Roma</a>.</em><em></em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Napoli, 26 maggio 2023 – “L’infezione da papilloma virus umano (HPV) – racconta il ginecologo Vittorio Unfer &#8211; è l’infezione sessuale più diffusa a livello mondiale in entrambi i sessi. Infatti, oltre ad essere l’agente eziologico del tumore al collo dell’utero nel 99,7% dei casi, l’HPV è responsabile anche del 50% di casi di tumore al pene, del 30% di tumori del cavo orale e dell’88% di tumori anali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell’80% dei casi l’infezione regredisce spontaneamente nell’arco di 1-2 anni, mentre nel restante 20% persiste”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Cosa vuol dire persistenza e perché ci preoccupa</em></strong><strong>? “</strong>Vuol dire chel’infezione si protrae da oltre 1-2 anni e che il virus si è ormai integrato nel DNA dell’ospite. L’integrazione permette al virus di attivare una serie di meccanismi molecolari che facilitano e promuovono lo sviluppo del tumore. &nbsp;Attualmente, oltre alla disponibilità in commercio di tre vaccini, che pur essendo validi non garantiscono la protezione contro tutti i ceppi esistenti di HPV (ne esistono oltre 200) e i test di screening, quali Pap test e HPV DNA test (che permettono di evidenziare alterazioni cellulari nel primo caso, o la presenza del virus nel secondo caso), da un punto di vista terapeutico, non esistono cure contro il papilloma virus, né tantomeno contro la sua persistenza” – sottolinea Vittorio Unfer.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br>“La ricerca scientifica di recente ha evidenziato come l’azione di quattro sostanze naturali prevenga non soltanto le lesioni indotte dall’HPV, ma sia anche in grado di contrastarne la persistenza. In particolare, alcuni ricercatori hanno ipotizzato come l’effetto sinergico di Epigallocatechina Gallato (EGCG), Acido Folico, Vitamina B12 e Acido ialuronico a bassissimo peso molecolare, possa rappresentare l’approccio terapeutico mancante nella lotta alla persistenza” – conclude l’esperto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.salute-e.it/2023/05/25/prof-vittorio-unfer-la-co-relazione-tra-hiv-e-hpv/">Leggi anche l&#8217;intervista al Prof Unfer sulla co-relazione tra HIV e HPV.</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><a href="https://www.mcascientificevents.eu/sifiog/"><img loading="lazy" decoding="async" width="386" height="208" src="https://www.salute-e.it/wp-content/uploads/2023/05/image-3.png" alt="" class="wp-image-2995" srcset="https://www.salute-e.it/wp-content/uploads/2023/05/image-3.png 386w, https://www.salute-e.it/wp-content/uploads/2023/05/image-3-300x162.png 300w" sizes="(max-width: 386px) 100vw, 386px" /></a></figure>
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		<title>Acido ialuronico: benefico anche per la gravidanza</title>
		<link>https://www.salute-e.it/2023/05/26/acido-ialuronico-benefici-in-gravidanza/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Sofia Guidetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 May 2023 07:53:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[acidoialuronico]]></category>
		<category><![CDATA[Ginecologia]]></category>
		<category><![CDATA[gravidanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recenti studi preliminari dimostrerebbero che l’acido ialuronico ad alto peso molecolare ha un ruolo importante durante la gravidanza. Ne abbiamo parlato in questa intervista con la dottoressa Laura Avagliano, ginecologa e docente presso l’Università di Milano. Napoli, 26 maggio 2023 &#8211; L’acido ialuronico è un polimero naturale, presente nel nostro corpo e in alcuni alimenti. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.salute-e.it/2023/05/26/acido-ialuronico-benefici-in-gravidanza/">Acido ialuronico: benefico anche per la gravidanza</a> proviene da <a href="https://www.salute-e.it">Salute è</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Recenti studi preliminari dimostrerebbero </em><em>che l’acido ialuronico ad alto peso molecolare ha un ruolo importante durante la gravidanza. Ne abbiamo parlato in questa intervista con la dottoressa Laura Avagliano, ginecologa e docente presso l’Università di Milano.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Napoli, 26 maggio 2023 &#8211;<strong><em> </em></strong>L’<strong>acido ialuronico</strong> è un polimero naturale, presente nel nostro corpo e in alcuni alimenti. Conosciuto da oltre un secolo, oggi è noto soprattutto in ambito cosmetico per la sua azione antietà. Tuttavia, questa è solo una delle possibilità di utilizzo di questo polimero: “in medicina &#8211; sottolinea l’esperta – l’acido ialuronico può essere utilizzato in moltissimi settori come, ad esempio, nel trattamento e nella cura delle cicatrici, per uso oftalmico, urologico, odontostomatologico. È quindi una molecola con <strong>molteplici proprietà</strong>, che possono essere sfruttate a beneficio della salute, nonché durante <strong>la gravidanza</strong>.” </p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><a href="https://www.salute-e.it/wp-content/uploads/2023/05/acido-iauluronico.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.salute-e.it/wp-content/uploads/2023/05/acido-iauluronico.jpg" alt="acido ialuronico" class="wp-image-2981" width="841" height="561" srcset="https://www.salute-e.it/wp-content/uploads/2023/05/acido-iauluronico.jpg 600w, https://www.salute-e.it/wp-content/uploads/2023/05/acido-iauluronico-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 841px) 100vw, 841px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;La letteratura scientifica suggerisce che l’acido ialuronico abbia un ruolo anche nella <strong>gestazione</strong>, in quanto gli enzimi deputati alla sintesi di questo polimero sono espressi sui tessuti di entrambi i protagonisti della gestazione, a livello dell’interfaccia materno-fetale. “Ciò fa intuire la partecipazione dell’acido ialuronico nel delicato e precoce “dialogo” intrauterino tra madre e figlio.<strong><em> </em></strong>Studi sperimentali – aggiunge la studiosa &#8211; hanno dimostrato che nelle gravidanze, che purtroppo s’interrompono spontaneamente nelle prime settimane di gestazione, ci possono essere livelli troppo bassi di acido ialuronico, sia nella decidua che nel trofoblasto.<strong><em> </em></strong></p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><a href="https://www.salute-e.it/wp-content/uploads/2023/05/acido-ialuronico-gravidanza.png"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.salute-e.it/wp-content/uploads/2023/05/acido-ialuronico-gravidanza.png" alt="acido ialuronico gravidanza" class="wp-image-2982" width="843" height="562" srcset="https://www.salute-e.it/wp-content/uploads/2023/05/acido-ialuronico-gravidanza.png 600w, https://www.salute-e.it/wp-content/uploads/2023/05/acido-ialuronico-gravidanza-300x200.png 300w" sizes="(max-width: 843px) 100vw, 843px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph">L’acido ialuronico ad alto peso molecolare non solo faciliterebbe il dialogo materno-fetale nei primi mesi di gestazione, ma indurrebbe anche l’immunotolleranza materna e stimolerebbe specifici recettori del progesterone, ormone fondamentale per la buona evoluzione della gravidanza. È chiaro – conclude l’esperta &#8211; che l’eventuale supplementazione di acido ialuronico non può e non deve sostituire le terapie farmacologiche convenzionali, dove necessarie. <strong>L’integrazione di acido ialuronico può però essere un contributo che affianca le terapie standard per aiutare a sostenere il corretto timing della gestazione.</strong>”</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><a href="https://www.mcascientificevents.eu/sifiog/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://www.salute-e.it/wp-content/uploads/2023/05/image.png" alt="" class="wp-image-2979" width="398" height="213" srcset="https://www.salute-e.it/wp-content/uploads/2023/05/image.png 386w, https://www.salute-e.it/wp-content/uploads/2023/05/image-300x162.png 300w" sizes="(max-width: 398px) 100vw, 398px" /></a></figure>
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		<item>
		<title>Salute del microbiota: la proteina α-Lattoalbumina contribuisce al benessere del microbiota intestinale e vaginale.</title>
		<link>https://www.salute-e.it/2023/05/26/salute-del-microbiota/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Sofia Guidetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 May 2023 07:53:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[benesserevaginale]]></category>
		<category><![CDATA[Ginecologia]]></category>
		<category><![CDATA[intestino]]></category>
		<category><![CDATA[proteina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nuove evidenze scientifiche hanno dimostrato come l’α-Lattoalbumina (α-LA) aumenti la crescita delle popolazioni microbiche coinvolte nel mantenimento del benessere intestinale e vaginale. Ne abbiamo parlato in questa intervista con Elisa Lepore, Dottore di Ricerca in Scienze della Vita dell’Università di Roma La Sapienza. Napoli, 26 maggio 2023 &#8211; L’α-LA è una sieroproteina del latte materno, [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Nuove evidenze scientifiche hanno dimostrato come l’α-Lattoalbumina (α-LA) aumenti la crescita delle popolazioni microbiche coinvolte nel mantenimento del benessere intestinale e vaginale. Ne abbiamo parlato in questa intervista con Elisa Lepore, Dottore di Ricerca in Scienze della Vita dell’Università di Roma La Sapienza.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Napoli, 26 maggio 2023 &#8211; </em>L’α-LA è una sieroproteina del latte materno, già nota in letteratura per le sue attività benefiche a livello intestinale. “È in grado di contribuire al miglioramento dell’infiammazione intestinale, spesso associata a una condizione di squilibrio microbico (disbiosi) e di supportare la funzione di barriera dell’intestino attraverso la sua attività trofica e mucoprotettiva” – illustra Elisa Lepore.<em></em></p>



<p class="wp-block-paragraph">“Finora in letteratura -aggiunge &#8211; è stata ben descritta l’azione dell’α-LA soprattutto in riferimento al miglioramento dell’assorbimento di alcuni micronutrienti, tra cui ferro e inositoli. L’α-LA è in grado di modulare la permeabilità intestinale, massimizzando la biodisponibilità di questi micronutrienti e favorendone l’assorbimento”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Le ultime ricerche scientifiche, ancora in fase di completamento, suggeriscono un nuovo ruolo per l’α-LA. In particolare, evidenze in vitro su modelli di microbiota intestinale e vaginale, hanno dimostrato che l’aggiunta di α-LA può avere un effetto prebiotico. La molecola è in grado di stimolare positivamente la proliferazione di alcune popolazioni batteriche coinvolte nel mantenimento del benessere intestinale e vaginale e di ridurre invece quelle popolazioni microbiche correlate a stati patologici. Modulare il microbiota e mantenerlo in uno stato di eubiosi con l’uomo, è ad oggi una strategia fondamentale nel management di diverse condizioni fisiopatologiche&#8221; &#8211; conclude l’esperta.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full"><a href="https://www.mcascientificevents.eu/sifiog/"><img loading="lazy" decoding="async" width="386" height="208" src="https://www.salute-e.it/wp-content/uploads/2023/05/image-5.png" alt="" class="wp-image-3005" srcset="https://www.salute-e.it/wp-content/uploads/2023/05/image-5.png 386w, https://www.salute-e.it/wp-content/uploads/2023/05/image-5-300x162.png 300w" sizes="(max-width: 386px) 100vw, 386px" /></a></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Prof. Vittorio Unfer &#8211; la co-relazione tra HIV e HPV.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sofia Guidetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 May 2023 06:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'Esperto Risponde]]></category>
		<category><![CDATA[Ginecologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È notizia recente che l’Agenzia italiana del farmaco, Aifa, ha approvato la rimborsabilità dei farmaci per la “profilassi pre-esposizione (PrEP) al fine di ridurre il rischio di infezione da HIV-1 sessualmente trasmessa in adulti e adolescenti ad alto rischio”, come si legge nella nota stampa diffusa dall’ente. Uno strumento aggiuntivo di prevenzione per le persone [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">È notizia recente che l’Agenzia italiana del farmaco, Aifa, ha approvato la rimborsabilità dei farmaci per la “profilassi pre-esposizione (PrEP) al fine di ridurre il rischio di infezione da HIV-1 sessualmente trasmessa in adulti e adolescenti ad alto rischio”, come si legge nella nota stampa diffusa dall’ente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno strumento aggiuntivo di prevenzione per le persone HIV-negative che abbiano comportamenti sessuali a maggiore rischio, oltre che una misura di notevole impatto per la sanità pubblica. Diversi studi dimostrano come le donne sieropositive per HIV hanno un rischio dieci volte maggiore di contrarre l’infezione da HPV, rispetto alla popolazione sana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il professore Vittorio Unfer, Specialista in Ostetricia e Ginecologia e Professore Associato presso l&#8217;UniCamillus di Roma, ha spiegato in questa intervista qual è la co-relazione tra HIV e HPV.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>HIV e HPV, quale relazione esiste?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>Molti studi hanno già dimostrato che le donne sieropositive per HIV hanno un rischio maggiore, fino a dieci volte, di contrarre l’infezione da HPV rispetto alla popolazione normale</em>”, spiega Vittorio Unfer.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>Inoltre, è emerso che il tasso di persistenza dell’HPV da 1 a 3 anni dal contagio nelle donne HIV positive è compreso tra il 41% e il 70% ed è la condizione fondamentale affinché il virus possa esplicare un’azione trasformante sull’epitelio: i virus che presentano maggior potere oncogeno (HR-HPV) sono quelli che hanno una maggiore persistenza. In questo caso possono manifestarsi lesioni precancerose che sono in grado di progredire a tumore della cervice. Il tempo che intercorre tra l’infezione e l’insorgenza delle lesioni precancerose è di circa cinque anni</em>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra gli altri rischi di questa co-relazione pericolosa vi è anche la possibilità &#8211; come sottolinea l’esperto &#8211; che: “<em>l’infezione da HPV potrebbe anche essere in grado di aumentare la carica virale dell’HIV, fatto che sarebbe a sua volta responsabile sia di un’accentuata trasmissione dell’infezione da HIV, sia di un aumentato rischio di progressione della malattia</em>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Infine, il ruolo della vaccinazione anti-HPV è fondamentale nella popolazione HIV-positiva, anche se non abbiamo ancora a disposizione studi clinici che confermano l’efficacia del vaccino nella prevenzione delle neoplasie HPV-associate in soggetti con HIV/AIDS”</em>, evidenzia Vittorio Unfer.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cos’è il papilloma virus?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’infezione da HPV è l’infezione sessualmente trasmessa più diffusa nei paesi sviluppati. Il Papilloma Virus Umano è responsabile, nella maggior parte dei casi, di lesioni benigne che solitamente guariscono in modo spontaneo, ma alcuni ceppi virali possono dare origine a lesioni maligne ed evolvere in tumori dell’apparato genitale (cervice) o extra genitale (cavo orale, faringe e laringe).</p>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>L’80% circa della popolazione sessualmente attiva – ricorda Vittorio Unfer-&nbsp; &nbsp;contrae l’infezione almeno una volta nell’arco della vita, con un picco di prevalenza nelle giovani donne fino a 25 anni d’età. Nel 50% dei casi circa l’infezione regredisce spontaneamente in un anno e in due anni nell’80% circa dei casi. Queste tempistiche necessarie all’eliminazione del virus dipendono dal fatto che il virus rende difficile il proprio riconoscimento da parte dei meccanismi delle difese immunitarie</em>”.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Quali sono le strategie terapeutiche contro l’HPV?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">In Italia, la strategia vaccinale prevede la somministrazione gratuita del vaccino per HPV nelle ragazze e nei ragazzi all’età di 11-12 anni, prima dell’inizio dell’attività sessuale perché costituisce un valido strumento di protezione. “<em>La copertura stimata è di 10 anni con 2 o 3 dosi di richiamo a seconda dell’età di partenza. Ma è importante comunicare</em> – asserisce &#8211; <em>anche a chi ha età compresa tra i 22 e 26 anni e non è stato precedentemente vaccinato o non ha completato il ciclo vaccinale, che la vaccinazione in età avanzata è meno efficace nel ridurre il rischio oncologico</em>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, la vaccinazione anti-HPV non è raccomandata per tutti gli adulti di età &gt; 26 anni. Al contrario, si raccomanda di prendere decisioni cliniche condivise in merito alla vaccinazione contro l’HPV per alcuni adulti di età compresa tra 27 e 45 anni che non sono adeguatamente vaccinati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra gli approcci terapeutici possiamo distinguere le terapie chirurgiche e quelle farmacologiche, il cui obiettivo finale è l’eliminazione localizzata del tessuto infettato.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Nessuna terapia, però, ha dimostrato di essere in grado di eradicare l’HPV; l’infezione da HPV probabilmente persiste durante il corso della vita del paziente in uno stato di latenza nella cute peri lesionale e diventa contagiosa a intermittenza; i condilomi genitali, infatti, recidivano anche dopo un’appropriata terapia in un’alta percentuale di pazienti”</em> – continua il ginecologo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Esistono altre strade per contrastare l’infezione dell’HPV?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Parallelamente ai programmi di prevenzione primaria e secondaria, si aprono nuovi scenari terapeutici per contrastare in maniera efficace la persistenza del virus.<br><br><em>“La ricerca scientifica di recente ha evidenziato come l’azione di quattro sostanze naturali prevenga non soltanto le lesioni indotte dall’HPV, ma sia anche in grado di contrastarne la persistenza. In particolare, alcuni ricercatori hanno ipotizzato come l’effetto sinergico di Epigallocatechina Gallato Acido Folico, Vitamina B12 e Acido ialuronico a bassissimo peso molecolare, possa rappresentare un valido aiuto contro la persistenza del virus”</em> – conclude l’esperto.</p>
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