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	<title>L&#039;Esperto Risponde Archivi - Salute è</title>
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	<description>Sorridi al tuo benessere</description>
	<lastBuildDate>Thu, 02 Jul 2026 12:40:40 +0000</lastBuildDate>
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	<title>L&#039;Esperto Risponde Archivi - Salute è</title>
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		<title>Anche i farmaci soffrono il caldo</title>
		<link>https://www.salute-e.it/2026/07/02/anche-i-farmaci-soffrono-il-caldo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrica Marcenaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2026 12:40:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'Esperto Risponde]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con l'arrivo dell'estate, tra valigie e creme solari, c'è un dettaglio spesso trascurato: anche i farmaci soffrono il caldo. Temperature elevate, umidità e raggi solari possono alterarne la stabilità, riducendone l'efficacia e talvolta compromettendone la sicurezza. Non si tratta solo di terapie croniche: anche antidolorifici, antibiotici, contraccettivi e farmaci da viaggio possono risentire di una conservazione scorretta.Poche regole semplici aiutano a evitare rischi: leggere sempre il foglio illustrativo, conservare i medicinali sotto i 25°C al riparo da luce e fonti di calore, e utilizzare borse termiche per gli spostamenti più lunghi. Alcuni farmaci, come l'insulina, vaccini, prodotti ormonali e colliri, richiedono conservazione rigorosa in frigorifero. È inoltre importante prestare attenzione ai cambiamenti di colore, odore o consistenza delle compresse, e sapere che alcuni principi attivi (antibiotici, FANS, pillola anticoncezionale, gel al ketoprofene) aumentano la sensibilità della pelle al sole.Infine, meglio non separare mai i farmaci dalla confezione originale, che protegge da luce e umidità e permette di consultare scadenza e dosaggio. Per non dimenticare le terapie in vacanza, può essere utile l'app gratuita "AIFA Medicinali", che aiuta a gestire promemoria e informazioni sui farmaci. Un piccolo gesto di attenzione che garantisce sicurezza ed efficacia delle cure anche durante le ferie.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Valigia pronta, crema solare nel beauty case, borraccia riempita. Prima di partire per le vacanze, però, c&#8217;è un dettaglio che spesso passa inosservato: anche i farmaci possono soffrire il caldo. Temperature elevate, umidità e raggi solari possono infatti alterarne la stabilità, riducendone l&#8217;efficacia e, in alcuni casi, compromettendone la sicurezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non riguarda soltanto chi segue terapie croniche. Anche medicinali di uso comune, come antidolorifici, antibiotici, contraccettivi o farmaci da tenere nel kit di pronto soccorso da viaggio, possono risentire delle alte temperature se conservati in modo scorretto. Bastano poche semplici precauzioni, a partire dalla lettura del foglio illustrativo, per evitare spiacevoli sorprese e continuare le terapie in sicurezza anche durante l&#8217;estate.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>1.Il primo alleato è il foglio illustrativo</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni farmaco ha caratteristiche diverse e non esistono regole valide per tutti. Per questo è importante leggere sempre il foglio illustrativo, che indica le corrette modalità di conservazione e la temperatura da rispettare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In assenza di indicazioni specifiche, i medicinali dovrebbero essere conservati in un luogo fresco e asciutto, a una temperatura inferiore ai 25 °C, lontano dalla luce diretta del sole e da fonti di calore. È una semplice precauzione che può fare la differenza nel mantenere inalterata l&#8217;efficacia della terapia.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>2. Come trasportare i farmaci in viaggio</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Durante gli spostamenti estivi è facile che i medicinali vengano esposti a temperature elevate. Per questo, nei viaggi più lunghi, è consigliabile utilizzare una borsa termica o un contenitore refrigerato, soprattutto per quei farmaci che richiedono particolari condizioni di conservazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In auto è preferibile riporli nell&#8217;abitacolo, dove la temperatura è generalmente più bassa rispetto al portabagagli, evitando comunque di lasciarli nell&#8217;auto parcheggiata sotto il sole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se si viaggia in aereo, i farmaci indispensabili e quelli salvavita dovrebbero essere trasportati nel bagaglio a mano insieme all&#8217;eventuale prescrizione medica. I liquidi fino a 100 ml possono essere portati a bordo secondo le norme di sicurezza, mentre compresse e capsule non sono soggetti a particolari restrizioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>3. I medicinali più sensibili alle alte temperature</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Alcuni farmaci sono particolarmente vulnerabili al caldo e richiedono una conservazione rigorosa. L&#8217;insulina, ad esempio, deve essere mantenuta in frigorifero tra 2 e 8 °C e non deve mai essere congelata. Analoghe precauzioni possono essere necessarie per alcuni vaccini, farmaci biologici, prodotti ormonali, colliri e antibiotici ricostituiti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche i farmaci per la tiroide, i contraccettivi ormonali e altri medicinali a base di ormoni possono risentire delle variazioni di temperatura. Per questo è fondamentale attenersi sempre alle indicazioni riportate nel foglio illustrativo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>4. Se cambia aspetto, è meglio non improvvisare</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un cambiamento di colore, odore o consistenza può essere un campanello d&#8217;allarme. Compresse che appaiono ammorbidite, liquidi con particelle in sospensione o confezioni danneggiate meritano attenzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Va ricordato, però, che non sempre un farmaco deteriorato presenta alterazioni visibili. Se si hanno dubbi sul suo stato di conservazione è opportuno consultare il medico o il farmacista prima di assumerlo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>5. Attenzione ai farmaci che aumentano la sensibilità al sole</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">In estate non è importante solo conservare bene i medicinali. Alcuni principi attivi possono infatti aumentare la sensibilità della pelle ai raggi ultravioletti, provocando reazioni come arrossamenti, dermatiti o eczemi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i farmaci più frequentemente coinvolti ci sono alcuni antibiotici, i sulfamidici, gli antinfiammatori non steroidei (FANS), alcuni antistaminici, la pillola anticoncezionale e farmaci utilizzati per le malattie infiammatorie intestinali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Particolare attenzione richiedono anche i gel e i cerotti a base di ketoprofene: dopo il loro utilizzo è necessario evitare l&#8217;esposizione al sole per almeno due settimane, seguendo le indicazioni riportate nel foglio illustrativo.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>6. Mai senza la confezione originale</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per risparmiare spazio in valigia può essere forte la tentazione di trasferire le compresse in un unico contenitore o in un portapillole. Tuttavia, quando possibile, è preferibile mantenere i medicinali nella confezione originale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Scatola e blister non solo proteggono il farmaco da luce e umidità, ma permettono anche di consultare facilmente la data di scadenza, il dosaggio e tutte le informazioni utili. Inoltre, in caso di necessità durante il viaggio, la confezione facilita il dialogo con medici e farmacisti e aiuta a identificare correttamente il medicinale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>7. App che aiutano</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le vacanze cambiano ritmi e abitudini e dimenticare una terapia è più facile del previsto. Per questo può essere utile ricorrere a strumenti come l&#8217;app gratuita &#8220;AIFA Medicinali&#8221;, disponibile per dispositivi Android e iOS, che consente di creare il proprio armadietto farmaceutico digitale, impostare promemoria per l&#8217;assunzione dei medicinali e ricevere informazioni su eventuali carenze dei farmaci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Conservare correttamente i medicinali è un gesto semplice, ma fondamentale. Bastano pochi accorgimenti per proteggerli dal caldo e assicurarsi che continuino a svolgere la loro funzione nel modo previsto. Perché anche in vacanza la sicurezza delle terapie non va in ferie.</p>
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		<title>Morbillo in risalita in Italia: più contagi, meno copertura vaccinale, decisivo il ruolo degli Assistenti sanitari</title>
		<link>https://www.salute-e.it/2026/05/21/morbillo-in-risalita-in-italia-piu-contagi-meno-copertura-vaccinale-decisivo-il-ruolo-degli-assistenti-sanitari/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Salute è]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 May 2026 08:28:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'Esperto Risponde]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nei primi mesi del 2026 i casi di morbillo in Italia sono triplicati rispetto all’anno precedente. Il calo della copertura vaccinale sotto la soglia del 95% ha favorito nuovi focolai in diverse regioni. A preoccupare è soprattutto l’aumento dei contagi tra gli adulti non vaccinati. Gli Assistenti sanitari richiamano l’importanza della prevenzione territoriale, del colloquio vaccinale e dell’accesso corretto alle informazioni sanitarie.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.salute-e.it/2026/05/21/morbillo-in-risalita-in-italia-piu-contagi-meno-copertura-vaccinale-decisivo-il-ruolo-degli-assistenti-sanitari/">Morbillo in risalita in Italia: più contagi, meno copertura vaccinale, decisivo il ruolo degli Assistenti sanitari</a> proviene da <a href="https://www.salute-e.it">Salute è</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Nei primi mesi del 2026, i casi di morbillo in Italia si sono triplicati rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Ma cos’è cambiato? Quando la copertura vaccinale scende sotto la soglia critica del 95%, il morbillo può tornare a circolare. E lo fa rapidamente, colpendo soprattutto le persone non vaccinate o che non hanno completato il ciclo previsto.<br>I numeri lo confermano. Secondo l’Istituto superiore di sanità e i dati europei dell’ECDC, l’Italia è tra gli Stati con la più alta incidenza nell’area UE, dietro solo a Romania e Francia. I focolai registrati lungo tutto lo stivale &#8211; dalla Calabria alla Liguria &#8211; raccontano di una diffusione che non riguarda solo contesti marginali, ma attraversa territori e fasce di popolazione differenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A preoccupare è anche il profilo dei contagiati. Oltre il 90% non è vaccinato e l’età media si è spostata tra i 28 e i 31 anni.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non più solo bambini, ma adulti che spesso non hanno completato il ciclo vaccinale e che per questo, risultano più esposti a complicanze come polmoniti ed encefaliti, che nei soggetti fragili possono avere esiti gravi o fatali. Quest’anno, in quasi la metà dei casi registrati è stato necessario il ricovero in ospedale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è solo una questione epidemiologica, ma organizzativa e sopratutto culturale. Il morbillo resta una delle malattie infettive più contagiose: si trasmette per via aerea e si diffonde con estrema facilità. Eppure è prevenibile. E la distanza tra queste due condizioni si misura nella capacità del sistema sanitario di arrivare alle persone, prima che lo faccia il virus.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È qui che entrano in campo gli Assistenti sanitari. E non è un caso che la Commissione di albo nazionale degli Assistenti sanitari della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione (Fno Tsrm e Pstrp), richiami il valore strategico della prevenzione territoriale e della prossimità ai cittadini. Sono i professionisti della prevenzione che operano dentro le comunità: sul territorio, a contatto diretto con la popolazione, e che si occupano della promozione della salute, delle campagne vaccinali e monitorano le coperture. In poche parole, supportano le scelte di salute delle persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“In un contesto &#8211; commenta <strong>Daniela Addis</strong>, <strong>presidente della Commissione di albo</strong> &#8211; in cui l’esitazione vaccinale continua a incidere, il nostro intervento si gioca sopratutto sulla relazione. Il colloquio vaccinale è uno strumento indispensabile: un confronto strutturato che unisce competenze sanitarie, comunicative e psicologiche. L’obiettivo è costruire un dialogo basato sull’ascolto, partendo da dubbi reali &#8211; spesso alimentati da informazioni distorte o frammentate -,  verso chiarimenti necessari, per accompagnare le famiglie in scelte vaccinali consapevoli”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.salute-e.it/wp-content/uploads/2026/05/Fonti-Istituto-Superiore-di-Sanita-ISS-Epicentro_-ECDC-Centro-europeo-per-la-prevenzione-e-il-controllo-delle-malattie-Measles-and-Rubella-monitoring-reports_-Organizzazione-Mondiale-della-2-1024x576.avif" alt="" class="wp-image-6950" srcset="https://www.salute-e.it/wp-content/uploads/2026/05/Fonti-Istituto-Superiore-di-Sanita-ISS-Epicentro_-ECDC-Centro-europeo-per-la-prevenzione-e-il-controllo-delle-malattie-Measles-and-Rubella-monitoring-reports_-Organizzazione-Mondiale-della-2-1024x576.avif 1024w, https://www.salute-e.it/wp-content/uploads/2026/05/Fonti-Istituto-Superiore-di-Sanita-ISS-Epicentro_-ECDC-Centro-europeo-per-la-prevenzione-e-il-controllo-delle-malattie-Measles-and-Rubella-monitoring-reports_-Organizzazione-Mondiale-della-2-300x169.avif 300w, https://www.salute-e.it/wp-content/uploads/2026/05/Fonti-Istituto-Superiore-di-Sanita-ISS-Epicentro_-ECDC-Centro-europeo-per-la-prevenzione-e-il-controllo-delle-malattie-Measles-and-Rubella-monitoring-reports_-Organizzazione-Mondiale-della-2-768x432.avif 768w, https://www.salute-e.it/wp-content/uploads/2026/05/Fonti-Istituto-Superiore-di-Sanita-ISS-Epicentro_-ECDC-Centro-europeo-per-la-prevenzione-e-il-controllo-delle-malattie-Measles-and-Rubella-monitoring-reports_-Organizzazione-Mondiale-della-2-1536x864.avif 1536w, https://www.salute-e.it/wp-content/uploads/2026/05/Fonti-Istituto-Superiore-di-Sanita-ISS-Epicentro_-ECDC-Centro-europeo-per-la-prevenzione-e-il-controllo-delle-malattie-Measles-and-Rubella-monitoring-reports_-Organizzazione-Mondiale-della-2.avif 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">“È un lavoro poco visibile, ma con effetti diretti sulla tenuta del sistema &#8211; continua Addis &#8211; dove la presenza degli Assistenti sanitari è più capillare, la copertura vaccinale è più alta e la circolazione del virus è più contenuta”. Una correlazione che emerge nei territori e che la Commissione di albo nazionale indica “come una delle leve su cui investire per rafforzare la risposta al ritorno del morbillo&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ritorno del morbillo che non è solo un campanello d’allarme. Ma che orienta su dove e sul come intervenire. Rafforzare la prevenzione e investire su chi la rende concreta ogni giorno: professionisti che trasformano i dati epidemiologici in azioni, e raccomandazioni in scelte individuali.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">I consigli degli Assistenti sanitari per difendersi dal morbillo sono semplici: “Verificare lo stato vaccinale, completare il ciclo se necessario, rivolgersi ai servizi territoriali, e in caso di perplessità rivolgersi al proprio medico e controllare sempre le fonti di quanto viene letto sul web”. Per il sistema, la sfida è rendere questi servizi sempre più accessibili e riconoscibili. Il morbillo non si ferma solo con un vaccino. Ma solo quando quel vaccino arriva, viene compreso e viene scelto. E questo passaggio, oggi più che mai, passa anche dalle mani degli Assistenti sanitari.&nbsp;</p>
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		<title>Gravidanza e vene varicose: quello che ogni donna dovrebbe sapere</title>
		<link>https://www.salute-e.it/2025/04/16/gravidanza-e-vene-varicose-quello-che-ogni-donna-dovrebbe-sapere/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paul Pittaluga]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Apr 2025 15:00:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'Esperto Risponde]]></category>
		<category><![CDATA[gravidanza]]></category>
		<category><![CDATA[varicose]]></category>
		<category><![CDATA[vene]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La presenza di vene varicose non preclude la possibilità di una gravidanza. Tuttavia, se una donna soffre già di vene varicose e sta pianificando una gravidanza, ha senso trattarle prima, con alcune precauzioni, la principale delle quali è cercare di preservare la vena safena.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.salute-e.it/2025/04/16/gravidanza-e-vene-varicose-quello-che-ogni-donna-dovrebbe-sapere/">Gravidanza e vene varicose: quello che ogni donna dovrebbe sapere</a> proviene da <a href="https://www.salute-e.it">Salute è</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>La gravidanza è uno sconvolgimento ormonale e fisico che ha un profondo impatto sul corpo delle donne. Le vene varicose sono una delle conseguenze meno visibili ma spesso più imbarazzanti. Anche se spesso compaiono in questo periodo, la loro origine è spesso più complessa di quanto sembri. Il dottor Paul Pittaluga, rinomato chirurgo vascolare, spiega il legame tra le vene varicose e la gravidanza.</em></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Una condizione spesso ereditaria</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La gravidanza non crea le vene varicose dal nulla, ma agisce piuttosto come fattore rivelatore. Quando compaiono in questo periodo, in genere è perché c&#8217;era già una fragilità venosa sottostante, spesso di origine ereditaria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alcune donne sviluppano piccole vene a ragno già prima della gravidanza, a volte senza rendersene conto. Queste vene già fragili possono poi dilatarsi ulteriormente sotto l&#8217;effetto dei cambiamenti ormonali.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un&#8217;evoluzione individuale</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le vene varicose possono comparire già alla prima gravidanza&#8230; oppure dopo diverse gravidanze, a volte anche diversi anni dopo l&#8217;ultima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo fenomeno dipende principalmente da due fattori: la fragilità della parete venosa, spesso ereditaria, e la sensibilità individuale agli ormoni (estrogeni e progesterone).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Più la parete venosa è fragile, maggiore è il rischio che le varici compaiano prima e in modo più marcato durante la vita riproduttiva della donna.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perché la gravidanza peggiora le vene varicose?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Gli ormoni svolgono un ruolo centrale. Gli estrogeni e il progesterone hanno un effetto vasodilatatore, cioè dilatano le vene. Questi ormoni raggiungono livelli molto elevati durante la gravidanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La reazione a questi ormoni varia da donna a donna. Alcune non notano alcun cambiamento, mentre altre sperimentano la comparsa di vene varicose o un aumento del disagio: gambe pesanti, dolore, affaticamento delle vene, macchie rosse o bluastre.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>E dopo il parto?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Fortunatamente, non tutte le vene dilatate durante la gravidanza rimangono anormalmente tali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In alcuni casi, una volta che i livelli ormonali tornano alla normalità, spesso dopo l&#8217;allattamento, alcune vene tornano al loro aspetto abituale. Tuttavia, questo non vale per tutte le vene interessate: alcune rimarranno dilatate in modo permanente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo motivo è essenziale attendere la fine della gravidanza e, se del caso, dell&#8217;allattamento prima di prendere in considerazione un trattamento chirurgico o cosmetico delle vene varicose.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le vene varicose possono essere trattate durante la gravidanza?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Gli interventi chirurgici e i trattamenti di sclerosi sono generalmente controindicati durante la gravidanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, esistono diversi modi per alleviare i sintomi:</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; Indossare calze compressive adeguate,</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; prescrizione di farmaci venotonici, solo sotto controllo medico,</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; e, in alcuni casi ad alto rischio, anticoagulanti per prevenire o trattare la flebite, in particolare quella post-partum.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Devo sottopormi a un intervento prima di una gravidanza?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La presenza di vene varicose non preclude la possibilità di una gravidanza. Tuttavia, se una donna soffre già di vene varicose e sta pianificando una gravidanza, ha senso trattarle prima, con alcune precauzioni, la principale delle quali è cercare di preservare la vena safena.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche se durante la successiva gravidanza possono comparire nuove varici, il trattamento preventivo permette di limitare i danni eliminando le varici che potrebbero peggiorare, soprattutto con il metodo ASVAL, che preserva la vena safena.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esiste una relazione stretta &#8211; ma non sistematica &#8211; tra gravidanza e vene varicose.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La chiave è la prevenzione: cure mediche appropriate, una diagnosi corretta e decisioni informate prima e dopo la gravidanza possono limitare gli effetti negativi sulla salute venosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E se c&#8217;è una storia familiare di vene varicose, è ancora più importante consultare uno specialista per valutare i rischi e mettere in atto una strategia personalizzata.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Esiste un momento ideale per sottoporsi a un intervento alle vene varicose?</title>
		<link>https://www.salute-e.it/2025/03/11/esiste-un-momento-ideale-per-sottoporsi-a-un-intervento-alle-vene-varicose/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paul Pittaluga]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Mar 2025 09:28:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'Esperto Risponde]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Primavera: il momento ideale per trattare le vene varicose! Per molto tempo si è raccomandato di trattare le vene varicose solo in autunno o in inverno. Tuttavia, con lo sviluppo delle tecniche mediche, questa regola non è più valida. Oggi, grazie a metodi innovativi come il metodo ASVAL, è possibile sottoporsi a un intervento chirurgico [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Primavera: il momento ideale per trattare le vene varicose!</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per molto tempo si è raccomandato di trattare le vene varicose solo in autunno o in inverno. Tuttavia, con lo sviluppo delle tecniche mediche, questa regola non è più valida. Oggi, grazie a metodi innovativi come il metodo ASVAL, è possibile sottoporsi a un intervento chirurgico in qualsiasi periodo dell&#8217;anno, e in particolare in primavera, che si sta rivelando il momento giusto per prendersi cura delle vene varicose per anticipare gli inconvenienti associati ai disturbi venosi.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perché è possibile effettuare un trattamento al di fuori dell&#8217;autunno o dell&#8217;inverno?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Contrariamente a quanto si crede, non c&#8217;è alcun motivo medico per aspettare l&#8217;autunno o l&#8217;inverno per trattare le vene varicose. Infatti, i disturbi venosi tendono a peggiorare progressivamente, soprattutto con l&#8217;aumento delle temperature, e la primavera è un periodo chiave per prevenire questa evoluzione sfavorevole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con l&#8217;aumento delle temperature e delle attività all&#8217;aperto, i sintomi si intensificano :</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>La sensazione di gambe pesanti diventa più frequente.</li>



<li>Il dolore e il gonfiore aumentano con l&#8217;aumento dell&#8217;attività fisica e la ripresa dei viaggi.</li>



<li>Il rischio di complicazioni può aumentare se le vene varicose non vengono trattate in tempo.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perché la primavera è il momento cruciale?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La primavera offre condizioni eccellenti per trattare le vene varicose e garantire un recupero rapido ed efficace :</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Le temperature sono miti e rendono il recupero confortevole.</li>



<li>Il periodo è ideale per il recupero, grazie alla possibilità di camminare e fare sufficiente attività fisica senza i vincoli del freddo invernale o dell&#8217;eccessivo caldo estivo.</li>



<li>La primavera è un buon momento per anticipare la minaccia di un peggioramento della condizione durante l&#8217;estate, che potrebbe rovinare le vacanze.</li>



<li>Se necessario, è possibile eseguire un&#8217;ulteriore scleroterapia prima dei mesi più caldi (quando diventa più difficile).</li>



<li>In questo modo, sottoponendosi all&#8217;intervento un po&#8217; prima dell&#8217;estate, si potranno sfoggiare le proprie gambe senza problemi durante l&#8217;estate.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Grazie alle moderne tecniche di chirurgia venosa, e in particolare al metodo ASVAL, le vene varicose possono essere trattate anche al di fuori dei mesi invernali. La primavera è il momento ideale per anticipare il peggioramento dei sintomi ed evitare i disagi dei prossimi mesi, in modo che le gambe siano nelle migliori condizioni mediche ed estetiche per affrontare l&#8217;estate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non lasciate che le vostre vene varicose peggiorano e vi causino sempre più disagi: se iniziate a prendervene cura ora, avrete la garanzia di mantenere le vostre gambe leggere e sane!</p>
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		<title>Menopausa e vene varicose: un legame da non trascurare</title>
		<link>https://www.salute-e.it/2025/02/07/menopausa-e-vene-varicose-un-legame-da-non-trascurare/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paul Pittaluga]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Feb 2025 12:21:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'Esperto Risponde]]></category>
		<category><![CDATA[#menopausa]]></category>
		<category><![CDATA[ormoni]]></category>
		<category><![CDATA[vene varicose]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La menopausa, una fase inevitabile della vita di una donna, segna la ﬁne dell'età riproduttiva. Sebbene si veriﬁchi in media intorno ai 51 anni, può variare tra i 45 e i 55 anni, e quasi tutte le donne sono in menopausa all'età di 58 anni.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La menopausa, una fase inevitabile della vita di una donna, segna la ﬁne dell&#8217;età riproduttiva. Sebbene si veriﬁchi in media intorno ai 51 anni, può variare tra i 45 e i 55 anni, e quasi tutte le donne sono in menopausa all&#8217;età di 58 anni. Questo periodo di transizione ormonale è accompagnato da molti sconvolgimenti ﬁsici ed emotivi, alcuni dei quali possono avere un impatto diretto sulla salute venosa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché le vene varicose diventano un problema in menopausa?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;invecchiamento è un fattore importante nella comparsa delle vene varicose. Gli studi dimostrano che circa il 20% delle donne al di sotto dei 40 anni ne è aLetto, percentuale che sale al 50% dopo i 60 anni. L&#8217;età media delle donne trattate per le vene varicose è di circa 52 anni, spesso in coincidenza con la menopausa. Le variazioni ormonali durante questo periodo giocano un ruolo fondamentale. Il calo di estrogeni e progesterone, due ormoni essenziali per la regolazione dei tessuti, inﬂuisce sulla resistenza delle pareti delle vene. Questo rilassamento ne favorisce la dilatazione, che può portare o peggiorare la comparsa delle vene varicose.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Tra</strong><strong> </strong><strong>sollievo</strong><strong> </strong><strong>e</strong><strong> </strong><strong>nuove</strong><strong> </strong><strong>sﬁde</strong><strong></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">È interessante notare che mentre i picchi ormonali prima delle mestruazioni o durante la gravidanza aumentano la sensazione di gambe pesanti, la loro scomparsa in menopausa può portare un certo sollievo. Le donne che smettono di svolgere un lavoro che comporta la permanenza in piedi per lunghi periodi o che adottano uno stile di vita più attivo spesso accusano meno sintomi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, altri fattori legati all&#8217;età possono aggravare la malattia varicosa:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Invecchiamento</strong><strong> </strong><strong>delle</strong><strong> </strong><strong>pareti</strong><strong> </strong><strong>delle</strong><strong> </strong><strong>vene:</strong><strong> </strong>con il tempo perdono la loro elasticità.</li>



<li><strong>Aumento</strong><strong> </strong><strong>del</strong><strong> </strong><strong>rischio</strong><strong> </strong><strong>di</strong><strong> </strong><strong>trombosi:</strong><strong> </strong>la probabilità di ﬂebite aumenta con l&#8217;età.</li>



<li><strong>Aumento</strong><strong> </strong><strong>di</strong><strong> </strong><strong>peso:</strong><strong> </strong>aumenta la pressione esercitata sulle vene.</li>



<li><strong>Malattie</strong><strong> </strong><strong>croniche,</strong><strong> </strong><strong>come</strong><strong> </strong><strong>l&#8217;osteoartrite,</strong><strong> </strong><strong>che</strong><strong> </strong><strong>limitano</strong><strong> </strong><strong>l&#8217;attività</strong><strong> </strong><strong>ﬁsica.</strong></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Questo paradosso &#8211; a volte meno disturbi ma un maggior rischio di complicazioni &#8211; evidenzia l&#8217;importanza di un monitoraggio regolare e di un trattamento precoce.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Terapia</strong><strong> </strong><strong>ormonale</strong><strong> </strong><strong>sostitutiva:</strong><strong> </strong><strong>un&#8217;arma</strong><strong> </strong><strong>a</strong><strong> </strong><strong>doppio</strong><strong> </strong><strong>taglio</strong><strong></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La terapia ormonale sostitutiva (TOS) viene spesso proposta per alleviare i sintomi della menopausa e migliorare la qualità della vita. Tuttavia, il suo impatto sulle vene varicose è complesso. In alcuni casi, gli estrogeni e il progesterone possono esacerbare il rilassamento delle pareti venose e aumentare leggermente il rischio di trombosi. Ciò non signiﬁca, tuttavia, che questi trattamenti debbano essere esclusi. I beneﬁci della TOS &#8211; in particolare per la salute delle ossa, del sistema cardiovascolare e del cervello &#8211; sono spesso superiori agli svantaggi. Tuttavia, prima di prescrivere questo tipo di trattamento è fondamentale tenere conto della condizione delle vene e valutare i rischi individuali.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;importanza</strong><strong> </strong><strong>di</strong><strong> </strong><strong>agire</strong><strong> </strong><strong>per</strong><strong> </strong><strong>tempo</strong><strong></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La menopausa è spesso il momento in cui le donne si preoccupano maggiormente delle loro vene varicose. Non si tratta solo di una questione estetica: la progressione silenziosa della malattia varicosa può portare a gravi complicazioni, come trombosi o ulcere. Un trattamento tempestivo non solo migliora la qualità della vita, ma previene anche queste complicazioni e facilita l&#8217;inizio della terapia ormonale sostitutiva, se necessaria.</p>
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		<item>
		<title>Le gambe doloranti e pesanti persistono in inverno?</title>
		<link>https://www.salute-e.it/2024/11/01/gambe-pesanti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paul Pittaluga]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Nov 2024 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'Esperto Risponde]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In linea di massima, l&#8217;inverno è una stagione più favorevole per chi soffre di gambe pesanti, cattiva circolazione sanguigna e/o vene varicose. Il freddo tende a migliorare i sintomi venosi. Pertanto, la persistenza e talvolta il peggioramento delle gambe pesanti durante l&#8217;inverno dovrebbero essere motivo di allarme. Quali sono le possibili cause delle gambe pesanti? [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">In linea di massima, l&#8217;inverno è una stagione più favorevole per chi soffre di gambe pesanti, cattiva circolazione sanguigna e/o vene varicose. Il freddo tende a migliorare i sintomi venosi. Pertanto, la persistenza e talvolta il peggioramento delle gambe pesanti durante l&#8217;inverno dovrebbero essere motivo di allarme.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong><u>Quali sono le possibili cause delle gambe pesanti?</u></strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Le gambe pesanti possono essere causate da diversi fattori:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Cattiva circolazione venosa: il sangue venoso delle gambe non scorre correttamente verso il cuore, causando vene varicose e gonfiore: insufficienza venosa.</li>



<li>Cattiva circolazione linfatica: la linfa (che è la parte plasmatica del sangue che sale verso la parte superiore delle gambe) non drena correttamente, causando gonfiore (che colpisce anche i piedi e le dita) e pesantezza.</li>



<li>Eccesso di peso: un accumulo di grasso sottocutaneo nelle gambe ostacola il drenaggio veno-linfatico e causa pesantezza.</li>



<li>Lipoedema: si tratta di “gambe a palo”, con un accumulo molto specifico di grasso sottocutaneo nelle gambe, che provoca dolore al tatto, arretramento delle caviglie ed ematomi. </li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading"><strong><u>I riflessi giusti per migliorare la circolazione in inverno</u></strong></h3>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Rimanere attivi:</strong> anche durante i mesi più freddi, è fondamentale mantenere una regolare attività fisica. Camminare, andare in bicicletta o nuotare sono esercizi ideali. Se vi è difficile uscire con il freddo, prendete in considerazione l&#8217;idea di allungare e piegare le gambe a casa. Questi movimenti stimolano il ritorno venoso e limitano il ristagno di sangue nelle gambe.</li>



<li><strong>Indossare un abbigliamento adeguato: </strong>in inverno si tende a vestirsi più caldi, ma è importante non indossare abiti troppo stretti, che potrebbero comprimere le gambe e ostacolare la circolazione. Optate per abiti comodi e calze a compressione, che aiutano a favorire il flusso sanguigno. </li>



<li><strong>Mangiare una dieta equilibrata e mantenersi idratati:</strong> una dieta ricca di antiossidanti, presenti nella frutta (in particolare negli agrumi) e nella verdura, aiuta a rafforzare le pareti delle vene e a migliorare la circolazione sanguigna. In inverno è facile dimenticare di idratarsi bene, perché la sensazione di sete è spesso meno presente. Tuttavia, bere acqua a sufficienza è essenziale per evitare la disidratazione, che può rendere il sangue più viscoso e rallentare la circolazione.</li>



<li><strong>Elevare regolarmente le gambe:</strong> dopo una giornata trascorsa in piedi o seduti, sollevare le gambe per 15-20 minuti può dare un sollievo immediato. Questo semplice gesto migliora il ritorno venoso e riduce la sensazione di pesantezza alle gambe. È un modo semplice per incorporare un trattamento quotidiano nella vostra routine.</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading"><strong><u>Il metodo ASVAL: una soluzione duratura</u></strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante queste precauzioni, alcune persone continuano a soffrire di vene varicose dolorose o antiestetiche. In questi casi, può essere utile ricorrere a soluzioni mediche. Il metodo ASVAL, sviluppato dal dottor Pittaluga (Ablazione selettiva delle vene varicose in anestesia locale), è un&#8217;alternativa minimamente invasiva che rimuove solo le vene varicose malate, preservando i segmenti di vene sane.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">A differenza dei metodi più tradizionali, l&#8217;ASVAL rispetta l&#8217;anatomia naturale delle vene e offre un recupero più rapido con un minor rischio di recidive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa tecnica è particolarmente adatta alle persone attive che desiderano tornare rapidamente alle loro attività dopo l&#8217;intervento. Consente di trattare le vene varicose in modo mirato, con risultati estetici e funzionali duraturi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Il messaggio da ricordare è che la comparsa, la persistenza o il peggioramento della pesantezza delle gambe in inverno dovrebbe essere un avvertimento di un possibile peggioramento dell&#8217;insufficienza venosa e dovrebbe indurre a consultare uno specialista vascolare per individuare e trattare tale evoluzione sfavorevole.</em></strong></p>
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		<item>
		<title>Il metodo ASVAL: una rivoluzione nel trattamento delle vene varicose</title>
		<link>https://www.salute-e.it/2024/10/09/metodo-asval/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paul Pittaluga]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Oct 2024 09:35:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'Esperto Risponde]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sviluppato nel 2004 dal dottor Paul Pittaluga, il metodo ASVAL (Ablazione selettiva delle vene varicose in anestesia locale) ha trasformato il trattamento delle vene varicose. A differenza delle tecniche tradizionali, più invasive, l&#8217;ASVAL si concentra sulla conservazione delle vene sane e sull&#8217;eliminazione delle vene varicose in modo mirato ed efficace. Un approccio conservativo I trattamenti [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sviluppato nel 2004 dal dottor Paul Pittaluga, il metodo ASVAL (Ablazione selettiva delle vene varicose in anestesia locale) ha trasformato il trattamento delle vene varicose. A differenza delle tecniche tradizionali, più invasive, l&#8217;ASVAL si concentra sulla conservazione delle vene sane e sull&#8217;eliminazione delle vene varicose in modo mirato ed efficace.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un approccio conservativo</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">I trattamenti convenzionali per le vene varicose spesso comportano la rimozione o la distruzione di ampi segmenti di vene, come nel caso dello stripping. Il metodo ASVAL, invece, si basa su un approccio conservativo. Consiste nel rimuovere solo i rami varicosi in crisi, preservando il più possibile le vene principali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo approccio non solo cura i sintomi dolorosi associati alle vene varicose, ma mantiene anche una circolazione sanguigna sana, essenziale per evitare complicazioni future.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Una tecnica minimamente invasiva</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei grandi vantaggi del metodo ASVAL è la sua minima invasività. Eseguita in anestesia locale, non richiede il ricovero in ospedale e comporta solo incisioni minime. Rispetto a tecniche più invasive, come l&#8217;asportazione completa delle vene, l&#8217;ASVAL consente ai pazienti di tornare alle loro attività quotidiane molto rapidamente, spesso già il giorno successivo all&#8217;intervento. Inoltre, questa procedura lascia solo cicatrici molto piccole, riducendo il trauma estetico per il paziente.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Che cosa differenzia l&#8217;ASVAL?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il metodo ASVAL si distingue da altre tecniche per il suo approccio mirato e conservativo. A differenza di metodi come la scleroterapia con schiuma (che prevede l&#8217;iniezione di un prodotto chimico) o il laser endovenoso (che utilizza il riscaldamento della vena), l&#8217;ASVAL elimina in modo molto preciso solo i rami venosi danneggiati, senza intaccare la vena principale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa precisione garantisce che la circolazione sanguigna nelle gambe rimanga ottimale, riducendo al contempo il rischio di esiti negativi a lungo termine.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I vantaggi del metodo ASVAL</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ASVAL offre diversi vantaggi ai pazienti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Conservazione delle vene sane: concentrandosi sulle vene varicose piuttosto che sulle vene principali, l&#8217;ASVAL contribuisce a mantenere la funzionalità della rete venosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Recupero rapido: La procedura è indolore e i pazienti possono tornare rapidamente alle loro normali attività.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Risultati estetici: grazie alle piccole incisioni, il rischio di cicatrici visibili è minimo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Minor rischio di evoluzione sfavorevole: trattando solo le vene problematiche, l&#8217;ASVAL riduce le possibilità di un ulteriore deterioramento della rete venosa.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Un trattamento adatto alla gestione moderna</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il metodo ASVAL offre una risposta su misura ai pazienti affetti da vene varicose, ponendo l&#8217;accento sulla conservazione della rete venosa. Il metodo ASVAL si distingue per la sua leggerezza ed efficacia e fa parte di un&#8217;evoluzione delle pratiche mediche volta a offrire soluzioni meno invasive e più rispettose dell&#8217;anatomia del paziente. Sia che si tratti di alleviare i sintomi fastidiosi o di prevenire la progressione delle vene varicose, l&#8217;ASVAL è un&#8217;alternativa moderna e sostenibile, adattata alle esigenze di ciascun paziente.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<item>
		<title>Intervista al Dott. Pittaluga, chirurgo vascolare francese </title>
		<link>https://www.salute-e.it/2024/09/07/intervista-al-dott-pittaluga-chirurgo-vascolare-francese/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Paul Pittaluga]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Sep 2024 10:52:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'Esperto Risponde]]></category>
		<category><![CDATA[asval]]></category>
		<category><![CDATA[caldo]]></category>
		<category><![CDATA[vene varicose]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il cambiamento climatico, ondate di caldo ed elevate temperature possono avere un impatto sul nostro corpo, in particolare sulla circolazione sanguigna. Per saperne di più su come favorire la circolazione sanguigna delle gambe durante i periodi caldi, abbiamo parlato con il dottor Paul Pittaluga. Perché il caldo influisce sulla circolazione sanguigna, in particolare delle gambe? [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il cambiamento climatico, ondate di caldo ed elevate temperature possono avere un impatto sul nostro corpo, in particolare sulla circolazione sanguigna. Per saperne di più su come favorire la circolazione sanguigna delle gambe durante i periodi caldi, abbiamo parlato con il dottor <strong>Paul Pittaluga</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Perché il caldo influisce sulla circolazione sanguigna, in particolare delle gambe?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando fa molto caldo, i vasi sanguigni tendono a dilatarsi per consentire al corpo di rilasciare calore. Questa dilatazione venosa può rallentare il ritorno del sangue al cuore, soprattutto nelle gambe, dove la gravità gioca un ruolo importante. Ecco perché alcune persone avvertono una sensazione di pesantezza, gonfiore o addirittura dolore alle gambe nelle giornate più calde.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cosa consiglia per migliorare la circolazione sanguigna delle gambe in questi periodi?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono alcune strategie semplici ed efficaci che si possono adottare. In primo luogo, l&#8217;attività fisica è essenziale. Semplici movimenti come camminare, &#8220;piegare&#8221; i piedi o fare stretching possono migliorare la circolazione venosa. Anche alzare le gambe in aria quando si torna a casa la sera e si sentono le gambe pesanti favorisce la circolazione sanguigna. Consiglio inoltre ai miei pazienti di fare docce fredde e massaggi con pomate fredde. Tutto ciò che è fresco sulla gamba può essere d&#8217;aiuto. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Evitate dunque, il più possibile di camminare nei momenti caldi e di stare seduti a lungo. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Esistono trattamenti specifici che lei consiglia per i disturbi venosi aggravati dal caldo?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per le persone i cui problemi venosi sono aggravati dal caldo, è fondamentale consultare uno specialista vascolare, che, solo dopo un esame approfondito potrà determinare lo stadio del danno alle vene e il trattamento appropriato. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Esistono diversi tipi di trattamento: sclerosi, quando i capillari sono piccoli, o trattamenti più estesi quando si tratta di vere e proprie vene varicose. Il primo è il metodo ASVAL, che tratta i rami varicosi preservando la vena principale. Questo approccio riduce al minimo il rischio di complicazioni, consente un recupero rapido e mantiene efficiente la circolazione venosa nelle gambe.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se lo stadio è veramente avanzato, è necessario prendere in considerazione trattamenti più estesi. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, se si interviene per tempo, sarà possibile eseguire una procedura minimamente invasiva come l&#8217;ASVAL.&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.salute-e.it/2024/09/07/intervista-al-dott-pittaluga-chirurgo-vascolare-francese/">Intervista al Dott. Pittaluga, chirurgo vascolare francese </a> proviene da <a href="https://www.salute-e.it">Salute è</a>.</p>
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		<item>
		<title>Intervista al Dott. Giovanni Battista Rossi</title>
		<link>https://www.salute-e.it/2024/03/14/intervista-al-dott-giovanni-battista-rossi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriella De Simone]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Mar 2024 17:20:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'Esperto Risponde]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dottore, quali sono le forme di tumore gastrointestinale più frequenti In Italia e con quali sintomi si manifestano? In Italia si diagnosticano circa 80.000 tumori maligni dell’apparato digerente all’anno, oltre la metà dei quali nel colon-retto. I sintomi variano a seconda della sede: dalla difficoltà a ingoiare, per l’esofago, a disturbi più subdoli per altri [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dottore, quali sono le forme di tumore gastrointestinale più frequenti In Italia e con quali sintomi si manifestano?</strong><strong></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">In Italia si diagnosticano circa 80.000 tumori maligni dell’apparato digerente all’anno, oltre la metà dei quali nel colon-retto. I sintomi variano a seconda della sede: dalla difficoltà a ingoiare, per l’esofago, a disturbi più subdoli per altri organi, come il pancreas o lo stomaco. Per il colon-retto i segnali possono essere sangue nelle feci, cambiamento del modo di evacuare, con stipsi o diarrea, talvolta alternate, o un’anemia inspiegata. Fortunatamente, molti casi sono scoperti grazie a controlli di prevenzione.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Qual è l’incidenza dei tumori del colon-retto, in calo o in aumento negli ultimi anni?</strong><strong></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">I dati del 2022 sono gli ultimi disponibili e segnalano 48.000 nuovi casi, con un aumento del 10% in due anni, probabile effetto della mancata prevenzione durante la pandemia da COVID 19. Dal 2013 al 2020 si era avuto un calo del 20%, riflesso delle campagne di prevenzione.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Che differenza c’è tra prevenzione primaria, secondaria e terziaria?</strong><strong></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La prevenzione primaria mira a ridurre l’esposizione ai fattori di rischio e a promuovere comportamenti “salutari”. Quella secondaria corrisponde alla diagnosi precoce; per il colon mira soprattutto a individuare e trattare lesioni non ancora maligne. La prevenzione terziaria non è propriamente prevenzione, ma solo la ricerca precoce di ricadute di malattia.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Si può mettere in atto una prevenzione primaria per il colon-retto?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">È ipotizzabile, ma non agevole, perché implica un forte impegno nello stile di vita. Sappiamo che il cancro del colon-retto è più frequente nei paesi occidentali e meno dove l’alimentazione include molti vegetali e poche carni rosse. Identificare con precisione cibi utili o dannosi non è agevole, perché la dieta contiene tante sostanze, associate nel modo più vario. Parecchi studi associano l’effetto protettivo dei <strong>vegetali</strong> soprattutto ai <strong>cereali non raffinati</strong>, più che alle fibre in senso generico. In modo più debole appaiono vantaggiosi i derivati del latte, verosimilmente in relazione all’apporto di calcio. <strong>La vitamina D</strong>, che è correlata al calcio, ha anch’essa un leggero effetto protettivo. Carni rosse e conservate si associano a un aumento di rischio, e così l’eccesso di alcool, il fumo e il sovrappeso. I dati sul pesce o l’olio di oliva sono ancora incerti. Su queste basi si può immaginare una riduzione del rischio, tenendo però presente che è più importante orientare bene l’alimentazione fin da bambini che modificarla a 40 o 50 anni.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Esistono dei protocolli di prevenzione secondaria specifici?</strong><strong></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Certamente: nel caso del colon retto abbiamo il vantaggio di poter intercettare la lesione benigna, l’adenoma, dal quale deriva la maggior parte dei tumori maligni (carcinomi). L’adenoma si presenta per lo più con l’aspetto di polipo, una formazione con un peduncolo, a mo’ di funghetto. In altri casi l’adenoma è piatto, quindi meno appariscente. Entrambe le forme possono essere cercate e asportate mediante la colonscopia. Questo esame consente l’esplorazione del colon attraverso uno strumento flessibile. La visione oggi è esaltata dall’alta risoluzione delle immagini e dall’intelligenza artificiale. Asportare gli adenomi previene la futura trasformazione in cancro, che nella maggioranza dei casi richiede diversi anni. <strong>La colonscopia</strong> è raccomandata ogni 5 anni, dall’età 45-50. Quando vi siano problemi a eseguire la colonscopia, o venga rifiutata, si può ricorrere a due esami che però non consentono prelievi o asportazione di polipi e quindi non opportuni se la presenza di una lesione è probabile. Uno è <strong>l’endoscopia con capsula</strong>, mediante l’ingestione di una telecamerina, esame che, come la colonscopia, richiede una pulizia accurata del colon. L’altro è la ricostruzione digitale dell’aspetto del colon a partire da una TAC ad alta risoluzione, la cosiddetta <strong>“colonscopia virtuale”</strong>. Nelle campagne di prevenzione è molto utilizzata <strong>la ricerca nelle feci del sangue occulto</strong> (ossia di piccole quantità non visibili). Il metodo è efficace nel ridurre la mortalità ma non è sensibile come gli altri già citati. Comincia a diffondersi la ricerca nelle feci di alterazioni genetiche proprie dei tumori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Diversa è la strategia nelle persone con malattie infiammatorie croniche intestinali e in quelle con predisposizioni familiari ai tumori: per queste persone sono necessari percorsi specifici in ambiente specialistico.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Quanto incide la prevenzione sulla qualità di vita del paziente?</strong><strong></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La ricerca del sangue nelle feci è assolutamente priva di fastidi. La colonscopia con lo strumento flessibile comporta alcuni disagi, ridotti dalla sedazione. Minori sono quelli dell’endoscopia capsulare e della colonscopia virtuale. I fastidi sono comunque accettabili a fronte del vantaggio di evitare gran parte dei tumori, con tutto il carico di interventi chirurgici e trattamenti aggiuntivi. Per non parlare del rischio di morte o di mutilazioni come una colostomia, ossia la necessità di raccogliere le feci in una sacca aderente alla parete addominale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dottore ci può raccontare un caso che ha seguito e che ha avuto un’evoluzione positiva.</strong><strong></strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quando si ha a che fare con il colon si hanno molti successi, specie con la rimozione dei polipi, anche di grosse dimensioni, prima della degenerazione. Un caso fortunato, anche per le circostanze particolari, è quello di un mio amico poco sotto la sessantina, del tutto privo di sintomi, che volle sottoporsi a una colonscopia di prevenzione solo per l’imminenza del mio pensionamento. Mi trovai a dover rimuovere cinque polipi, due dei quali piuttosto grossi. Uno di essi presentava un limitato focolaio di trasformazione maligna, che non richiedeva ancora la resezione chirurgica. Chissà come sarebbe poi andata, se fossi stato più lontano dal pensionamento!</p>
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		<title>Intervista alla dott.ssa Fabrizia Pascotto</title>
		<link>https://www.salute-e.it/2024/01/24/intervista-alla-dottoressa-fabrizia-pascotto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Gabriella De Simone]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jan 2024 16:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'Esperto Risponde]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dottoressa Pascotto ci può spiegare cos’è il Glaucoma? Il glaucoma è una patologia che colpisce il nervo ottico che può provocare nel tempo la perdita anche totale della vista. In generale, si parla di glaucoma quando sono presenti tre segni ben precisi: aumento della pressione intraoculare, riduzione del campo visivo ed escavazione della papilla ottica. [&#8230;]</p>
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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dottoressa Pascotto ci può spiegare cos’è il Glaucoma?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>glaucoma</strong> è una patologia che colpisce il nervo ottico che può provocare nel tempo la perdita anche totale della vista. In generale, si parla di glaucoma quando sono presenti tre segni ben precisi: aumento della pressione intraoculare, riduzione del campo visivo ed escavazione della papilla ottica. Viene chiamato il <strong>“ladro silenzioso della vista”</strong> perché spesso non da una sintomatologia evidente, specialmente nelle fasi iniziali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo motivo il glaucoma è la seconda causa di disabilità visiva e cecità in Italia e colpisce circa 55 milioni di persone nel mondo. Nel tempo si assiste ad un’“erosione” delle fibre nervose del nervo ottico e ad una progressiva perdita di campo visivo, generalmente iniziando dalle zone più periferiche, interessando progressivamente le zone più centrali.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Esistono diverse forme?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il glaucoma può essere di due differenti tipi: ad angolo aperto e ad angolo chiuso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’angolo è quella porzione dell’occhio tra iride e cornea. La congiunzione di queste due strutture forma un angolo. Nell’angolo il fluido prodotto all’interno dell’occhio esce passando dal trabecolo (una sorta di filtro). In un angolo stretto la fuoriuscita dell’umore acqueo è più difficoltosa e in alcuni casi (<strong>angolo chiuso</strong>) impossibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esistono poi forme congenite di <strong>glaucoma</strong>, che si manifestano già alla nascita.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Possiamo parlare di cause o di fattori di rischio?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>glaucoma ad angolo aperto</strong>, più comune, è una patologia a progressione lenta, che manifesta una sintomatologia evidente solo quando ha raggiunto uno stadio avanzato. Per questo può rappresentare un pericolo per la salute dell’occhio del paziente. Interessa soprattutto i pazienti con <strong>miopia elevata</strong>, con dispersione di pigmento, con pseudoesfoliatio lentis, ma anche quelli con <strong>familiarità</strong> con la patologia o che hanno seguito o seguono terapie a base di cortisonici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>glaucoma ad angolo stretto</strong><strong> </strong>invece si manifesta generalmente in pazienti più anziani o nei pazienti ipermetropi.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Esistono delle cure o dei trattamenti specifici?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il trattamento, almeno inizialmente parte con una terapia farmacologica (colliri). Quando questa non fosse sufficiente a ridurre la pressione oculare, o il danno del campo visivo progredisca nonostante una riduzione della pressione, si ricorre all’intervento chirurgico e in alcuni casi a trattamenti laser.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I trattamenti più comuni ad oggi sono:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Trabeculectomia</strong><strong> </strong>(è l’intervento standard per il glaucoma);</li>



<li><strong>Impianto drenanti</strong> (piccoli stent che consentono di ridurre la pressione intraoculare);</li>



<li><strong>LSLT</strong><strong> </strong>(trabeculoplastica argon laser): è indicata in pazienti giovani con valori non eccessivo di tono oculare, o in pazienti intolleranti ai colliri o pazienti che abbiano già subito un <strong>intervento per glaucoma</strong><strong> </strong>con esito non ottimale e tono oculare che inizia a aumentare nuovamente.&nbsp; A breve potrebbe diventare il “gold standard” sostituendo la terapia topica con i colliri.</li>



<li>Per i glaucomi ad angolo stretto il primo trattamento è sicuramente l’<strong>Iridotomia YAG laser che ha lo scopo di prevenire l’insorgenza del glaucoma acuto, qualora questo non fosse sufficiente si ricorre all’intervento di cataratta</strong> che può ridurre la pressione intraoculare.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>È possibile parlare di prevenzione?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">I soggetti più a rischio di sviluppare <strong>glaucoma</strong>, e ai quali si consiglia di sottoporsi a <strong>visite oculistiche periodiche</strong>, sono:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>familiari affetti da glaucoma </strong>(circa il 10-15% di probabilità di essere affetti);</li>



<li><strong>pazienti con miopia </strong>elevata o ipermetropia elevata</li>



<li><strong>pazienti diabetici</strong></li>



<li><strong>pazienti in terapia con farmaci cortisonici</strong> assunti per altre patologie (ad esempio patologie autoimmuni, pazienti oncologici, ecc.)</li>



<li>In generale si consiglia comunque di effettuare un controllo oculistico annuale a partire <strong>dai quarantacinque anni</strong>.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">In una visita oculistica completa si effettua, oltre alla misurazione della vista, anche la misurazione della pressione oculare e l’esame del fondo oculare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In caso di sospetto andrebbero effettuati esami diagnostici di secondo livello quali la pachimetria (che consente di valutare lo spessore della cornea, dato fondamentale per avere un valore corretto di pressione, oltre a poter misurare l’angolo irido-corneale), l’esame del campo visivo computerizzato (che crea una mappa della sensibilità della retina agli stimoli luminosi) e l’oct del nervo ottico (che misura lo spessore delle fibre nervose). Questi tre esami oggi rappresentano il “gold standard” per la diagnosi e la prevenzione della progressione del glaucoma.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Quali possono essere le problematicità secondarie (fisiche e psicologiche) del glaucoma?</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La perdita di campo visivo può provocare nei pazienti gravi disagi sia di tipo fisico che psicologico: basti pensare che la riduzione del campo visivo può impedirci di compiere le normali attività quotidiane, ad esempio guidare l’auto o lo scooter, e, nelle fasi terminali di perdita di campo visivo anche riuscire a muoversi con facilità negli ambienti domestici. Le conseguenze psicologiche generalmente seguono l’andamento della perdita di campo visivo e le conseguenti riduzioni di autonomia del paziente e possono essere anche gravi nelle fasi più avanzate della patologia.</p>
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